Luglio 2019

PROVINCIA

VARCO SABINO: UN TERRITORIO DA SCOPRIRE E VALORIZZARE

storia

(di Simone Vulpiani) Varco Sabino, un piccolo comune di circa 187 abitanti in provincia di Rieti, una delle tante perle ancora incontaminate che godono di una vista meravigliosa: il Lago del Salto. Il paese fu costruito nel XV secolo dagli abitanti del vicino villaggio di Mirandella che era stato distrutto da un violento terremoto. Questo piccolo centro della Sabina, deve la sua importanza soprattutto al valico posto a breve distanza, da cui prende il nome e che anticamente collegava la Sabina con l’Abruzzo, attraverso i monti Carseolani.  Varco Sabino non ha mai raggiunto nel periodo passato lo stato di “castrum” perché non era convenientemente protetto da fortificazioni, anche se, nella zona, erano presenti diverse forme di popolamento sparso, che gravitavano intorno alla Chiesa di Sant’Angelo de Varco, che compare per la prima volta in un registro redatto nel 1252, insieme alle chiese dipendenti dal monastero di San Salvatore Maggiore. Nell’elenco dei castelli e dei villaggi sottratti a San Salvatore agli inizi del Trecento con la forza dalla famiglia dei De Romania, non compare Varco; nel 1353 Papa Innocenzo VI concesse ad Angelo di Francesco da Varco un canonicato in attesa di prebenda nella chiesa collegiata di San Pietro di Cassel, diocesi di Thérouanne, nel dipartimento attuale del Pas-de-Calais, ad attestare la presenza di un insediamento e il pregevole rango sociale raggiunto. Agli inizi del XVI secolo l’insediamento di Varco era composto di circa trenta case. L’etimologia del toponimo spiegata da Marco Palmieri è la seguente “il nome lo acquistò dal rimanere sotto sporgenti rupi, che sono incatenate tutte, e il capo di tal catena lo ritiene in mano la piccola statua di San Michele Arcangelo, che rimane in una nicchia o grotticella”; mentre una seconda interpretazione del toponimo fa riferimento alla collocazione geografica dell’insediamento nel senso di “valico”. Al momento della completa riorganizzazione dello Stato della Chiesa nel 1817, Varco fu inserito nel governatorato di Roccasinibalda; poi divenne Comune e, nel 1853 aveva 404 abitanti riuniti in ottantasei famiglie, che alloggiavano tutti in settantatré case. Le famiglie più importanti dell’epoca erano i Caprioli, i Battisti e i Manelli. All'epoca l’attività principale era la lavorazione del legno, venivano poi una bottega di ferri lavorati e una piccola spezieria; la piazzetta del villaggio serviva per la trita del grano operata dal duro lavoro di quattordici bottai. Nella compagine economica, c’erano anche un sarto e uno scalpellino.Ci troviamo in una vasta area caratterizzata da un miscuglio di tradizioni di culture diverse, un intreccio tra gli usi e i costumi del Regno Borbonico e lo Stato Pontificio, che fu teatro di quel fenomeno del brigantaggio sviluppatosi oltre che in questa zona, anche nella vicina Marsica e nell'Aquilano soprattutto dopo il 1860, quando il Regno delle Due Sicilie fu definitivamente annesso al nuovo Regno d’Italia. Questa estensione di territorio fa parte dell’area situata nell'alto Lazio in Provincia di Rieti, inserita nella zona del Cicolano e denominata “La Valle del Salto”. Deve il suo nome alla presenza del fiume Salto e dell’omonimo lago del Salto, che è il bacino artificiale più grande della regione, creato fra il 1938 e il 1940 da un’imponente diga alta 90 metri per la produzione di energia elettrica.  La diga del Salto fu costruita dalla Società Terni in un'imponente serie di opere idrauliche, tra cui la centrale idroelettrica di Cotilia, costruita nel 1942 a servizio delle acciaierie di Terni.Sui lati del bacino artificiale si aprono i "fiordi", che penetrano nelle valli scavate dai torrenti nelle tenere rocce marmoso-arenacee e che occupano quelli che un tempo erano scoscesi dirupi boscosi, ora colmati d'acqua a formare angoli e insenature che evocano i fiordi norvegesi. Il lago che occupa l'ampia vallata del Cicolano, antica terra degli Equi ed Equicoli, è accerchiato dagli antichi paesi e dai piccoli borghi arroccati sulle alture. I versanti del lago sono nettamente diversi. Su quello di destra, esposto a sud-ovest, si addensano i paesi e i campi coltivati. Il versante di sinistra del Salto, esposto a nord-est, è più solitario. I paesi che sorgono più in alto sono piccoli borghi con antiche case, aggrappate ai costoni boscosi che discendono da Monte Navegna. Varco Sabino è uno di questi. Il paesaggio del “Saltus” rappresenta una ricchezza per archeologi, storici, turisti, visitatori, essendo un ampio anfiteatro affacciato sul lago, un territorio arcaico, quasi primordiale, in cui la natura sovrasta ancora incontaminata l’opera dell’uomo, che vi appare debole e precaria. La diga, realizzata nel 1940 per lo sbarramento del fiume Salto e la produzione di energia elettrica, è l’unica opera umana che si erge imponente e che ha modificato in parte l’ambiente naturale ed i valori contadini primordiali. La costruzione di questa portò all'evacuazione forzata di quattro paesi, ricostruiti poi più a monte, dopo la loro definitiva sommersione. Un esodo biblico, una sofferenza indicibile della popolazione, costretti ad abbandonare la propria casa, che influenzò anche la vita degli altri aggregati urbani limitrofi, tra cui Varco. Gli abitanti a seguito della trasformazione del territorio, che in pochi anni vide la sommersione delle vallate fertili, furono costretti ad abbandonare i luoghi per trovare fortuna nelle periferie della capitale. L'attuale comune di Varco Sabino fu costituito nel 1853 e fa parte di un territorio che ha assimilato diverse culture, infatti, nel 1923, è passato dalla provincia di Perugia in Umbria, a quella di Roma nel Lazio, e nel 1927, a seguito del riordino delle Circoscrizioni Provinciali stabilito dal regio decreto N°1 del 2 gennaio 1927, per volontà del governo fascista, quando venne istituita la provincia di Rieti, Varco Sabino è stato assegnato all' area di Rieti. Varco Sabino è un aggregato urbano costruito come simbolo di dominio e di difesa, per questo situato in posizione elevata, facile da difendere in caso di attacco nemico. L’impronta feudale dei luoghi è ancora tangibile nonostante nel corso del secolo XVIII abbia avuto inizio la costituzione di una ricca borghesia, formata da medici, notai, avvocati e commercianti, liberi da gravami feudali e in grado di essere essi stessi arbitri del proprio benessere, che hanno partecipato all'evoluzione dei luoghi, favorendo tra l’altro una intensa attività edilizia.Varie opportunità escursionistiche fanno di Varco Sabino il potenziale punto di partenza per raggiungere mete di grande interesse naturalistico come il massiccio del Navegna, la “cerqua bella” (quercia secolare di enormi dimensioni), i resti dell’antico paese di Mirandella. Chi desidera godere della bellezza e della pace e raggiungere questi luoghi ameni ed incontaminati, adatti alle famiglie ed agli amanti della natura per rilassarsi e trovare refrigerio, può fare tappa sulla costa del lago per prendere il sole, oppure i più sportivi possono cimentarsi nel wakeboard e lo sci nautico. Non mancano gli agriturismi per mangiare piatti tradizionali e posti dove dormire.

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