Febbraio 2018

UN GIOIELLO CHE MOLTI CI INVIDIEREBBERO

L'Associazione #IOCISTO ribadisce la necessità del recupero della Chiesa di S. Antonio Abate

arte

Una Città che continua a definire ‘Loggia del Vignola’ ‘Giardini del Vignola’ e a vantarsi per una indicazione che non ha alcun fondamento storico e lascia all’oblio un suo autentico gioiello matematico, la grammatica architettonica, della facciata e della Chiesa di Sant’Antonio Abate: contraddizioni emblematiche di un territorio.

Bene ha fatto quindi la lista civica ‘#Iocisto’ (non sparendo come di solito accade ma costituendosi in associazione culturale e politica) a fare propria una battaglia civile intrapresa anni fa dalla prof. Letizia Rosati - a cui questa rivista aveva dato ampio appoggio - inserendola dapprima nei propri programmi elettorali ed ora completando un’opera di sensibilizzazione della cittadinanza e di pungolatura alla Regione Lazio che risulta esserne proprietaria.

“Nel 1563 si conclude il Concilio di Trento che fissa i ‘paletti’ per l’arte sacra- ha spiegato nella sua articolata disamina la prof. Rosati - La prima Chiesa realizzata in base a quelle indicazioni è la Chiesa del Gesù disegnata dal Vignola per volontà del Gran Cardinale Alessandro Farnese destinato a diventare Vescovo della Sabina portando al seguito un’intera corte di intellettuali. Avere in un piccolo borgo di montagna quale Vallecupola, una croce processionale di mirabile fattura di Giacomo Del Duca primissimo allievo di Michelangelo, ora custodita nel nostro Museo, sarebbe stato impensabile se i Farnese non avessero avuto quel feudo: importante il circuito delle committenze e delle opportunità. Da quel Concilio torna carico anche il vescovo Amulio che esprime la volontà di realizzare il primo Seminario per il quale viene chiamato l’architetto più in vista, quello della famigli più potente del momento, appunto Jacopo Barozzi detto il Vignola. Siamo nel 1563  data significativa, momento in cui Rieti era al centro di un fervido dibattito culturale.”

Allo stesso Vignola, come affermano i documenti rinvenuti, viene commissionato da parte della Compagnia Del Sacramento il progetto per una nuova chiesa che doveva sostituire la piccola cappella presso l'ospedale di Sant'Antonio Abate in Rieti. Sarà realizzata tempo dopo ma sulla base di quell’incipit vignolesco . Vi ritroviamo appunto tutte le regole stabilite dal Concilio di Trento: uno sviluppo longitudinale superando lo schema della croce greca, cappelle laterali, la volta a botte per migliorare l’acustica e, per un maggiore risultato sul piano della comunicazione, l’altare doveva essere posto sul fondo, sopraelevato in modo scenografico.

All’interno stucco e gesso policromo ormai imbibito dalle infiltrazioni d’acqua con sfarinamento e danni consequenziali. Al centro dell’altare il Santo rappresentato con il fuoco (riferimento non solo all’ardore divino ma anche alla malattia del ‘fuoco di S. Antonio’) ai suoi piedi un maialino, in quanto si riteneva che il suo grasso potesse far guarire da tale malattia.  Lateralmente altri due Santi tra cui S. Baldovino da Rieti ormai monco come qualcuno avesse preso a martellate un braccio lasciando la struttura in ferro. “Triste constatare lo stato di degrado di uno degli elementi che porta indiscutibilmente la firma del Vignola. Quando a maggio si riuscì ad entrare la situazione era drammatica – continua la prof. Rosati -  una vera e propria bomba ecologica sanitaria all’interno del centro storico con deiezioni che ricoprivano in spessi strati insieme a piume di piccioni e carcasse, rilasciando un odore nauseabondo”.  La Regione in un singulto di dignità, ha provveduto alla bonifica, dopo aver preso finalmente consapevolezza della proprietà di tale bene e, dopo circa 40 anni, ha iniziato a censirlo. Oggi la struttura è dichiarata inagibile, al seguito del sisma, quindi non è più possibile entrare. Degrado nel degrado: nel 2006 appariva ancora salva la bella cantoria in legno dorato, la mancanza di interventi e della tutela a salvaguardia del bene ha fatto sì che oggi non se ne registrassero tracce. Non solo è probabilmente precipitata, ma qualcuno ha pensato di appropriarsi dei suoi resti: di fatto si è volatilizzata.

Le ingegnere Maria Laura Rossi e Pamela Maiezza hanno presentato un’estrema sintesi del lavoro di conclusione del percorso universitario svolto: ben due anni passati su una ricerca capillare e scientifica di questo importante edificio.

Al termine dell’incontro il Sindaco Cicchetti ha sottolineato l’importanza di recuperare tale complesso, che per molti anni ha avuto scarsa attenzione, per poterlo utilizzare come polo di aggregazione all’interno del centro storico, chiedendo alla Regione, proprietaria dell’immobile, una nuova destinazione compatibile con le esigenze del comune di Rieti. “Anche perché stiamo scoprendo che una piccola parte potrebbe essere rimasta nella nostra disponibilità, ovvero la rimessa delle ambulanze, il giardino pensile e altre piccole parti”

Il video completo dell’evento è sulla pagina Facebook di “IO CI STO Associazione Politico-Culturale”

 

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