a cura di Massimo Palozzi

Ottobre 2019

IL DOMENICALE

SOTTOPASSO, PIANO DEL TRAFFICO E INQUINAMENTO

città

(di Massimo Palozzi) La Sala consiliare del Comune ha ospitato mercoledì un nuovo incontro organizzato dal Comitato Piana Reatina per il no al sottopasso in viale Maraini, nel corso del quale sono state illustrate le criticità che secondo i promotori ne sconsiglierebbero la realizzazione.

La sua indubbia rilevanza ha imposto il tema alla ribalta mediatica. Non minore interesse meritano tuttavia i due piani sui quali andrebbe mantenuta l’attenzione in questa fase preliminare. Perché in gioco non c’è soltanto la valutazione dell’impatto dell’opera sul circoscritto quadrante di viale Maraini e dintorni, ma anche l’anticipazione degli effetti che produrrebbe sull’intero tessuto urbano. Nel mezzo, termini e modalità dell’eventuale coinvolgimento dei cittadini in una decisione prettamente politico-amministrativa.

Partiamo dal primo punto. Il nostro è rimasto uno dei pochi capoluoghi ad essere attraversato dai binari ferroviari. Da ciò le ripetute interruzioni al flusso veicolare registrate durante la giornata al transito dei treni.

L’eliminazione dei passaggi a livello è prevista da una direttiva europea, per la cui attuazione il ministero dei Trasporti ha stanziato i fondi che, nello specifico, Rete ferroviaria italiana impiegherebbe per procedere allo scavo del sottopasso, dalla progettazione alla fase esecutiva.

Il Comune ha subito benedetto l’operazione, che doterebbe Rieti di un’infrastruttura sulla carta funzionale allo snellimento del traffico e, cosa di non poco conto, a costo zero. Gli abitanti della zona (e non solo) si sono invece prontamente mobilitati in senso contrario, paventando uno sventramento del tratto dello storico viale con relativa compromissione della sua fisionomia, fino ad evocare rischi per la stabilità strutturale dei palazzi. Ma più che altro, a preoccupare i commercianti sono i disagi portati dai lavori, in primis quelli collegati alla riduzione della clientela e del conseguente giro d’affari per i negozi.

L’amministrazione ha replicato respingendo queste proteste, reputate preconcette, e rimandando la deliberazione finale al progetto definitivo che dettaglierà durata e tipologia degli interventi. Solo una volta conosciuto nella sua interezza, sostengono sindaco e assessori, esso potrà essere oggetto di adeguata valutazione, sebbene non di modifiche o emendamenti (e questo costituisce un grosso limite). La proposta di Rete ferroviaria italiana pare infatti blindata: prendere o lasciare, con la seconda opzione forse più teorica che concreta. Stando alla portata degli investimenti programmati su scala nazionale, non è infatti per niente scontato che l’iter di edificazione del manufatto possa essere bloccato per l’opposizione delle comunità locali.

Analoga situazione la città l’ha vissuta qualche anno fa in occasione dei lavori per i Plus effettuati nel cuore del centro storico. Anche allora pedoni, residenti e, soprattutto, commercianti patirono i fastidi dei cantieri, ma alla fine non si può certo dire che il risultato non abbia ricompensato quelle difficoltà. Che poi il restyling di vie e piazze tra la cattedrale, la prefettura e il municipio non abbia risolto i problemi dei piccoli esercenti, rimane un serio problema da affrontare, ma con altrettanta onestà va riconosciuto che a quel recupero non poteva e non può essere unicamente affidato il ruolo di traino economico, in carenza di adeguate politiche di supporto.

Ben si comprende allora il favore dell’amministrazione (che magari dispone di elementi finora non resi pubblici) verso la costruzione del sottovia. Un favore peraltro pesantemente condizionato dalla consapevolezza che non esistono alternative all’offerta di Rfi, per cui o si accetta il “regalo” così come confezionato dalla società ferroviaria o niente, non essendoci i soldi per finanziare alcunché di diverso.

Nel dibattito pubblico che ne è sorto, la Uil ha suggerito la celebrazione di un referendum per sondare l’orientamento dei reatini. Il referendum è uno strumento di democrazia partecipativa contenuto nello statuto comunale, ma manca il relativo regolamento di attuazione. Il che lo rende di piuttosto ardua praticabilità, se si considerano anche i tempi tecnici, i costi e gli effetti collaterali come la sospensione dell’attività didattica per l’allestimento dei seggi nelle scuole.

