a cura di Massimo Palozzi

Ottobre 2023

IL DOMENICALE

ACQUA, RIETI CHIEDE PIU' SOLDI A ROMA

acqua, politica

di Massimo Palozzi - Mercoledì scorso il sindaco di Rieti Daniele Sinibaldi e la presidente della Provincia Roberta Cuneo, nella sua veste di coordinatrice dell’Assemblea Ato3, hanno presentato alla Conferenza dei sindaci una proposta di revisione, integrazione e modifica della convenzione per l’interfaccia idraulica che regola i rapporti con il romano Ato2. In sostanza, con quest’atto, che è stato approvato all’unanimità, si intendono chiedere più soldi a Roma per l’acqua fornita.

Ato è una sigla che sta per Ambito territoriale ottimale e nel caso specifico riguarda la gestione e organizzazione dei servizi idrici. L’Ato3 ricomprende la provincia di Rieti e parte della Sabina romana, l’Ato2 la Capitale e diversi comuni dell’area.

Per decenni si è discusso come l’acqua che dalle sorgenti reatine abbevera Roma potesse e dovesse essere pagata. La questione si è risolta solo nel febbraio del 2018 con l’approvazione della convenzione per la gestione dell’interferenza idraulica del sistema acquedottistico Peschiera-Le Capore tra Ato2 Roma e Ato3 Rieti e la firma dell’accordo tra l’allora sindaca di Roma Virginia Raggi e il presidente della Provincia di Rieti Giuseppe Rinaldi.

La convenzione ha una durata di trent’anni. In cambio dei prelievi di Acea a Rieti viene riconosciuto un ristoro economico di circa 224 milioni complessivi, pari grosso modo a 7 milioni e mezzo all’anno.

Sull’entità della cifra le polemiche non si sono mai sospite. Sono molti quelli che ritengono che Roma paghi troppo poco l’acqua di una delle più grandi fonti d’Europa. All’opposto, non mancano i sostenitori di un accordo che finalmente ha messo un punto fermo decretando il diritto di Rieti a un equo indennizzo dopo anni di sostanziale deregulation.

Secondo i due massimi amministratori locali reatini “sono maturi i tempi per rivedere profondamente l’accordo siglato nel 2018, garantendo innanzitutto più risorse economiche al nostro territorio per l’acqua che quotidianamente concediamo all’area romana. Abbiamo elaborato una proposta dettagliata di revisione che garantirebbe un aumento significativo dell’attuale corrispettivo, oltre ad un allargamento del perimetro dell’area di salvaguardia, all’abbattimento dei costi di fornitura di acqua potabile e all’adduzione anche della città di Rieti dal sistema acquedottistico Peschiera-Le Capore. Ringraziamo i sindaci dell’Assemblea che hanno condiviso la nostra proposta e siamo convinti che la compattezza del territorio garantirà più forza nel confronto con l’Ato romano al fine di ottenere i miglioramenti alla convenzione che riteniamo necessari. Chiederemo subito alla Regione la convocazione del tavolo”.

In attesa che si avvii il tavolo regionale, dalla Pisana si sono subito fatti sentire i consiglieri reatini Eleonora Berni e Michele Nicolai, entrambi di Fratelli d’Italia. “Apprezziamo la condivisione unanime dell’Assemblea dei sindaci dell’Ato3 nell’approvare la proposta di revisione della convenzione per l’interferenza d’ambito con l’Ato2, la quale contiene degli aspetti che porterebbero enormi vantaggi al territorio”, hanno scritto i due in una nota congiunta, auspicando inoltre “che l’azione intrapresa vada avanti con la coralità che l’ha distinta”.

Vista dal fronte reatino, l’iniziativa merita un plauso, ma il rischio che finisca in una bolla di sapone è decisamente alto. Sull’altra sponda occorre infatti convincere una controparte mostratasi sempre riottosa ad allargare i cordoni della borsa e che difficilmente si lascerà intenerire dalle rivendicazioni nostrane. La sensazione quindi è che la proposta sia destinata a scontrarsi contro il muro di un (legittimo) diniego capitolino a riconoscere a Rieti una maggiorazione delle risorse stabilite dalla convenzione siglata appena cinque anni fa e che anche per ragioni politiche Roma non gradirebbe rinegoziare.

Da ultimo va considerato un dettaglio niente affatto secondario. Quando Sinibaldi e Cuneo parlano di “abbattimento dei costi di fornitura di acqua potabile”, lasciano intendere che un eventuale aumento della quota corrisposta a Rieti finisca a beneficio di imprese e famiglie attraverso un calo delle bollette. Si tratta di un aspetto molto delicato perché al momento le risorse dell’interferenza non possono essere utilizzate per ridurre o contenere le tariffe a carico dei consumatori. Il contributo economico riconosciuto dalla Capitale può infatti essere impiegato solo per realizzare alcune categorie di operazioni e solo in certi comprensori.

In origine gli importi erano destinati esclusivamente ad investimenti per opere e lavori relativi a depurazione, fognatura e collettamento, inclusa la manutenzione straordinaria, da realizzare nei 32 comuni individuati quali aree di salvaguardia. In seguito queste limitazioni sono state in parte rimosse. Su sollecitazione di Ato3 e Aps (Acqua pubblica sabina, la società a totale capitale pubblico che si occupa della distribuzione dell’acqua in provincia), il 4 dicembre 2020 la Regione Lazio ha modificato la convenzione includendo per i 32 comuni individuati quali aree di salvaguardia le opere acquedottistiche indispensabili per la protezione quantitativa della risorsa ed estendendo ad altri sei comuni la possibilità di utilizzare gli introiti dell’interferenza, limitatamente alle opere acquedottistiche. Insomma, modifiche si possono apportare, ma non che stravolgano l’impianto della convenzione e, soprattutto, senza maggiori oneri di natura finanziaria.

A questo proposito va ricordato che già nella riunione del 22 gennaio 2021 la Conferenza dei sindaci aveva approvato l’ennesima proposta mirata ad estendere i limiti di utilizzo delle risorse corrisposte da Roma. L’idea Sinibaldi-Cuneo non è dunque nuovissima in sé. Nella sostanza lo diventa quando ventila una richiesta di ulteriori esborsi a carico del “cliente” romano, che però sarà molto difficile da convincere alla luce dei vincoli normativi previsti dall’accordo e dei rapporti non proprio amichevoli tra le forze politiche coinvolte.

 

22-10-2023

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