a cura di Massimo Palozzi

Dicembre 2019

IL DOMENICALE

UNA BRUTTA SETTIMANA

(di Massimo Palozzi) Cosa accomuna le quattro notizie principali di questa settimana? All’apparenza niente. In realtà, un filo conduttore è rintracciabile nella sconfitta di Rieti, sia in senso proprio che in termini di immagine.
Lunedì il Sole 24 Ore ha pubblicato la consueta indagine sulla qualità della vita nelle province italiane, con la nostra collocata all’88esima posizione su 107 e la perdita di 9 posti in appena dodici mesi. Anche tenendo conto che simili graduatorie non sempre rappresentano fedelmente la realtà (che spesso è più complessa perfino dei più accurati indicatori scelti), lo scivolamento nella parte bassa della classifica evidenzia che il distretto è in sofferenza e non mostra di possedere gli strumenti per un rapido riscatto.
Le performance peggiori si registrano alle voci “Cultura e tempo libero” e “Ambiente e servizi”, nelle quali Rieti si piazza addirittura al 103esimo posto, lasciandosi alle spalle solo quattro province.
Al contrario, siamo 40esimi sul fronte “Giustizia e sicurezza”, campo che tuttavia denota un progressivo deterioramento a partire dalla 16esima posizione del 2017, diventata 28esima nel 2018, per scendere di ulteriori 12 gradini quest’anno.
Pur con diffuse criticità, i settori gestiti dai tecnici, come appunto la giustizia e la sicurezza, vantano in sintesi prestazioni decisamente migliori rispetto a quelli affidati alla politica. Da qui la sensazione di un territorio non ben governato.
Cultura e tempo libero sono due ambiti complessi, dove comunque c’è fermento, al di là dei circuiti standard all’interno dei quali è ad esempio inserita la stagione teatrale. Restando in città, la Biblioteca Paroniana, i poli museali, le manifestazioni legate alla danza e iniziative come Liberi sulla carta e il premio letterario sono oggettivamente di pregio, anche se continua a mancare quella spinta che potrebbe portare Rieti a diventare un centro di eccellenza culturale. Lo stesso dicasi per un’offerta maggiormente mirata al pubblico giovane, che non trova particolare riscontro alle proprie esigenze, nemmeno per iniziativa dei privati (ma questa non è una novità).
Qualcosa in più si potrebbe magari fare sulla convegnistica, puntando a soluzioni importanti a costi tutto sommato contenuti e anzi capaci di farsi volano di sviluppo. Nello specifico si registra invece una certa ignavia, con pochi eventi e pure molto orientati sul piano ideologico. Quest’anno, per dirne una, sono caduti diversi anniversari riferiti all’imperatore Tito Flavio Vespasiano, nato a Cittareale nel 9 d.C., asceso al trono nel 69 e morto nel 79. Ad eccezione di un simposio organizzato a maggio dall’Associazione “Domenico Petrini” ad Antrodoco, nulla è stato fatto per ricordare l’illustre concittadino.
Il vero tracollo è in ogni caso connesso ai servizi. L’indicatore del Sole 24 Ore li abbina all’ambiente. Un comprensorio come il nostro a basso impatto demografico e ad ancor più bassa incidenza industriale vanta sicuramente una qualità ambientale elevata. Se in questa voce Rieti si colloca sul fondo della classifica, vuol dire allora che sono i servizi a rivelarsi insufficienti. Un dato ormai diventato patrimonio dell’esperienza comune.
Mentre il quotidiano di Confindustria diffondeva la rilevazione sulla qualità della vita, filtrava la notizia dell’avvio delle procedure per il commissariamento della Camera di commercio da parte della Regione. La perdita della Cciaa, accorpata a quella di Viterbo per gli effetti di un provvedimento del 2016, è un oggettivo depauperamento del territorio. Dal canto suo il commissariamento è un’anomalia gestionale, ma lo è anche il regime di prorogatio nel quale l’ente di via Borsellino opera ormai da un anno e mezzo. La prospettiva di chiudere ha infatti indotto a non rinnovare gli organi direttivi, mantenendo in carica quelli scaduti. Una decisione logica, che però confligge con norme interpretate come imperative e richiamate per giustificare il commissariamento.
