a cura di Maurizio Festuccia

Aprile 2018

SCATTO D'AUTORE

UNA FOTOAMATRICE

Chiara Sansoni

foto

Il nostro cammino nel sentiero dei fotoamatori reatini continua di volta in volta, non perdiamo l'occasione per imbatterci in giovani artisti che operano per lo più in... silenzio, quasi in anonimato, con quella discrezione sorretta ed alimentata da una passione forte, unica nel suo genere che contraddistingue chi affida ad un click le sue più riuscite "pennellate". Inizialmente non credevamo ci fossero a Rieti così tante appassionate fotografe donne si siamo dovuti ricredere ed eccoci così con la terza esponente ad essere posta sotto i riflettori della "buona luce" di questo Scatto d'Autore: Chiara Sansoni. 

Come di consueto, chiedo qual è stato il... "peccato originale" che l'ha condotta alla fotografia.
"L'approccio iniziale nasce in tenera età è stata una passione che ho sempre avuto e coltivato poi, nel tempo, grazie al mio lavoro di comunicazione come ufficio stampa e di organizzazione eventi, ho avuto sempre più la necessità di immagini e questo mi portava, spesso, a procurarmele autonomamente. Sebbene non avessi idea di cosa avrei fatto... da grande, la mia vicinanza alla fotografia mi ha dato una grande mano nello svolgere praticamente tutti i lavori in cui mi sono ritrovata fino ad oggi."

Hai idea, ricordi, di chi può averti introdotto in questo mondo?
"Sinceramente non saprei... Sebbene in casa sia sempre stata circondata da macchinette fotografiche storiche, non ricordo chi fece scoccare la scintilla. Mio padre era un appassionato ma non ti potrei dire con certezza che fu lui a iniziarmi alla fotografia: ero troppo piccola quando venne a mancare e non saprei dirti di chi fu l'imprinting. Però devo riconoscere che la mia attenzione per l'immagine e per l'informazione attraverso essa, in genere l'ho sempre avuta molto chiara, concreta, presente."

 

Cos'è per te la fotografia?

"E’ un'arte. Un grandissimo mezzo di espressione e soprattutto, è un modo per rendere eterni momenti, attimi, emozioni che altrimenti si perderebbero nel tempo. Ho una memoria a "breve termine" forse anche per una vita un po' troppo frenetica che sovrappone impegni su impegni, l'ausilio della fotografia pertanto è prezioso per fissare istanti e riassaporarne il gusto dopo anni, in qualsiasi momento. Uno scatto, specialmente tra quelli di gruppo di famiglia, non solo è un ricordo ma anche un conforto nella vita: vedersi ritratta tra le braccia di tua madre o in quelle del tuo papà quasi ti fa rivivere le stesse emozioni e lo stesso entusiasmo di allora, ne puoi ancor oggi assaporare l'essenza."

Soggetto preferito da inquadrare?
"Ritratti, sempre ritratti, solo ritratti. Difficilmente ho fatto fotografie diverse. La ritrattistica è il mio punto focale d'interesse. Non mi sento attratta da scatti di panorami, paesaggi, naturalistici: la persona è il mio obiettivo principale in ogni occasione, quello dei bambini neonati in particolare da quattro anni in qua."

Non hai mai avuto l'esigenza, la curiosità, per altro?
"Non potrei mai fare a meno di portare con me la fotocamera, a meno che non abbia lo smartphone che mi consenta comunque di catturare delle immagini. Mi dispiacerebbe non poter fissare un particolare momento, scene a cui non vorrei  rinunciare per conservarne un ricordo. Resto ferma sull'esigenza  di ritrarre prevalentemente un soggetto, magari anche animali non esclusivamente persone, ma pur sempre un ritratto; è ciò che a me dà maggiore emozione. Sento forte il bisogno di catturare l'istante, di fermarlo, forse anche per una personale predisposizione: sono una persona che fa fatica a lasciar andar via le cose, tengo stretti a me gli affetti e quegli attimi di vita vissuta."

 Hai una foto diversa, fuori da questo tuo "clichet", che ti ha sorpreso?
"Beh, sicuramente quella di una nascita: più "diversa" e "fuori dagli schemi" di cosi...! Fotografare un parto, un bambino che viene alla luce, mi ha affascinato ed emozionato immensamente. Questo è un genere di fotografia che viene dall'Occidente, dall'Australia, dall'America, si è diffuso ultimamente nel nord Europa ed ora sta approdando anche qui da noi, in Italia. Poter raccontare l'inizio della propria storia attraverso una serie di immagini, non ha prezzo. E' un valore aggiunto che si da alla propria vita ed a quella degli altri che fino a qualche tempo fa non poteva esistere e che oggi, invece, c'è e si sta diffondendo sempre più. Di foto belle, particolari, ne ho tantissime ma tutte rientrano nella sfera del mio solito mondo di consueto repertorio. Di fotografie "strane", "diverse", non ne ho. Ci sono solo quelle che non ho nel mio cuore e che non potrò mai avere, quelle che comunque riguardano sempre l'ambito prettamente familiare: del mio papà che ho conosciuto troppo poco, della mia gravidanza, del parto che tanto avrei voluto avere. Ed è forse per questo che mi piace regalare ad altre donne quel che avrei desiderato, ma non erano quelli i tempi giusti per pretenderlo."

C'è qualche grande maestro della fotografia a cui ti ispiri?
"Di professionisti eccezionali ne conosco moltissimi ma non potrei porne nessuno in cima agli altri. Nel mio settore, la ritrattistica di bambini, ce ne sono tanti di punti di riferimento, capaci, di altissimo livello, te ne dovrei nominare troppi. Ma c'è uno scatto, su tutti, che ancora mi colpisce ogni volta che mi capita di posarci lo sguardo: è il volto di Sharbat Gula, la ragazzina afgana dagli occhi verdi, sbarrati, ritratta nel campo profughi di Peshawar da Steve McCurry nel 1984: un'immagine diventata icona della dignità ed abnegazione del suo popolo."

La tua foto a cui sei più legata, il tuo "capolavoro", qual è?
"E' una foto di mia figlia, in un giorno di pioggia leggera ma fitta fitta in cui Dora mi disse "Mamma voglio andare ad assaggiare la pioggia!". Ce ne siamo andate in un prato per realizzarla, ed oggi ho uno scatto bellissimo di lei con questo impermeabilino rosso, questa testa all'insù, con gli occhi chiusi e la lingua di fuori che... assaggia la pioggia mentre le cade sopra leggera lasciandole perle di goccioline in viso. Una foto tutta mia e che, vorrai scusarmi, non voglio pubblicare, ma tenere per me."

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