a cura di Francesco Pasquetti

Agosto 2018

L'AVVOCATO DEL DIAVOLO

VIABILITA', PARCHEGGI, REGOLE: IL TRIONFO DELLA “REATINITAS” CICCHETTIANA

città

Che il popolo italico sia sostanzialmente allergico alle regole è un dato di fatto e Rieti non fa certo eccezione in questo, tutt'altro. A tale atavica/italica tendenza si associa difatti, in un mortifero mix, quell'apatia esterofila falso - borghese (ma, nelle midolla, ancora profondamente contadina) che, con  un neologismo da “latinorum” di Manzoniana memoria, potrebbe definirsi “reatinitas”. Tra gli insostituibili pilastri di tale deteriore “marker” sociologico - culturale, c'è l'atavica pigrizia del reatino, che raggiunge il suo apice nell'uso dell’autoveicolo. Un'innegabile tendenza che raggiunge vette inarrivate allorché l'homus reatinus adopera il suo automezzo per recarsi alla volta di mete commerciali. Dall'acquisto di un capo di abbigliamento alla semplice fermata per un caffè o un gelato, nulla sfugge alla regola non scritta: parcheggiare il più vicino possibile alla destinazione. A nulla tengono divieti di sosta, fermata, ronde di vigili o ausiliari: la prassi è adusa e consolidata. Inscalfibile ed inamovibile. Legittimata a furor di popolo. Guai a contrapporsi all'incancrenito senso comune! Si viene bollati come radical chic, nemici del popolo, teorici del traffico. A questa visione “alta” della viabilità cittadina era (probabilmente?) rivolta la politica del traffico della giunta Petrangeli e del suo assessore al ramo Ubertini: invertire l'atavica tendenza e consegnare ai reatini una città moderna, rispettosa delle regole, sgombra di veicoli e di smog. Idea troppo “alta! Troppo lontana dalla “pancia” degli “homines reatini”: confidava ”, il caro amico Carlo, che i suoi conterranei al fin si evolvessero nel terzo millennio, ritenendoli capaci di liberarsi di tale ineludibile tratto della dea “reatinitas”. Sul suo implacabile altare, invece, fu subito sacrificato e crocifisso. “Via Ubertini e ti votiamo!” si dice abbia riferito al sindaco uscente  in campagna elettorale un noto esponente dei commercianti. Ma, per per gli adepti della famelica “reatinitas”, accadde di meglio: il ritorno al soglio comunale del paladino della Destra Sociale, rampollo  di una “dinastia” di commercianti in calzature nella centralissima via Roma conclusasi proprio a ridosso della sua nuova e brillante vita politica e, dunque, meglio di chiunque altro conoscitore ed interprete di quella “pancia” così brutalmente obliata dai suoi predecessori. “Rieti ai reatini!” il proclama dell'“homus reatinus” per eccellenza, in campagna elettorale; “a morte” gli usurpatori sinistroidi della casa comunale, rei di aver consegnato la città in mano ai mastini della corte dei conti! La “reatinitas” aveva di nuovo il suo paladino: cambi di marcia a via Vazia e via Borgorose. Poi il capolavoro via Garibaldi: prima aperta sei mesi. Poi tutto l’anno. Ora chiusa il venerdì sera: giravolte da far invidia alle più scatenate “reòdene dde fiume” (alias i mulinelli)!. Ed, infine, la resa alla violazione pluriennale delle norme: la regolarizzazione della sosta lungo la carreggiata interna di viale Matteucci. La dea reatinitas, cannibale delle regole, per ora, è sazia: parcheggio libero a viale Matteucci, a pagamento dinanzi all'Ospedale, luogo di sofferenza, cure e dolore.

E il silenzio del comune, ente non irrilevante in quel Consorzio che tale balzello ha voluto, è assordante.

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