Si è rilevato con qualche fondamento che la mossa dell’amministrazione guidata da Nicola Zingaretti sia stata impropria, visto che ad aprile la Corte costituzionale dovrà pronunciarsi sulla legge che ha imposto gli accorpamenti per cui, in caso di esito favorevole, la Camera di commercio reatina risorgerebbe come l’araba fenice. Si tratta di un’osservazione corretta, peccato solo che sia venata dalle immancabili dietrologie politiche. Il passo della Regione potrà infatti risultare incongruo, quantomeno sul piano della tempistica, ma la realtà è che da tempo la Camera di commercio vive in un limbo certificato dall’affidamento al suo presidente già da giugno 2018 della guida di Asm, la principale azienda locale di servizi a maggioranza di capitale detenuto dal Comune capoluogo. Dato per scontato l’ininterrotto espletamento delle funzioni d’ufficio, questa mossa si presta ad essere letta come una forma di disimpegno delle istituzioni locali, che parrebbero aver preferito investire su una così alta professionalità in un ambito tanto assorbente quanto diverso da quello camerale.
Il punto non è dunque commissariamento sì, commissariamento no. È il mantenimento o la perdita dell’ente, che prescinde da situazioni manageriali contingenti, mentre qui si continua a guardare il dito e non la luna indicata dal saggio del proverbio.
Il terzo episodio che ci ha guadagnato gli onori delle cronache nazionali è stato il post della consigliera comunale con delega all’Istruzione Letizia Rosati, la quale sul suo profilo Facebook ha attribuito al mondo Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transgender) lo sdoganamento della pedofilia come un obiettivo da raggiungere. L’improvvida uscita ha scatenato reazioni durissime che hanno travalicato i confini locali, scandalizzando non solo le comunità omosessuali. La cosa ha suscitato ancor più scalpore per il fatto che la Rosati, oltre a ricoprire un incarico istituzionale, di professione fa l’insegnante. La correttezza delle nozioni e l’approfondimento critico sono i principi alla base della didattica.
In quel post entrambi gli elementi sono invece mancati, miscelando distorsioni fuorvianti sul piano scientifico con una superficialità di analisi difficilmente catalogabile nella manifestazione del diritto di esprimere le proprie opinioni.
Persino la giunta e la stessa lista con cui è stata eletta si sono dissociate dalle sue parole. Travolta dall’ondata di indignazione provocata da quell’accostamento, la consigliera ha licenziato un comunicato di scuse per spiegare di essere stata fraintesa e strumentalizzata, anche se in effetti c’era poco da fraintendere.
La pedofilia è un orrore e un reato gravissimo e associarla a una categoria umana è un’operazione priva di ogni senso. Chiunque rivesta una carica istituzionale deve avvertire sempre il peso delle proprie esternazioni, specialmente rispetto a una materia delicata che non può prestarsi al furore ideologico del momento.
Ultima perla di questa difficile settimana è l’articolato prospetto sullo stato della sanità reatina pubblicato proprio qui su Format giovedì scorso. La materia è troppo complessa per liquidarla in poche battute. Il quadro di fine anno che emerge è comunque tutt’altro che rassicurante, in particolare per quanto riguarda la situazione delle liste di attesa e i dati sulla mobilità passiva, che fotografano uno scarsissimo appeal dell’offerta sanitaria locale. Volendo semplificare al massimo, un’alta mobilità passiva significa fondamentalmente tre cose: che lo standard delle cure non è adeguato (o almeno non è percepito come tale dai pazienti); che i malati e le loro famiglie sono costretti a dolorose peregrinazioni; che a livello economico si profila una vera e propria débâcle per i conti pubblici. Sul punto, la piccata replica dell’Asl non ha fornito risposte né, tantomeno, soluzioni, limitandosi ad un’orgogliosa rivendicazione di meriti senz’altro utile da conoscere, ma del tutto fuori fuoco rispetto agli interrogativi sollevati. Nel frattempo i disagi continuano, con buona pace di chi sembra non vederli.

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