a cura di Massimo Palozzi

Marzo 2020

IL DOMENICALE

SINDACI IN PRIMA LINEA

amministrazione, sanità

(di Massimo Palozzi) Li abbiamo visti aggirarsi in lacrime per le città deserte. Li abbiamo ascoltati rivolgere alla popolazione accorati appelli a rispettare le regole, molti con stile istituzionale, qualcuno seguendo modalità più informali e addirittura in dialetto. Li abbiamo guardati prodursi in performance non proprio esaltanti, leste a fare il giro del web tra gli sghignazzi degli utenti. Sono loro, i sindaci e le sindache d’Italia, che guidano metropoli o piccoli centri e stanno lì a presidiare il territorio. A far sentire una presenza rassicurante, ma anche ad adottare misure non di rado drastiche, retrocedendo magari personali inclinazioni in nome della salvaguardia della salute pubblica.
Sindaco è una bella parola. Deriva dal greco e significa “patrocinatore”, colui che si fa carico delle istanze altrui. In italiano suona assai meglio che in lingue come il francese (maire) o l’inglese (mayor), dove i termini traggono origine dalla medesima radice: “maggiore”, quindi primo sugli altri, quasi ad esprimere una superiorità gerarchica. Per identici motivi è da preferire allo spagnolo alcalde, che discende dall’arabo “giudice”, perfetto per rimarcare il principio di autorità. O al tedesco bürgermeister, “borgomastro”, vocabolo composto, la cui traduzione suona letteralmente “capo dei cittadini”. E non parliamo del medievale “podestà” reintrodotto dal regime fascista, appositamente preso dal latino potestas allo scopo di identificare chi esercita il potere sulla comunità senza alcuna forma democratica (era di nomina governativa, non veniva eletto dal popolo e deteneva le attribuzioni di sindaco, giunta e consiglio comunale).
Sotto il virale flagello, i sindaci alle volte ricordano San Giuda Taddeo, il patrono dei casi disperati. Taddeo era il secondo nome di uno dei due Giuda presenti fra i dodici apostoli (l’altro era l’Iscariota, il famigerato traditore di Gesù). Fu un uomo pio e predicatore indefesso, martirizzato in Persia nel corso della sua evangelizzazione. Ma per paura che le preghiere che gli venivano rivolte fossero ascoltate dal Giuda sbagliato, nel Medioevo il culto a lui dedicato finì per essere abbandonato. Pure nei Vangeli è citato unicamente come Taddeo. Ci si affidava perciò alle sue cure solo in extrema ratio, quando la situazione era gravissima e le raccomandazioni a tutti gli altri santi non avevano dato esito. Per questo è venerato in qualità di patrocinatore delle cause impossibili. Patrocinatore, per l’appunto, l’etimo originario della parola sindaco.
Nel pieno dell’emergenza coronavirus, il più esposto in provincia è ovviamente quello del capoluogo, Antonio Cicchetti. A lui compete la gestione di una macchina amministrativa grande e complessa, chiamata a raccordarsi con competenze regionali e statali non sempre facili da coordinare e armonizzare.
Il più coinvolto dalla calata del virus alle nostre latitudini rimane invece Davide Basilicata, primo cittadino di Fara Sabina, dove si registra il  maggior numero di contagi.
E poi gli altri, alle prese con l’escalation dell’infezione, fino a Sandro Grossi, il sindaco- medico di Poggio Moiano in autoisolamento fiduciario, fortunatamente risultato negativo al tampone. Per arrivare a Leonardo Ranalli di Cittaducale, tra i primi a chiudere parchi e giardini per colpa dell’incoscienza di chi continua a uscire incurante dei divieti, dei protocolli sanitari e degli ammonimenti degli scienziati (stendiamo un velo pietoso sulla maturità civica di simili soggetti).

Tutti i 73 sindaci del Reatino sono comunque in trincea, e non per svolgere solamente le funzioni di massima autorità sanitaria in ambito municipale. Occorre infatti mandare avanti la vita quotidiana, garantendo i diversi servizi alla cittadinanza.
Come in tutte le categorie, ce ne saranno di inadeguati e perfino di inetti. Ma in questo momento lo sforzo che si stanno sobbarcando gli amministratori locali va guardato con rispetto e riconoscenza. Perché farà pure parte del ruolo, ma allora si dovrebbe dire lo stesso dei medici, degli infermieri e di tutti gli addetti alla sanità giustamente promossi eroi sul campo. O dei vigili del fuoco, degli appartenenti alle forze dell’ordine (compresa la Polizia penitenziaria), dei farmacisti, dei professionisti dell’informazione e di quanti garantiscono la continuità nei settori essenziali, combattendo in prima linea anche nel privato contro un nemico subdolo, infido e crudele e contro l’irresponsabile leggerezza di troppi che ne favoriscono la diffusione e le nefaste conseguenze.
Il sindaco è insomma un presidio di democrazia e di operatività che si segnala nel panorama costituzionale italiano. È definito come l’organo monocratico posto al vertice del Comune e in quell’aggettivo risiedono l’attribuzione di un potere non condiviso,
insieme all’onere di scelte da fare in solitudine, per quanto decise con il conforto dei collaboratori e dell’apparato politico-burocratico che lo spalleggia.
D’altronde i cittadini dal 1993 lo eleggono direttamente, sancendo così un legame ancor più stringente e vincolante con il corpo degli amministrati.
Chi si candida a capitanare una collettività è mosso sempre da una buona dose di autostima, oltre che di dedizione alla cosa pubblica. La continua sovraesposizione e la contemporanea prossimità anche fisica alla gente ne fa del resto sia il centro delle battaglie politiche a livello locale, sia il punto di riferimento e di prossimità istituzionale.
Di certo non ci si candida per la retribuzione. Il sindaco non riceve uno stipendio fisso, che dipende invece dalle dimensioni del comune amministrato e tocca comunque livelli mediamente bassi. Quello dei paesi fino a tremila abitanti è stato portato dall’ultimo decreto fiscale a 1.400 euro al mese. L’aumento dovrebbe scattare a luglio, ma vista la crisi da coronavirus, chissà se andrà a regime. Si sale poi a scaglioni fino ai 7.800 (più rimborsi spese) delle metropoli con oltre 500mila abitanti. Se però il sindaco è un lavoratore dipendente e non si mette in aspettativa, il compenso viene dimezzato. Nei comuni come Rieti, di poco al sotto dei cinquantamila abitanti, l’indennità di carica è di 3.460 euro lordi.
In provincia, il secondo per popolazione è Fara Sabina, che non raggiunge i 14mila residenti, seguito da Cittaducale con meno di 7mila e via via a decrescere fino alla settantina di Marcetelli. In totale, dei 73 comuni del Reatino, 38 hanno meno di mille abitanti, 16 tra mille e duemila, 9 tra duemila e tremila, 4 tra tremila e quattromila, due intorno a quattromila e altrettanti tra seimila e settemila.
Nel caos generale dovuto al virus cinese, martedì il sindaco di Pesaro ha lanciato un allarme sulla tenuta dei bilanci dei comuni italiani, moltissimi dei quali si trovano già in difficoltà più o meno gravi.
Il fermo delle attività non ha infatti impattato soltanto sui redditi delle famiglie, ma indirettamente anche sulle entrate degli enti locali. Lo stesso capoluogo è dal 2013 soggetto ad un ferreo percorso di ripianamento del debito sorvegliato dalla Corte dei Conti e dal ministero dell’Interno, e diversi altri comuni della provincia si trovano in stato di sofferenza.

Un disegno di legge della viceministra all’Economia Laura Castelli, licenziato lo scorso anno, prevede una riforma organica della finanza locale con l’eliminazione del fallimento per le amministrazioni in crisi di liquidità. L’idea di fondo è puntare a una procedura unica per sostituire dissesto e pre-dissesto con una cabina di regia dove concordare i piani di rientro fra ministeri, enti territoriali e magistratura contabile. Risulta difficile prevedere se andrà a buon fine. Già sopravvissuto a stento al cambio di governo la scorsa estate, il testo si misura ora non più solo con le diverse sensibilità politiche, ma pure con gli imprevedibili riflessi sul sistema nazionale portati dal ciclone Covid-19.
Nella travolgente dimensione dell’immediato, questi possono suonare come discorsi astratti. Ma quando l’onda lunga degli effetti dell’epidemia arriverà a toccare interessi meno pressanti benché ugualmente sensibili, sarà purtroppo facile realizzare il portato di misure di riparazione adottate in un contesto dove, giusto per dirne una, i Reatini pagano già oggi le aliquote massime delle tasse comunali.


22-03-2020

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