a cura di Riccardo DI GENOVA

Aprile 2017

IL PROFESSOR ARISTIDE

"SEGUI SEMPRE LE TRE 'R': RISPETTO PER TE STESSO,

rispetto per gli altri, responsabilità per le tue azioni" (Dalai Lama)

società

Appena rientrato da un bellissimo viaggio in Giappone sono stato tempestato dalle domande più scontate del tipo: “Com’è il Giappone? Ti è piaciuta più Tokyo o Kyoto? Hai assaggiato il sushi?”, ma solo in pochi mi hanno chiesto quale fosse stato l’aspetto che più mi aveva colpito. Ebbene, è proprio sull’aspetto socio-culturale del mondo nipponico che intendo soffermarmi, perché pensando alla nostra realtà “italica”, non si può non restare colpiti dall’enorme divario “civico” che si percepisce in ogni piccola azione quotidiana e in ogni situazione in cui è l’interazione con l’altro ad essere protagonista. Purtroppo negli ultimi decenni, a casa nostra, il processo educativo è venuto sempre meno a causa di un depauperamento progressivo dei valori, una presenza sempre più blanda della famiglia e una carenza della Scuola, il cui Ministero pensò bene, a suo tempo, di eliminare dal programma di studi la tanto vituperata Educazione Civica, con i risultati che oggi saltano agli occhi di chiunque. Disordine diffuso, inefficienza, niente più rispetto per gli altri, vandalismo, bullismo, opportunismo, menefreghismo, sporcizia e incuria, insomma… forse siamo anche cromosomicamente portati ad agire in maniera incivile, però confrontandoci con realtà più avanzate della nostra sotto questo punto di vista, ci accorgiamo di quanto sarebbe più facile vivere meglio, attraverso semplici azioni fondamentalmente dettate da un approccio più umano che travalica la soglia dell’individualità, spingendosi oltre, in una visione olistica del sistema “società” in cui tutti hanno un compito, una dignità, una storia, una serie di diritti, ma prima di tutto di doveri! In Giappone tutto ciò è naturale e metabolizzato fin dai primi anni di vita quando i bambini, già in prima elementare, al termine delle lezioni puliscono la propria aula per ritrovarla in ordine l’indomani, perché la scuola è il luogo di ciascuno studente e da subito si impara che la pulizia è bella, si, ma non viene dall’alto o per mano di chissà chi, siamo noi stessi che dobbiamo preoccuparci di tenere pulito l’ambiente; così si spiega l’assoluta pulizia per le strade, sui mezzi pubblici, la mancanza di scritte sui muri o sulle carrozze della metro. L’educazione riguarda anche il rapportarsi con gli altri, dicevamo; in una società che poi non è altro che una “grande famiglia”, ci si saluta, si ringrazia ad ogni occasione, si sorride e ci si aiuta, se necessario, perché è normale pensare che “l’altro” possa avere un bisogno, un problema; troppo facile dire “non mi riguarda, sono affari suoi”, è questa l’inciviltà. Sono rimasto impressionato dalla disponibilità di semplici passanti (che ti accompagnano spontaneamente deviando dal loro percorso!) e di chi svolge servizi pubblici, tipo gli autisti del bus che per far salire un disabile scendono dal posto di guida, prendono una pedana pieghevole e spingono la carrozzina all’interno del mezzo, ripetendo l’azione alla fermata richiesta, incuranti del traffico e della coda che provocano e di cui nessuno si lamenta perché si sta aiutando chi ha bisogno. Il lavoratore giapponese, qualunque professione svolga, ha una grandissima dignità e serietà e nessuno, nell’esercizio della sua funzione, si lamenta mai o fa trapelare insofferenza o impazienza, perché nella sua cultura, fondamentalmente, una sola parola conta su tutte: RISPETTO, per gli altri e per sé stessi, valore basilare di cui ormai dalle nostre parti vediamo solo le ceneri! Peccato che la meta sia troppo lontana e facilmente accessibile, ma quanto sarebbe utile per i nostri giovani un viaggio d’istruzione da quelle parti!

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