Agosto 2019

TERREMOTO CENTRO ITALIA, TRE ANNI DOPO: MACERIE E DOLORE SENZA SPERANZA

sisma

Il 24 agosto 2016 alle ore 3:36 l’orologio della torre campanaria di Sant'Agostino, che dominava la grande vastità del territorio dove la gente camminava lungo le strade e conosceva ogni segreto di quel paradiso e seguiva con fierezza il pascolo e le greggi, si fermò per sempre. 249 le vittime rimaste sotto le macerie del terremoto che ha distrutto Amatrice, Accumoli e Arquata, alle quali è stata negata l’alba di un nuovo giorno. Dopo millenovantacinque giorni lo scenario di quelle giornate è rimasto lo stesso, polvere e macerie ovunque contenute dalle montagne dell’appennino testimoni dell’apocalisse. Alle 3.36 della notte del 24 agosto il silenzio sarà di nuovo rotto dai nomi delle persone che hanno perso la vita, ognuno sarà nominato con le immagini vive delle case che crollavano e di quelle rovine che hanno ingoiato anche i capi di bestiame e i macchinari usati per la mungitura. Gli sconvolgimenti geografici causati dal sisma, con le voragini e gli ammassi degli edifici hanno creato una nuova e triste realtà.

La veglia e la fiaccolata di Amatrice non sono le uniche realtà commemorative; ad Illica, frazione del Comune di Accumoli – anch'essa colpita in modo aggressivo dal terremoto -  tante sono le persone raccolte in una silenziosa meditazione. Le frazioni sono morte, non c’è più nessuno. Strade vuote e deserte, soltanto poche macerie portate via lasciando i 138 Comuni del cratere lacerati come quella notte quando un mostro feroce e impazzito ha ingoiato case, strade, negozi, ospedali, persone, vita e le speranze. E’ tutto immobilizzato, polvere ovunque, case squarciate con i lampadari oscillanti, cimiteri sfasciati, occhi smarriti dei giovani e dei vecchi con i sogni smorzati.

Sono passati tre governi, ordinanze poco chiare, proroghe, il meccanismo di erogazione dei contributi per gli edifici privati al palo, dispositivi burocratici che hanno avvantaggiato le opere pubbliche rispetto a quelle private. Una ricostruzione difficilissima, che ha messo in fuga tanti nuclei familiari: ad Amatrice di 1200 residenze ne sono rimaste 1000, ad Accumoli erano 600 e sono scese a 400. C’è stata la beffa della scuola, inaugurata troppo tardi quando i bambini non c’erano più, portati via dalle famiglie emigrate a San Benedetto del Tronto, qualcuna a Rieti, a Roma e L’Aquila. E’ mancata una concertazione tra i protagonisti del processo di riedificazione, non ci sono state certezze e risposte e molti hanno cercato di ripartire altrove. I turisti non sono mancati, hanno cercato di sostenere il territorio, ma tutto è diventato difficile e blando. La vivacità sociale ed economica intorno al “Villaggio del food”, realizzato grazie ai fondi pro terremotati raccolti da Corriere della Sera e Tg La7 attraverso la campagna “Un aiuto subito" sono  state esigue per rianimare tutti i meccanismi degli aggregati urbani. I ricordi di una grande umanità, i valori antichi, i sogni non sono bastati a costruire prospettive serie per un futuro ancora importante.

Anche la più particolareggiata e curata ricostruzione non riuscirà a riportare i villaggi del cratere all’originalità primitiva, l’architettura rurale realizzata nel tempo e che ha caratterizzato le varie epoche non ci sarà mai più. Il nuovo paesaggio, sempre che qualcosa si muova sarà un copia di quello distrutto, con lo svilimento di un patrimonio inestimabile andato perduto per sempre. Gli abitanti dovranno cercare nei ricordi la vita serena trascorsa nei loro paesi dove un boato di pochi minuti ha spazzato via ogni cosa. E dopo quel terremoto è iniziata un'altra tragedia: chi ha perso tutto è stato di nuovo ferito dalla mancata ricostruzione. Processi faticosi, tanto silenzio e promesse. Molti tuttavia restano e lottano per continuare a vivere dove son sempre vissuti. Sono solo loro ciò che resta dei paesi di un tempo.

La veglia notturna di commemorazione sarà celebrata in forma privata, come richiesto dai residenti, mentre la Santa Messa del 24 agosto alle ore 11, che sarà officiata dal Vescovo di Rieti Monsignor Domenico Pompili presso il Palazzetto dello Sport, è prevista in forma pubblica e trasmessa in diretta da Rai Uno. E così un altro anno è passato ancora invano.

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