Marzo 2021

STORIE

SULLE ORME DI PAPA FRANCESCO: MOSUL COME AMATRICE

storia

di Massimo Palozzi - Sembrava un déjà-vu. Le potenti immagini del pellegrinaggio di papa Francesco a Mosul hanno richiamato alla memoria quelle altrettanto toccanti della visita del pontefice ad Amatrice all’indomani del terremoto. Le stesse macerie a fare da sfondo, la stessa atmosfera di speranza per la ricostruzione materiale e spirituale.

Ad Amatrice Francesco venne il 4 ottobre 2016, quaranta giorni dopo le scosse che avevano raso al suolo la città provocando 239 delle oltre 300 vittime totali del sisma. La sua passeggiata solitaria tra le case distrutte resta una delle rappresentazioni più incisive dell’intero pontificato bergogliano.

La battaglia di Mosul, nell’Iraq settentrionale, cominciò appena dodici giorni dopo, il 16 ottobre. Dal 2014 l’antica città sorta nei pressi di Ninive era preda della furia sanguinaria dell’ISIS. Il 5 luglio di quello stesso anno, dalla Grande moschea al-Nouri, Abua Bakhr al-Baghdadi aveva fatto di Mosul la capitale dell’autoproclamato Stato Islamico. Una scelta non casuale e dalla fortissima valenza simbolica. A Mosul, seconda città dell’Iraq per numero di abitanti dopo la capitale Baghdad, da secoli convivevano pacificamente cristiani e musulmani: una convivenza testimoniata dai rispettivi, imponenti luoghi di culto. Persino i pochi ebrei presenti e le altre minoranze erano liberi di professare la loro religione. Tra Siria e Iraq il delirio islamista di un manipolo di terroristi voleva invece erigere un califfato dominato dalla Sharia.

Già dal 2015 l’esercito iracheno e i peshmerga curdi avevano tentato di riprendere la città. Ma fu solo l’operazione lanciata in autunno a dare avvio alla cruenta campagna per la riconquista di Mosul. Al termine di un lungo assedio, le forze speciali irachene entrarono in città il primo novembre, incontrando fin da subito una resistenza tanto aspra quanto disperata. La presenza dei civili e le tattiche di guerriglia dell’ISIS costrinsero i liberatori ad un’offensiva che si protrasse fino al luglio 2017, quando venne formalmente annunciata la vittoria sugli occupanti jihadisti.

Il bilancio è incerto. Si stima che le vittime della battaglia di Mosul siano state almeno 40mila. Il computo delle atrocità commesse dai miliziani dell’ISIS ai danni della popolazione inerme, inclusi tanti musulmani, non è comunque definitivo. Le devastazioni materiali, insieme al martirio e alla diaspora di migliaia di famiglie cristiane (ma anche yazide), rimangono crudeltà non ancora riassorbite: troppo il sangue versato e troppo poco il tempo trascorso. Per questo la visita del papa assume un significato che senza retorica può essere definito storico.

Pur con tutte le distinzioni del caso, la figura del Santo Padre con il fondale degli edifici crollati e delle pietre sbreccate di Mosul accomuna nel ricordo le medesime scene di distruzione e morte causate dal terremoto di Amatrice. A differenza dell’Iraq, da noi è stata la natura con forse qualche complicità umana (i processi sono in corso) ad annientare un’intera comunità. Che con coraggio e determinazione si sta però rialzando, grazie anche alla speranza infusa da quella veste bianca raccolta in preghiera sui luoghi della tragedia.

 

07-03-2021

condividi su: