Ottobre 2018

#ORGOGLIO REATINO

VALLE SANTA, PATRIMONIO DELL'UMANITA'

La nostra proposta di candidatura al riconoscimento Unesco

(di Massimo Palozzi) Potrebbe apparire velleitaria e certo è molto ambiziosa, ma l’idea di avanzare all’Unesco la candidatura della Valle Santa a patrimonio dell’umanità merita di essere approfondita.

Senza entrare nei dettagli tecnici, occorrerà un forte coordinamento tra gli enti locali interessati, in primis i Comuni di Rieti, Greccio e Poggio Bustone, dove sono localizzati i quattro Santuari, con l’auspicabile supervisione della Provincia e l’eventuale appoggio di altre istituzioni come la Regione. Trattandosi dei luoghi del francescanesimo, potrebbero essere coinvolte anche la città di Assisi e l’Umbria.

Una volta deliberata, la candidatura dovrà essere presentata attraverso i canali diplomatici e poi seguita lungo un iter piuttosto complesso e dall’esito tutt’altro che scontato.

Vediamo però quali sono gli oggettivi motivi a sostegno di una simile iniziativa e, soprattutto, le ricadute benefiche sul territorio.

San Francesco è una personalità nota nel mondo intero. Nato ad Assisi, è a Poggio Bustone che creò la prima fraternità e lì ebbe luogo la sua nascita spirituale, a seguito della rivelazione del perdono divino dei suoi peccati.

Il messaggio di fede di cui si fece portatore non rivoluzionò solo la Chiesa del tredicesimo secolo, ma ha segnato una vera e propria pietra miliare per il cattolicesimo. Non a caso, il cardinale Jorge Mario Bergoglio ha assunto il nome pontificale di Francesco quando è stato eletto papa nel 2013.

Anche i non credenti riconoscono in lui una figura di riferimento, un modello di rettitudine e coerenza, nonché l’ispiratore di una avanzatissima forma di ambientalismo che risulta ancora oggi di straordinaria attualità. Dal 1939 è patrono d’Italia assieme a Santa Caterina da Siena.

Non è evidentemente questa le sede per elaborare l’agiografia di San Francesco né per abbozzare un dossier da allegare all’auspicata candidatura. Non sarebbe nemmeno la sede per descriverne la biografia, tanto la si ritiene nota, se non fosse che taluni dei passaggi salienti della sua vita e della sua opera risultano inopinatamente misconosciuti, al punto che i più ignorano che essi ebbero come teatro proprio il Reatino. Tre su tutti: la scrittura della Regola che disciplina l’Ordine dei Francescani, la composizione del Cantico delle Creature e, sopra ogni altra cosa, il primo presepio della storia.

La Regola fu redatta nel Sacro Speco a Fonte Colombo, il Sinai francescano, sito che deve il nome proprio al Santo che lo chiamò così per avervi visto delle colombe abbeverarsi in una polla nel bosco sul monte Rainiero.

Il luogo di effettiva composizione del celeberrimo Cantico è invece conteso tra La Foresta e San Damiano ad Assisi, dove Francesco rimase ospite di Santa Chiara nell’inverno tra il 1224 e il 1225. A Rieti il Santo giunse nell’estate seguente, su pressante invito del cardinale Ugolino (futuro papa Gregorio IX, che lo avrebbe canonizzato nel 1228, ad appena due anni dalla morte). In città si trovava infatti papa Onorio III con la sua corte e Francesco necessitava di cure per la grave malattia che lo aveva colpito agli occhi in Egitto, durante la quinta crociata.

Con l’arrivo della bella stagione Francesco partì da Assisi con quattro confratelli, affrontando un penoso viaggio in sella ad un cavallo, sorretto ai due lati e indossando un cappuccio e una benda per ripararsi dalla luce che gli era diventata da tempo intollerabile. A Rieti venne accolto con particolare riguardo e calore. Qui fu curato da un medico che effettuò la cauterizzazione degli occhi a Fonte Colombo, mentre aveva trovato alloggio come ospite del prete della chiesa di San Fabiano, dove oggi sorge il Santuario de La Foresta.

Le particolari circostanze di questo suo soggiorno reatino confermerebbero dunque l’ipotesi maggiormente accreditata dagli storici che il poema venne scritto in momenti diversi e rendono del tutto verosimile che la sua gestazione si sia compiuta in entrambi i centri. Sta di fatto che il Cantico delle Creature è considerato il primo testo poetico della storia della letteratura italiana e deve certamente molto alle influenze della splendida natura del nostro territorio.

Quanto al presepio, al di là di ogni più pregnante significato spiriturale e religioso, poche altre tradizioni si sono propagate resistendo al tempo e alle mode come la rappresentazione della Natività messa in scena da San Francesco a Greccio nel Natale del 1223.

Da allora Greccio è considerata la Betlemme italiana. Le due città sono gemellate nel ricordo della nascita di Gesù, che avvenne fisicamente in Palestina, ma che è da tutti celebrata grazie all’ispirazione di Francesco che la ripropose in forma recitativa quasi otto secoli fa.

Il presepio è oggi diffuso in larga parte del mondo. Da quelli monumentali a quelli più semplici allestiti nelle case, sono centinaia di milioni le persone che ogni anno ripetono i gesti e i riti inaugurati a Greccio da San Francesco.

Questa rapidissima e giocoforza incompleta rassegna evidenzia i motivi principali per cui la Valle Santa è nei fatti già patrimonio dell’umanità. In ultima analisi, il suggello da parte dell’Unesco non sarebbe che la consacrazione ufficiale dell’esistente.

Anche la mera candidatura, se adeguatamente predisposta, accenderebbe tuttavia un’attenzione sulla nostra provincia del tutto inedita e di sicuro foriera di buoni frutti.

La centralità di Rieti nella predicazione di San Francesco non è infatti ancora sufficientemente conosciuta. Nell’immaginario collettivo Francesco continua ad essere associato in maniera pressoché univoca ad Assisi e la candidatura servirebbe senz’altro a proporre una versione più corretta della biografia del Santo.

Se ben veicolata a livello mediatico, la notizia avrebbe un potente impatto sul turismo e farebbe lievitare la rinomanza internazionale di Rieti, come insegna l’esempio di Matera che da quando è stata nominata Capitale della Cultura Europea per il 2019 ha conosciuto uno straordinario (quanto meritato) sussulto di notorietà.

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