a cura di Massimo Palozzi

Maggio 2020

IL DOMENICALE

TEATRO E MATTATOIO, STAVOLTA SPERIAMO MEGLIO

amministrazione

(di Massimo Palozzi) La mediazione potrebbe stare nella parola arena. Nel senso di teatro, ma anche luogo di corride. Martedì il Comune di Rieti ha reso nota la pubblicazione dell’avviso relativo alle procedure di gara per l’affidamento degli incarichi di progettazione e dei restanti servizi tecnici per la riqualificazione dell’ex mattatoio comunale a Foro Boario. In 130 giorni gli elaborati dovranno essere predisposti per la fase esecutiva. Secondo l’assessore ai Lavori pubblici, Antonio Emili, “la trasformazione dell’ex mattatoio, oltre ad essere l’investimento più cospicuo di Rieti 2020, rappresenta l’occasione storica per dotare il territorio di un secondo teatro e di un polo destinato ad accogliere concerti ed eventi culturali che ad oggi non trovano una giusta collocazione nel panorama urbano della città”.

L’opera dovrebbe tradursi nell’ideale Casa della Cultura prevista all’interno del progetto “Rieti 2020 – Parco circolare diffuso”, approvato dalla precedente amministrazione a settembre 2016 e che a gennaio dell’anno successivo era stato selezionato e finanziato dalla Presidenza del Consiglio nell’ambito del Programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie. Quel successo il sindaco Simone Petrangeli e la compagine di centrosinistra che lo sosteneva non fecero però in tempo a goderselo, perché alle elezioni della primavera seguente furono battuti dalla destra con il ritorno a Palazzo di Città di Antonio Cicchetti. Il quale infatti firmò lui con l’allora premier Paolo Gentiloni la convenzione a Palazzo Chigi il 19 dicembre 2017.

Il pacchetto prevede l’impegno di 20 milioni di euro, di cui 15 di investimenti pubblici e 5 di investimenti privati. Tra i lavori programmati figura proprio il recupero del complesso della Giorlandina, abbandonato ormai da molti anni.

Ecco dunque un primo punto di contatto tra mattatoio e teatro, cioè tra ciò che era e ciò che (auspicabilmente) sarà. Ma ci sono anche altre analogie che a Rieti accomunano le due cose. A cominciare dalle svariate peripezie che entrambe le strutture hanno vissuto in epoche tutto sommato recenti.

In città siamo giustamente orgogliosi del Flavio Vespasiano, il cui pregio architettonico fa da contesto a un’insuperata acustica, in virtù della quale nel 2002 il maestro Uto Ughi lo ha eletto miglior teatro d’Italia. Tra il 2005 e il 2008 il teatro di via Garibaldi dovette tuttavia rimanere chiuso per restauri e dunque l’amministrazione del tempo, guidata dal sindaco Giuseppe Emili (zio dell’attuale assessore), pensò di supplire allestendo un teatro tenda in via Cottanello, nella zona annonaria, guarda caso non lontano dal vecchio macello.

Il 15 novembre 2004 la giunta approvò una delibera che dava al manufatto le caratteristiche della pubblica utilità, rendendo superfluo il permesso a costruire. Sulla scorta di quell’atto, la società Galaxy allestì il tendone con tutti gli arredi connessi, e per un paio di stagioni, tra il 2005 e il 2006, vi furono ospitati spettacoli e manifestazioni al posto dell’indisponibile Flavio Vespasiano. Il Teatro Argento Pala Ford Venturi, come era stato ribattezzato, ebbe però vita breve e tormentata. Crescenti contrasti tra il Comune e gli affidatari portarono l’ente a decidere di liberare l’area e, nell’agosto del 2006, a intimare addirittura la demolizione dell’installazione. I provvedimenti vennero impugnati davanti al Tar del Lazio, il quale dapprima sospese lo sgombero, quindi a marzo 2008 condannò il Comune al risarcimento dei danni per il mancato utilizzo del teatro per una cifra di circa 900mila euro, che poi era grosso modo quella richiesta dalla Galaxy per cedere la struttura allo stesso Comune.

