a cura di Massimo Palozzi

Aprile 2020

IL DOMENICALE

TURISMO, QUI E ORA

turismo

(di Massimo Palozzi) Mentre la “fase 1” mostra appena i segni di un lieve rallentamento, anche a Rieti si prova a ragionare sugli strumenti e le iniziative da mettere in campo per fronteggiare l’impatto economico della crisi sanitaria che, nessuno se lo nasconde, sarà pesantissimo.

In questo momento non è nemmeno facile trovare la lucidità necessaria, complice il fatto che le risorse a disposizione sono davvero minime. Del resto, il ciclone Covid-19 non si è abbattuto su un’area circoscritta o un comparto specifico, ma ha investito in pieno il globo squassando intere filiere produttive. In particolare, non sfugge il potenziale effetto esplosivo della prevista recessione quando essa andrà a calarsi in un contesto come il nostro, provato da difficoltà endemiche e ferito dai terremoti del 2016.

Il tessuto sociale finora ha tenuto. È evidente tuttavia il rischio che presto possa iniziare a sfaldarsi il circuito di solidarietà umana alimentato in via primaria dalle famiglie e poi dal volontariato e dall’intervento pubblico.

Gli addetti ai lavori, parti datoriali, sindacati e rappresentanti di categoria, stanno facendo il bilancio delle perdite registrate e di quelle, ancor più severe, alle quali si andrà incontro. Dal canto loro le istituzioni sono impegnate a tamponare le emergenze, in attesa dell’enorme iniezione di liquidità necessaria alla ripartenza. Nessuno ha la bacchetta magica e comprensibili appaiono le ambasce di una classe dirigente non preparata e travolta dagli eventi. Nelle crisi emerge però il reale valore dei leader. E se è vero che per rialzarsi bisogna prima cadere, la reattività a rimettersi in piedi farà la differenza.

Il turismo è forse l’ambito che sta subendo le peggiori conseguenze dallo stallo in corso e dalle proiezioni future, aggravate dalla situazione di affaticamento in cui già versava. Secondo gli ultimi dati dell’Istat, il 2018 è stato un anno record a livello nazionale: con 429 milioni di presenze, ha segnato un aumento del 2% sul 2017, quando Rieti si era piazzata al terzultimo posto tra le province italiane per numero di turisti. Nonostante una crescita dell’8,7 e del 5,9% di arrivi e presenze rispetto all’anno precedente, la nostra posizione complessiva è però purtroppo peggiorata, scivolando al penultimo posto davanti soltanto a Isernia. Il sistema turistico reatino, annotano i ricercatori di RiData, lo strumento di studio del territorio allestito dalla Diocesi con il concorso di varie associazioni locali, era tornato ai livelli del 2016 e purtroppo ben lontani dal 2014. In confronto a quell’anno si è registrato infatti un calo del 5,2% degli arrivi e addirittura del 20,8% delle presenze (gli arrivi conteggiano i clienti ospitati negli esercizi ricettivi, mentre le presenze le notti trascorse). Non solo. I turisti si sono trattenuti in media 1,97 giorni, in lieve calo rispetto al 2017. La cifra scende ancora se si considerano unicamente gli stranieri, rimasti appena 1,63 giorni. Leggermente superiore la permanenza degli italiani, che hanno soggiornato a Rieti in media 2,05 giorni. In entrambi i casi, avvertono i rilevatori di RiData, si tratta di valori tra i più bassi d’Italia.

Insomma, partivamo male già prima del virus cinese. Che adesso mette a repentaglio un settore provatissimo, la cui preesistente condizione di debolezza potrebbe diventare per paradosso una leva per tentare il rimbalzo. L’importante è muoversi con rapidità, decidendosi una buona volta a ragionare su un’offerta coordinata e non troppo parcellizzata. Se crediamo sul serio che la nostra sia una provincia a vocazione turistica, è indispensabile concentrare gli sforzi su un messaggio forte e chiaro in grado di trasmettere nel pubblico la voglia di venire da queste parti.

Proprio da Format un anno e mezzo fa lanciammo l’idea di proporre la candidatura della Valle Santa a patrimonio dell’umanità Unesco. Come scrivevamo allora, il percorso è accidentato e l’esito niente affatto scontato, eppure il solo fatto di promuovere la nomina genererebbe un notevole ritorno di immagine praticamente a costo zero.

Persi i turisti stranieri (pochi immaginano che i principali visitatori delle nostre bellezze sono stati i cinesi, spesso in concomitanza con viaggi di lavoro), occorre puntare con assoluta risolutezza sui flussi interni. Non basta in ogni caso autodefinirsi “attraente per natura”, confidando su uno slogan che sarà pure suggestivo, ma comincia ad essere logoro e a perdere efficacia seduttiva. Si deve al contrario e finalmente selezionare una peculiarità tutta reatina da veicolare in modo univoco, appropriato e convincente. Per farla semplice, vanno subito individuati uno, massimo due argomenti tali da indurre un palermitano o un milanese, o anche un romano che non abbia i parenti a Leonessa, Amatrice o in Sabina, a scegliere Rieti per le sue vacanze invece dei centomila splendidi luoghi disseminati per la Penisola, spendendo magari qui il bonus allo studio del governo.

La pluralità degli ambienti e la diversificazione frammentata dell’offerta turistica funziona fino a un certo punto. Le colline, i laghi, le terme, i percorsi storico-culturali o le eccellenze enogastronomiche sono ottimi per caratterizzare porzioni di territorio, ma scontano la fragilità dei piccoli in un mondo di giganti. L’utilizzo di manifestazioni specifiche per trainare l’indotto mostra parimenti i propri limiti ora che appuntamenti come la Fiera mondiale del peperoncino o i Campionati europei di atletica under 18 non si terranno o saranno rinviati e rimodulati in maniera sostanziale. Intendiamoci: quelle intuizioni si sono rivelate preziosissime per fornire ossigeno al turismo e alle attività collaterali, e speriamo che possano riprendere presto con il corollario di iniziative piccole e grandi che di solito animano il comprensorio. Erano però palesi le criticità della subordinazione pressoché totale del movimento turistico a evenienze soggette ai capricci del fato. Vero che questo è successo ovunque, ma altrove l’esistenza di luoghi del patrimonio naturale o storico-culturale è stata adeguatamente reclamizzata e valorizzata in termini di marketing territoriale, riuscendo così a supplire all’annullamento di specifiche realtà tradizionali di grande radicamento e richiamo. Peraltro, sempre secondo le rilevazioni di RiData, tra il 2017 e il 2018 da noi sono state in calo pure le presenze alle manifestazioni sia a biglietto sia a ingresso libero, facendo di Rieti la provincia di gran lunga meno attiva e quindi meno attrattiva del Lazio.

Ed eccoci al punto: abbiamo saputo creare un’alternativa che non dipendesse dagli eventi in cartellone ma se ne facesse anzi veicolo promozionale? Esiste in zona un catalizzatore di interessi nel quale esaltare la nostra tipicità, da sfruttare per potenziare il movimento turistico? Il presepio potrebbe esserlo, ma nonostante l’impegno e la buona volontà, ad oggi le iniziative prese per identificarlo con Greccio e l’intera provincia non sono riuscite a farne l’icona indiscussa che pure meriterebbe di essere. La risposta è dunque negativa. Su questo bisognerà lavorare con creatività e lungimiranza, ma al contempo con la prontezza che è finora mancata, per convincere una quota significativa di vacanzieri a trascorrere le loro ferie a Rieti, anche senza i colori, i suoni e le emozioni degli eventi programmati.

Nel quadro generale rientrano ovviamente il Terminillo e il suo sviluppo. Il monte possiede notevoli potenzialità, sebbene gli effetti climatici e la ricomposizione dei flussi turistici ne abbiano parecchio annebbiato l’immagine. Il Tsm 2, l’ambizioso programma di investimenti in strutture di accoglienza e impianti di innevamento artificiale per un totale di quasi 50 milioni di euro, è tuttora all’esame della Regione. Una volta acquisito l’eventuale parere favorevole di fattibilità tecnico-giuridica, si dovrà passare per l’inevitabile analisi costi-benefici, dove un ruolo centrale lo avrà il tema della salvaguardia dell’ambiente, che rimane pur sempre la risorsa di maggior pregio e attualità. A prescindere da questo tipo di valutazioni, i lavori non saranno comunque fatti domani, mentre domani dovranno arrivare i forestieri a rinfrancare la filiera turistica reatina con il suo apparato di contorno.

L’impresa è ardua, se non altro perché la tenteranno tutti. Guai però a rimanere con il cappello in mano, in attesa che lo Stato o la Regione mandino fondi a pioggia. Di quelli c’è sicuramente bisogno, ma sarebbe esiziale non cogliere lo stimolo indotto dalla pandemia. Del resto, il fatto di partire dal fondo della classifica ci può solo portare a scalare posizioni. Ma dobbiamo giocarcela proprio bene, modificando l’approccio, anche istituzionale, tenuto sino ad ora.

 

19-04-2020

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