Dicembre 2020

PERSONE & PERSONAGGI

SOR CHECCO SCASCIAFRATTE : GREMBIULE NERO E SORRISO

artigianato

(di Francesco Saverio Pasquetti) - Grembiule nero e sorriso. Questo era il biglietto da visita con cui Francesco “Checco” Scasciafratte per oltre settant'anni ha accolto generazioni intere di reatini nella sua bottega di sapiente e straordinario mastro artigiano della calzatura. Venne in città da Limiti di Greccio, subito dopo la guerra, nel '46, per apprendere il mestiere e fu accolto a soli 15 anni dal suo maestro nella bottega di via Terenzio Varrone, all'epoca storico corso commerciale cittadino. Da quel momento e per ben 75 anni quel “mestiere”, per lui una vera e propria arte, è stato il suo inseparabile compagno di vita, assieme all'amata Anna Maria da Sellecchia, con la quale fra un mese avrebbe celebrato ben 63 anni di intenso matrimonio. Quella bottega la ereditò quale sorta di figlio adottivo del maestro, che non aveva eredi, per poi espandersi nello storico esercizio di piazza Oberdan, lasciato solo a fine anni '90, inizio 2000, a causa dei lavori del parcheggio coperto e dei tanti disagi che al suo lavoro aveva causato. Con il figlio Simone, unico fra i tre – gli altri sono Natale ed Emanuele – ad aver seguito le orme paterne, si era poi trasferito a via Flavio e fino a settembre, quando un improvviso malore lo ha colpito, lo trovavi dietro al suo bancone, sorridente e gentile come sempre, con la sua straordinaria competenza. Ha realizzato scarpe per generazioni di reatini, il sor Checco, quando non c'era il made in China né mercatoni di sorta. “Per settant'anni ho infilato le mani nelle scarpe delle persone”, soleva dire, orgoglioso del suo essere artigiano, da poco compiuti i 90 anni. E lo faceva con sapiente maestria, riparando, a volte, anche quello che appariva irreparabile, seppur i materiali moderni erano oramai talmente scadenti da risultare anche per lui un'impresa inutile porvi rimedio. Era il 1975 quando ascoltò un Annuncio nei locali di quella che, all'epoca, era la parrocchia di Santa Scolastica, poi accorpata con la riforma a quella della cattedrale. Con tutta la sua famiglia vi era stato chiamato da padre di Santo e padre Giuseppe Venturi, scolopi che reggevano la parrocchia, per ascoltarvi le catechesi per adulti che giovani romani dei Martiri Canadesi, a via XXI Aprile, portavano sulla scorta dell'insegnamento della Chiesa, del concilio vaticano II e dello spagnolo Kiko Arguello, fondatore del Cammino Neocatecumenale. Ha avuto inizio da allora un cammino, per lui e per la sua famiglia, di profonda riscoperta della fede che ne ha caratterizzato un'esistenza interamente dedita alla famiglia, al lavoro, all'impegno in parrocchia a fianco, poi, di don Salvatore Nardantonio a Sant'Agostino, e nella città e nel sociale. Fu presidente storico della Cooperativa Artigiana di garanzia, istituzione nata a sostegno proprio degli artigiani in difficoltà o di quelli che necessitavano di aiuto per intraprendere la propria attività. Con l'amata Anna Maria discutevano spesso, senza paura, di chi per primo sarebbe stato chiamato ad incontrare quello Sposo che tante volte, nella vita di tutti i giorni avevano conosciuto e del quale avevano manifestato agli altri le meraviglie compiute nella loro vita. “Non sia turbato il vostro cuore...vado a prepararvi un posto. Sennò ve l'avrei detto”: entrambi credevano nella parola del Vangelo di Giovanni:«...quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io”.

17_12_20

ph F.Marchioni

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