Il prosieguo della storia racconta di come il Teatro Argento finì abbandonato e lasciato deperire sino alla nevicata del febbraio 2012, che fece crollare il tendone.

L’ultimo atto è stato scritto a novembre 2017, quando sono state effettuate le operazioni di pulizia e sgombero dei resti del fu palatenda. Neppure in quell’occasione mancarono le frecciatine polemiche, con il sindaco Cicchetti lesto a dichiarare che il costo sostenuto ammontava a tremila euro più Iva, contro il preventivo di trentamila euro più Iva rimesso da una ditta interpellata dalla precedente amministrazione.

Senza ricorrere a espliciti gesti apotropaici, viene insomma spontaneo auspicare che la trasformazione dell’ex mattatoio segua un percorso meno impervio e, soprattutto, conduca a un’opera davvero fruibile in tempi ragionevolmente brevi.

Da tanto l’aria di Foro Boario non risuona più dei versi delle bestie destinate alla macellazione, perché si ritenne che la città avesse bisogno di un impianto più moderno ed efficiente, ubicato in una zona congrua. Venne così inaugurato un nuovo mattatoio al nucleo industriale, in via Emilio Greco. Doveva essere un passo in avanti decisivo, ma presto le cose cominciarono a prendere una brutta piega. Non solo negli anni l’impianto è rimasto più volte fermo per manutenzione: soprattutto la sua gestione è stata fonte di un mare di polemiche e di guai anche giudiziari.

Nel febbraio 2014 in Comune si sfiorò perfino la crisi. L’allora vicesindaco Pd Emanuela Pariboni licenziò infatti una durissima lettera aperta per contestare la decisione del sindaco di affidarne la gestione a una cooperativa sociale. A seguire, la serie di proroghe della concessione scatenò una bagarre politico-mediatica non da poco con l’opposizione.

I rapporti tra il primo cittadino di Sel e la minaccia della Pariboni di rimettere la delega al mattatoio (era pure assessore alle Attività produttive) scosse non poco i già fragili equilibri tra Petrangeli e il Partito democratico. La crisi poi rientrò, suggellata dal rimpasto di fine anno, sebbene i nodi non fossero stati tutti sciolti. Già, perché tra una sospensione e l’altra, il mattatoio chiuse i battenti, diventando uno degli argomenti forti della campagna elettorale delle ultime amministrative del 2017 e in seguito delle politiche della giunta uscita dalle urne. Nelle linee programmatiche delle azioni di mandato depositate ad agosto di quell’anno, il neosindaco scrive lapidario: “Il mattatoio comunale, struttura civile indispensabile, e, sicuramente, non lucrativa, va presto riaperto”. Evidentemente una pia illusione, se ancora a giugno 2018 la Coldiretti, in un incontro proprio con Cicchetti, sollecitava tra le questioni di prioritaria importanza la sua rimessa in esercizio. Come se non bastasse, a distanza di nemmeno due mesi il mattatoio subiva un’incursione da parte di ignoti ladri, che trafugavano tutti i cavi di rame degli impianti elettrici per un bottino di diverse decine di migliaia di euro. Al di là del valore intrinseco della refurtiva, il saccheggio arrecava soprattutto un pesante danno funzionale allo stabilimento, assestando un colpo durissimo alle prospettive di ripresa delle attività, tenuto conto dell’ulteriore esborso necessario in termini di investimento per riattare l’impianto. Così, mentre il complesso sprofondava nel degrado più assoluto, a febbraio del 2019 usciva la notizia della sentenza con la quale la Corte dei Conti del Lazio condannava l’ex sindaco Emili e due dirigenti comunali a risarcire l’ente per un danno erariale complessivo di 250mila euro, a causa delle tariffe indebitamente agevolate praticate, secondo i giudici contabili, tra il 2011 e il 2012 a una società che a lungo era stata il cliente principale del mattatoio reatino.

Mattatoio e teatro: due storie non proprio esemplari di buona amministrazione, che si spera trovino una sintesi riparatrice nel recupero a fini artistico-culturali del vecchio macello di Foro Boario.

 

17-05-2020

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