Tecnicismi a parte, convince l’idea di coinvolgere la cittadinanza su un argomento di così grande influenza sulla vita quotidiana, seppure con i dovuti distinguo. Il nostro è un sistema di democrazia rappresentativa, nel quale il popolo sceglie gli amministratori incaricati di sviluppare ed eseguire i programmi elettorali. La consultazione di sindacati, comitati, gruppi di pressione o associazioni di categoria può essere fonte di contributi importanti, sia a livello propositivo sia di raffigurazione di tendenze, e dunque i gestori della cosa pubblica devono porsi in ascolto con piena disponibilità. Poi però spetta a loro fare una sintesi autonoma, assumendosi la responsabilità delle scelte finali.

Il rischio che il fisiologico contrasto di interessi (ad esempio tra chi vive e lavora in viale Maraini e chi invece ci transita soltanto) degeneri in conflitto di egoismi è evidente e non consente il ricorso a scorciatoie, facili solo in apparenza. Per questo in una società matura la dittatura della maggioranza non può assurgere a criterio assoluto. E sempre per questo, esistono istanze decisionali superiori chiamate a mediare e contemperare gli interessi coinvolti.

Passando dalle speculazioni filosofiche a una visione più concreta delle cose, non sarebbe male mettere intanto fine al ricorrente errore di effettuare singoli interventi disancorati da un complesso coerente, dove tutto è funzionalmente interconnesso. Come ci ricorda la suggestiva enunciazione dell’“effetto farfalla”, formulata giusto quarant’anni fa dal matematico e meteorologo americano Edward Lorenz, se un battito d’ali in Brasile può provocare un tornado in Texas, cosa potrebbe determinare sulla mobilità e sulla vivibilità di Rieti un’opera come il sottopasso di viale Maraini?

Sul finire della scorsa consiliatura l’amministrazione uscente commissionò ad un primario studio professionale un progetto per la ridefinizione del Piano urbano del traffico, fermo ormai alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso.

A distanza di tre anni, quell’elaborato resta sepolto in qualche cassetto di Palazzo di Città, senza che nessuno dei nuovi amministratori abbia stranamente mostrato la stessa disponibilità al confronto predicata per il sottopasso di viale Maraini. E sì che di materia di discussione ce ne sarebbe in abbondanza.

Nemmeno i tentativi di ottenere il rilascio di copia del progetto da parte di associazioni come NOME Officina Politica sono andati a buon fine, nonostante la tematica sia di grandissimo interesse e altrettanta attualità, alla luce dell’ormai conclamata inadeguatezza del sistema viario cittadino. Al quale si continua ad apportare modifiche attraverso iniziative spot, che non solo non sono integrate in una visione organica, ma compromettono quell’equilibrio generale che a suo tempo condusse alla redazione e alla successiva applicazione del Put vigente.

Chiaro che se emergono criticità occorre provvedere, ma a forza di mettere toppe, il piano del traffico assomiglia sempre più al vestito di Arlecchino.

Le conseguenze di queste incertezze cominciano a manifestare i loro effetti anche sul fronte inquinamento. Secondo i dati dell’Aci, al 31 dicembre 2018 in città risultavano immatricolati 43.110 veicoli che, su una popolazione di 47.149 abitanti, fanno all’incirca 0,9 mezzi per residente, cioè due a famiglia. Precisato che questo computo contempla tanto le automobili quanto altre categorie (motocicli, autobus, camion), la parte del leone la fanno le macchine alimentate a benzina (20.701), seguite da quelle a gasolio (18.680). Appena 6 le elettriche.

In Italia i veicoli circolanti l’anno scorso erano 51.682.370, di cui 39.018.170 autovetture, pari a circa 1,17 per ogni abitante. Rieti si pone dunque leggermente al di sotto della media nazionale, ma sono altri i numeri su cui riflettere, soprattutto ora che con l’accensione dei termosifoni le emissioni climalteranti degli impianti di riscaldamento si stanno sommando a quelle dei veicoli.

Il rapporto “Ecosistema urbano” di Legambiente, presentato lunedì scorso in collaborazione con il Sole 24 Ore, ci colloca alla 77ª posizione su 104 capoluoghi. Non un piazzamento particolarmente onorevole, tenendo conto del livello appena sufficiente della qualità dell’aria (l’anno scorso si sono registrati diversi sforamenti dei parametri massimi ammessi dalla legge) e delle punte negative di alcuni dei diciotto indicatori presi in esame.

I soli 16,9 metri quadrati per abitante di verde fruibile ci pongono ad esempio nella parte bassa della classifica, all’84º gradino, mentre l’inquietante 0,04 metri quadrati di aree pedonali per residente inchioda Rieti addirittura al penultimo posto, prima solo di Rovigo tra le città rilevate. Sicuri che non ci sia qualcosa da rivedere?

 

03-11-2019

 

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