Agosto 2017

RIETI MISTERIOSA

TRACCE DEI TEMPLARI A RIETI

Elementi sparsi

storie

Peccato che proprio a questa rubrica che è da mesi sulle tracce dei Templari nella nostra zona non sia giunta informazione dell’incontro tenutosi a Rieti. Sarebbe stata un’ottima occasione per coinvolgere anche gli appassionati che mostrano di gradire l’argomento. Fortunatamente il prof. Ing. Luciano Tribiani è entrato in contatto con noi per riferirci l’oggetto della sua relazione.

“Esistevano alcuni indizi come da voi già riportato con la croce all’esterno della Chiesa di S. Agostino e lo stesso Arco di Bonifacio VIII. In quest’ultimo caso l’architettura è riconducibile al XIII sec. Sembrava non esistesse altro, fin quando non ho scoperto che a Rieti è giunto il penultimo Gran Precettore d’Italia dell’Ordine dei Templari, 1298/1300, al seguito di Bonifacio VIII: era fra’ Uguccione da Vercelli, responsabile dei Templari di tutta la Penisola.”

 Fra’ Uguccione da Vercelli a Rieti

“Era un concubinario del Papa, un intimo quindi, nonché persona di straordinario potere avendo la responsabilità di tutti i beni dei Cavalieri del Tempio ad esclusione di alcune zone del Sud. Un doppio potere come fiduciario del Papa e come braccio destro del Gran Maestro che risiedeva a Parigi ed era in quel periodo proprio il De Molay, successivamente inviato al rogo. Fra’ Uguccione è morto a Rieti dove fu probabilmente sepolto in un primo momento e poi portato a Civita di Bagnoregio, in cui si trovava un centro importantissimo di reclutamento. Rieti quindi aveva dei legami con grandi responsabili dell’Ordine.

La croce esterna a S. Agostino: perché proprio lì? 

“Quella Chiesa ha degli antecedenti che si rifanno al gotico, c’è anche comunque un Agnus Dei dei templari sicuramente restaurato. Nulla vieta che anche la croce lo sia stata e magari spostata rispetto alla collocazione originaria.  Alcuni simboli di cui avete parlato nelle precedenti puntate, possono essere stati importati sicuramente dal Medio Oriente, come il cerchio inscritto nel quadrato segno gnostico. E’ assodato e sicuro che i Cavalieri abbiano trasferito diverse conoscenze e che il periodo delle Crociate coincida con il grandissimo sviluppo delle Città Marinare italiane, quindi Genova, Pisa, Venezia, Amalfi. Il fatto di aver incrementato notevolmente i commerci con l’Impero bizantino e con tutto il mondo arabo, non aveva fatto altro che accelerare il passaggio  dal Medioevo all’Età Moderna.”

 

Altri indizi nei dintorni 

“Nella Chiesa di S. Francesco di Leonessa e in una chiesa diruta, scoperta per caso, nelle pietre in mezzo all’ortica, di Sant’Antonio Abate a Borgorose XIII secolo, con croci autentiche.

Vi eravate domandati se ancora ci fosse quella nella Chiesa diruta di S. Vittorino poco praticabile attualmente. Ma potrebbe essere stata apposta in altri tempi, visto che la costruzione è del 1613. Trecento anni dopo la distruzione dell’Ordine. Forse era un simbolo recuperato e apposto copiandolo addirittura solo sessanta o settanta anni fa al massimo, forse segno comunque di un passaggio. Era un crocevia la via Salaria che portava sia al Mare Adriatico che alla Città dei Templari (L’Aquila). In origine il luogo era dedicato a Santa Maria, un indizio questo che testimonia un culto caro ai Cavalieri.”

 

Maria Maddalena quale?

“E’ la peccatrice. La conversione fa parte di un rito di iniziazione, è un passaggio dall’uomo vecchio al nuovo.

 Un fascino che permane

“Innanzitutto il ricercatore storico è attratto dai Cavalieri avvolti da un mito di mistero: la loro grandiosità è direttamente proporzionale alla velocità della loro fine voluta per scopi prettamente politici. Filippo IV Il Bello, re di Francia, voleva appropriarsi delle ricchezze sterminate dei Templari in Francia. Se volessimo fare dei paragoni dovremmo pensare a banche con riserve auree illimitate. Anche perché durante le Crociate erano gli unici a disporre di denaro che potevano anticipare per riscattare personaggi del calibro di Luigi IX il Santo, re di Francia, che fu fatto prigioniero e liberato veramente ‘a peso d’oro’. Clemente V tento di difenderli sino all’ultimo, essendo un Ordine che dipendeva direttamente dalla sua persona, svincolato da tutti gli altri, indipendente. L’accusa fu guidata da Filippo Il Bello, da cardinali e vescovi francesi; inglesi, tedeschi, italiani si opposero poiché erano monaci, oratores et bellatores. Nel 1291 fu abbandonato l’ultimo piedistallo che avevano in Terra Santa, S. Giovanni d’Acri e cessarono di essere soldati. In tutta l’Europa i Templari inizino a convertirsi in attività economiche.

Si può essere accusati di eresia solo se c’è una base ideologica, assente in questo caso: eretici potevano essere i Catari; lo stesso San Francesco era borderline… Fin dal giorno dell'incoronazione di Clemente, il re aveva accusato i Templari di eresia, immoralità e abusi, e gli scrupoli del Papa vennero meno quando si rese conto che il fiorente stato francese poteva non attendere la Chiesa, ma agire indipendentemente. L'ordine dei templari fu definitivamente dichiarato sospeso dagli Stati Generali del 1308 convocati da re Filippo il Bello.”

 
(Giardino Castello Savelli Palombara)

Cosa ci faceva quindi Uguccione da Vercelli insieme a Bonifacio VIII  a Rieti?

“Sicuramente avrebbero potuto parlare dell’opportunità o meno di organizzare una nuova Crociata. Ma,  consapevole che ormai sarebbe stato impossibile strappare quelle zone ai califfi di Damasco e del Cairo, troppo potenti, il Papa nel 1300 indice il primo Giubileo in cui c’è la remissione dei peccati tramite il pellegrinaggio non più in Terra Santa ma a Roma.  Di questo probabilmente si parlò: della possibilità che i Templari, con le flotte prese in affitto dalle Città marinare, potessero favorire l’arrivo dei pellegrini e si sarebbero potuti dedicare all’amministrazione delle enormi ricchezze di cui erano venuti in possesso attraverso duecento anni di storia.”

condividi su: