Ottobre 2018

STORIE DI BENI COMUNI

impresa

(di Fabiana Battisti) La partecipazione di tantissime persone che oggi in Italia si prendono cura dei beni comuni, in autonomia e in un’ombra troppo silenziosa dal nord al sud del Paese dimostrano quanto la pratica della collaborazione possa cambiare effettivamente le cose nell’interesse generale di una democrazia sempre più condivisa tra cittadini ed istituzioni. Ad animare il momento di confronto svoltosi a Rieti dal titolo “Storie di Beni Comuni” guidato sapientemente da Elena Taverna, tante virtuose associazioni quali, “Labsus” con Pasquale Bonasora, “Il Pungiglione Cooperativa Sociale” con Claudia Bonfini, la reatina “Postribù” con Pablo De Paola, “Donne di carta-Persone libro” con Sandra Giuliani, “Oz-Officine Zero” con Alessandro Santre Splendori. Dalle Donne di carta, con l’impegno profuso nel recupero sociale del senso dell’oralità,  persone-libri, libri incarnati nel mondo, alle OZ-Officine Zero, che contro la speculazione edilizia hanno recuperato a Roma i 20000 mq delle abbandonate e in seguito occupate ex-RSI, officine per la manutenzione e la riparazione dei treni notte, trasformandole in un centro polifunzionale di innovazione sociale ed economia collaborativa basata su coworking e pratiche di riuso. Da Il Pungiglione, che a Monterotondo nell’ottica di “Servizi di Welfare” e di attività di “produzione - lavoro” ha riqualificato un parco abbandonato attraverso una politica di squadra con altre associazioni, fino alla realtà reatina Postribù, che dal 2008 opera per la salvaguardia dell’acqua del Peschiera-Velino e del Farfa-Le Capore, attraverso percorsi condivisi con le comunità locali, e dell’aria, spingendo i Comuni di Rieti e Cittaducale alla regolamentazione degli inceneritori a biomassa in prossimità dei centri abitati; negli ultimi anni, poi, impegnata in un progetto (www.posterremoto.it) di Ricostruzione del tessuto socio-economico nelle terre del cratere sismico. Tra le altre, non ultima, l’essenziale e solida testimonianza di Labsus, laboratorio per la sussidiarietà che investe da sempre sulle capacità singole messe a sistema con le amministrazioni pubbliche in un’orchestra di interventi armonizzati alla pratica della Costituzione. Nello specifico, l’ispirazione viene dalla legge di revisione costituzionale che nel 2001 ha introdotto il principio di sussidiarietà orizzontale: “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”

Facendo leva sull'input giuridico il motore trainante di Labsus ha formulato regolamenti per l’amministrazione condivisa dei beni comuni e nuovi prototipi degli stessi (222 comuni in tutta Italia, tra i 66 che ne hanno avviato le pratiche e i 156 attivi dalle prime ore). “Bene comune - come ricorda Elena Taverna - risulta oggi un termine inflazionato, in perdita per questo anche del suo valore prescrittivo ma scendere in profondità e confrontarsi nel concreto delle esperienze territoriali permette di assumere una migliore e maggiore consapevolezza condivisa riguardo al cosa sia e al come, quando e perché ciascuno possa agire per custodirlo, ovviamente in un’ottica futura chissà pensando anche a Rieti, un esempio su tutti potrebbe essere l’ormai abbandonato monastero di Sant’Antonio al Monte, ma anche altri luoghi da rigenerare ancora ricchi di potenzialità per la città. L’inclusione e l’innovazione di nuovo sembrano essere le parole-chiave a chiudere il cerchio. L’autoreferenzialità di associazioni e cittadini, la legislazione locale, l’incomunicabilità con le istituzioni e l’incapacità di parlare e farsi comprendere oltre la propria nicchia rappresentano il quadro composito dei limiti da superare per poter stringere molteplici ed inedite alleanze guidate da uno stile mediato dall’empatia e senza dubbio vincente per il benessere del territorio e di chi ci vive.

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