Marzo 2020

TERMINILLO

TERMINILLO STAZIONE MONTANA, ATTO SECONDO

ambiente

(di Massimo Palozzi) Lo scorso ottobre la Provincia ha licenziato un nuovo piano denominato “Terminillo Stazione Montana Turismo Responsabile” (in sigla TSM2) che abbraccia un ambito di area vasta comprendente i Comuni di Rieti, Leonessa, Micigliano e Cantalice, con riflessi diretti anche su Cittareale.
Per meglio dire, si tratta dell’aggiornamento di quello bocciato dalla Regione dieci anni fa, allo scopo di renderlo compatibile con le varie prescrizioni normative in materia.
Ne è uscito un elaborato tanto minuzioso quanto ambizioso, che prevede 10 nuovi impianti di risalita (oltre ai 7 esistenti), 7 nastri trasportatori non fissi in galleria, 37 chilometri complessivi di piste di sci alpino, 2 bacini di raccolta per impianti di innevamento programmato e 7 rifugi in bioarchitettura, con struttura amovibile in legno.
Il 21 novembre si è quindi svolta in Regione una conferenza dei servizi, nel corso della quale l’ente guidato da Mariano Calisse ha esposto i cardini di un’operazione in difficile equilibrio tra influenza sull’ecosistema e ricadute economiche sul territorio. Alla Pisana spetta infatti il rilascio della Valutazione d’incidenza ambientale (VINCA), propedeutica alla Valutazione di impatto ambientale (VIA). Solo quando saranno stati acquisiti i pareri favorevoli di natura tecnica, potrà mettersi in moto la macchina burocratica per rendere operativo il progetto.
Di primo acchito, si ha la sensazione di trovarsi di fronte a un’impresa faraonica. Con tutti i pro e i contro che l’aggettivo sottende. Immaginare la realizzazione di dieci impianti di risalita, maestosi congegni di innevamento artificiale, percorsi naturalistici in grado di ridisegnare non solo i connotati del Terminillo ma l’intera geografia del turismo invernale del centro Italia, è tanto affascinante quanto arduo. I precedenti d’altronde non sono confortanti e i passaggi preliminari presentano significativi profili di debolezza.
Quando la Provincia ha varato il TSM2, il vicesindaco nonché assessore al Turismo del Comune di Rieti (il più grande degli enti coinvolti) Daniele Sinibaldi ha esultato, esortando a una mobilitazione popolare in favore dell’approvazione in Regione del testo. Eccetto l’adesione della Scuola Sci Terminillo, quell’invito non ha riscosso particolare entusiasmo. Anzi, le osservazioni arrivate dagli ecologisti stroncano il progetto in maniera netta e con argomentazioni articolate. Più problematica la lettura di Flavio Formichetti, storico amministratore della società Funivie del Terminillo, ad avviso del quale servirebbe un sistema di innevamento artificiale di gran lunga più potente di quello contenuto nel TSM2, ma tutt’altro che semplice da concretizzare. L’ostacolo risiede principalmente nei costi proibitivi per l’assetto infrastrutturale da allestire, solo considerando l’esigenza di portare in quota l’acqua da Rieti.
Sono invece tre i filoni critici individuati dal cartello di undici associazioni ambientaliste (CAI Gruppo Regionale Lazio, WWF Delegazione Lazio, Salviamo l’Orso, Altura Lazio, FederTrek Escursionismo Ambiente, Italia Nostra Sabina e Reatino, Mountain Wilderness Lazio, Forum Salviamo il Paesaggio Rieti e Provincia, European Consumers, Inachis sezione Gabriele Casciani Rieti e Postribù), le quali in premessa lamentano pure di non essere state consultate né audite.
Il primo riguarda quelle che vengono segnalate come diffuse violazioni a diverse norme imperative.
Il secondo chiama in causa il pesante impatto sull’habitat naturale del Terminillo e su alcune specie animali, a partire dall’orso marsicano.
Il terzo critica invece proprio il presunto ritorno economico di un investimento all’apparenza basato su dati vecchi, su soluzioni di compromesso (emblematica l’eliminazione dei presidi di valutazione del rischio valanghe, ora affidato ad un semplice monitoraggio a vista) e, soprattutto, su un rapporto costi-benefici bollato come fallimentare. La costruzione delle opere richiede infatti investimenti per 49,3 milioni di euro, di cui solo una porzione minoritaria (20 milioni) risulta finanziata dalla Regione Lazio. E il richiamo turistico non è per niente garantito nei numeri preventivati.
Dall’analisi dei dati forniti dai progettisti si rileva poi che troverebbero un impiego stabile solo 17 lavoratori (più altri 87 stagionali) per un margine salariale aggiunto inferiore ai 512mila euro nel 2020/2021. Tale “performance occupazionale” viene giudicata deludente rispetto all’asserita “notevole ricaduta nel territorio in termini di incremento di sbocchi occupazionali”, nonché insufficiente se confrontata con l’ammontare degli investimenti di pubblica utilità necessari in Italia per creare posti di lavoro stabili.
Infatti, continuano le associazioni, mentre il piano “Terminillo Stazione Montana Turismo Responsabile” per ogni nuovo posto di lavoro a tempo indeterminato assorbe risorse economiche pari a 2,9 milioni di euro, quelle necessarie ai progetti cofinanziati dal governo italiano per ogni nuovo stabile occupato si attestano su valori di molto inferiori (circa 56mila euro).
Prendiamo infine gli impianti di innevamento artificiale. Proprio all’indomani della formalizzazione della proposta, Maurizio Ramacogi, consigliere provinciale con delega all’Ambiente, spiegava dalle colonne di Format di aver pensato a cannoni di ultima generazione che, lavorando a temperature fino a cinque gradi sotto zero, si conformerebbero perfettamente ai fattori climatici riscontrabili sul Terminillo.
Sul punto controbattono le associazioni evidenziando una contraddizione: nonostante il 2019 sia risultato il più caldo dal periodo preindustriale, con la temperatura media del pianeta aumentata di 1,53 gradi centigradi (che nella dorsale appenninica ha indotto la progressiva rarefazione dei fenomeni nevosi), nella premessa dell’analisi meteoclimatica si afferma che “l’area del comprensorio del Terminillo negli ultimi anni ha avuto condizioni nivologiche ottimali”, facendo riferimento a rilevazioni ormai datate del servizio Meteomont, le più recenti delle quali risalgono addirittura al 2003.
Non solo. Negli ultimi vent’anni (1999-2019) la stazione turistica del Terminillo è passata da 160 a 78 giorni di innevamento sfruttabile al suolo (maggiore di 30 centimetri), con una perdita media anno su anno di più di quattro giorni di neve sciabile.
Pur mantenendo un approccio prudenziale, i dati meteoclimatici portano allora a pronosticare un’ulteriore consistente riduzione dei fenomeni nevosi sul Terminillo entro il prossimo ventennio. La carenza di neve sciabile nel 2019 peraltro non sorprende, in quanto l’evento è in linea con l’andamento decrescente delle precipitazioni nevose registrate negli ultimi 60 anni sul nostro monte.
Anche in relazione agli specifici costi attesi per innevare artificialmente il bacino del Terminillo, l’analisi è impietosa. Nel progetto la loro quantificazione è stimata a regime (2022/2025) in circa 500mila euro annui, ma si osserva una falla nel calcolo, laddove non sono stati correttamente considerati importanti elementi. Assumendo l’onere dell’innevamento per metro quadro pari a 1,23 euro (con altezza del manto nevoso di 33 centimetri come catalogato nel Business Plan), deriverebbe un costo a metro cubo di 3,7 euro. La superfice su cui è previsto l’innevato artificiale si estende su 92,8 ettari (corrispondente all’80% del totale delle aree sciabili contemplate dal progetto, pari a 116 ettari). Il costo unitario di ogni singolo intervento andrebbe pertanto quantificato in oltre un milione di euro (per l’esattezza 1.141.440), con un aggravio economico più che duplicato rispetto alle cifre avanzate nell’elaborato della Provincia.
A corredo di tutto ciò, proprio la settimana scorsa Legambiente ha reso noti i risultati raccolti nel report “Nevediversa 2020. Il mondo dello sci alpino nell’epoca della transizione ecologica”. Lo studio mette in risalto come rinomate località sciistiche italiane abbiano negli anni conosciuto un declino spesso inarrestabile, che ha determinato in alcuni casi il ridimensionamento degli impianti e in altri addirittura il loro completo abbandono. Tra le iniziative in controtendenza viene citato proprio il comprensorio terminillese, dove nonostante il forte calo delle presenze turistiche, la diminuzione delle precipitazioni nevose e i problemi economici, è stato invece nuovamente proposto un consistente piano di rilancio.
In realtà, gli investimenti servono proprio a ridare slancio ai comparti in crisi e la politica del no pregiudiziale blocca tutto senza alternative. Non si può comunque ignorare quanto la grandiosità del TSM2 si scontri con gli ingentissimi impegni finanziari necessari a sostenerlo e con la scarsa capacità attuativa degli interventi pubblici in Italia (sebbene il Comune di Leonessa abbia già realizzato due progetti, in una sorta di fuga in avanti). Soprattutto, non va minimizzata la circostanza che il prospetto si confronta con una mutata realtà geoclimatica, la cui conformazione potrebbe forse condurre più utilmente verso forme di sviluppo della montagna maggiormente innovative, meglio tarate e praticabili, a prescindere dal parere di compatibilità tecnico-giuridica che sarà espresso dai funzionari della Regione.


16-03-2020

condividi su: