Novembre 2019

EVENTI E MANIFESTAZIONI

VALLE DEL PRIMO PRESEPE, SVELATE DUE GRANDI NOVITÀ

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Arriva la terza edizione de ‘La valle del Primo Presepe’, un’iniziativa a cui tutti ormai guardiamo con vivo interesse. Superata infatti la prima fase di consolidamento in cui occorreva recuperare anni di ritardo, di mancata informazione, di identificazione di questo territorio con la culla stessa della Natività, partendo dall’ubicazione di Greccio e dalla sua incredibile importanza rispetto al simbolo del Natale cristiano, luogo centrale e determinante nella storia di Francesco, ci si può dedicare ora ad una visione ancora più ampia, coinvolgendo via via altre realtà.

Sabato alle ore 18:00 Inaugurazione – Palazzo Papale, via cintia 83, Rieti

Alle ore 19:00  “Seguendo la Stella” – Teatro Flavio Vespasiano, Via Garibaldi, Rieti (leggi qui)

 

Tra le novità di quest’anno ‘Il Presepe viaggiante’

Oltre ai numerosi appuntamenti che renderanno attrattiva la nostra Valle, mettiamo in luce due novità. Nella sede privilegiata di Palazzo Papale, troveremo il Presepe ‘Antinori’, un capolavoro dell’arte sacra centro-meridionale della fine del ‘600, le sue figure sono rappresentative del passaggio dalle statue lignee articolate per permettere il movimento degli arti, a quelle del Settecento Napoletano in fil di ferro e stoppa. La famiglia Antinori si trasferisce dalla Toscana a Bologna e poi a L’Aquila. Il presepe Antinori giunge in Abruzzo nel 1769 ma, all’estinzione del casato,  passa al lancianese Luigi Maranca Antinori. Nel 1963 le ultime sue discendenti, le sorelle Marianna e Maria Assunta Stella Maranca Antinori, legarono al convento dei Frati Minori di Lanciano i 108 pezzi di cui il presepe si compone: 84 figure, alte tra i 46 e i 68 centimetri, e 24 animali. Un presepe che ha sempre viaggiato, in tutta Italia. Nel 2012 i frati decisero un’opera di valorizzazione di questo patrimonio con la pubblicazione di un libro ‘I Pastori che dormono’, cui seguì  vincolo della soprintendenza per i beni culturali dell’Abruzzo con restauro delle 18 statue che vedremo. Alcune figure sono scolpite a tutto tondo, gli abiti delle altre sono cuciti a mano, rifiniti con trine al tombolo e fili di macramè. Le figure dei popolani sono rappresentare con straordinario verismo dei loro difetti fisici: l’Orbo, la Gozzuta, la coppia dei nani, lo zoppo.

Il Maestro Artese da mesi di nuovo in città

Il Maestro, autore del Monumentale Presepe di Francesco un’opera unica, frutto delle sapienti mani di numerosi artisti, un capolavoro che ha regalato lo scorso anno grandi emozioni ad un numero incredibile di visitatori, ha quest’anno realizzato, accanto al precedente, un nuovo allestimento. S tratta di ‘Francesco a Poggio Bustone’ in cui sono sapientemente narrati i cinque momenti salienti della vita spirituale del Santo vissuti proprio in quei luoghi. Francesco giunge nella valle reatina nell’estate del 1208. Il suo saluto “Buon giorno buona gente” riecheggia fra le vie del borgo. Il peso dei peccati della sua giovinezza lo fa però piombare nello smarrimento. E’ tormentato e si chiede se Dio possa davvero perdonare il suo passato. Decide allora di rifugiarsi sulla montagna per piangere e pregare. Ecco quindi accadere l’insperato: la luce sfolgorante di un angelo illumina le tenebre della notte e del suo cuore.  I peccati sono perdonati, le sue colpe cancellate. Francesco pieno di gioia torna dai suoi fratelli e annuncia che Dio è perdono e misericordia. Insieme ai suoi compagni parte in missione. I loro passi sono accompagnati dalla luce di un nuovo giorno. Ma il messaggio del Poverello non conosce confini né diversità religiose: per questo egli si reca dal Sultano per donargli un messaggio di amore. Ottocento anni sono trascorsi dall’incontro con il sultano Malik al-Kamil, da quando partì una spedizione del tutto improvvisata e munita del solo scudo della fede, in cui “Francesco accompagnato da Illuminato da Rieti, si mise alla ricerca del suo interlocutore senza alcun interprete e senza alcuna mediazione”. L’incontro, come è noto, ‘si risolse in un nulla di fatto, ma è un fatto cui ispirarsi anche oggi’. Perché a trovarsi di fronte furono due personaggi tanto diversi, eppure capaci di farsi vicini: ‘l’uno si recò nell’accampamento avversario; l’altro l’accolse amorevolmente e lo curò molto umanamente nella sua malattia’.

 

 

 

 

 

 

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