a cura di Massimo Palozzi

Giugno 2019

IL DOMENICALE

SANT’ANTONIO, LE TASSE E IL PADEL

(di Massimo Palozzi) Per i reatini giugno è il mese dedicato ai festeggiamenti in onore di Sant’Antonio di Padova. Ma come per tutto il resto degli italiani è pure il mese delle tasse, comprese quelle locali. Qualche concittadino ha quindi tirato un sospiro di sollievo alla notizia uscita martedì che tra i 469 comuni che hanno portato l’addizionale Irpef al massimo consentito dalla legge (0,8%) non figurava quello di Rieti. Purtroppo si è trattato di una gioia effimera: il nome del capoluogo non era contenuto nella lista semplicemente perché la quota di competenza sta al top già da diversi anni.

Con una delibera consiliare dello scorso 29 marzo il Comune ha però innalzato ad alcune categorie di contribuenti la Tari, la tassa sui rifiuti. La giunta lo ha fatto passare come un atto dovuto per ottemperare a una sentenza del Tar che ha accolto il ricorso del gestore della discarica di Viterbo contro gli adeguamenti tariffari decisi dalla Regione e giudicati troppo bassi. Secondo l’opposizione si tratta invece di un pretesto tecnico che non reggerebbe di fronte a una conduzione dell’ente sempre più fallimentare sotto il profilo della tenuta dei conti.

Comunque stiano le cose, i reatini hanno cominciato a mettersi in fila in banca con gli F24. La prima rata è spirata il 31 maggio. Per chi decide di pagare in un’unica soluzione c’è tempo fino al 16 giugno. E qui qualcuno potrebbe ironizzare sul fatto che il 16 giugno cade di domenica e nel pur dettagliatissimo avviso di pagamento spedito ai contribuenti con tanto di specifica sulla perentorietà delle scadenze e relativa minaccia di sanzioni in caso di tardivo versamento, il Comune ha omesso di indicare che il termine slitta di diritto al giorno lavorativo successivo, vale a dire lunedì 17.

La buona notizia è almeno la proroga degli sgravi fiscali alle imprese che operano nelle aree terremotate.

Tutto ciò in concomitanza con la risposta di mercoledì con la quale l’Unione europea ha respinto al mittente le spiegazioni fornite dal governo sullo stato e le prospettive dei nostri conti, proponendo l’apertura di una procedura di infrazione per debito eccessivo. La Commissione nutre serie perplessità sulle politiche in deficit portate avanti dall’Italia, che registra un debito pubblico superiore al 130 per cento del Pil (il più elevato tra i paesi membri esclusa la Grecia). In pratica, su ogni italiano grava un debito di 38.400 euro, per finanziare il quale si spendono all’incirca mille euro pro capite di interessi all’anno.

Nonostante lo scenario tutt’altro che confortante, si lavora freneticamente per scongiurare l’avvio effettivo del procedimento sanzionatorio, mentre se ne sta fronteggiando un altro riaperto a febbraio dopo una moratoria durata due anni. L’infrazione contestata riguarda in questo caso l’eccessiva lunghezza dei tempi di pagamento delle pubbliche amministrazioni, che risulta la peggiore in assoluto su scala continentale.

Per legge il termine per il saldo delle fatture è di trenta giorni, esteso a sessanta in casi particolari. Attualmente la media italiana supera i cento giorni e, secondo i dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze aggiornati allo scorso ottobre, il Comune di Rieti non compare tra i 500 enti più virtuosi che pagano con tempestività.

La scorsa settimana la Camera ha approvato una mozione presentata da due parlamentari di maggioranza (uno della Lega e l’altro del Movimento 5 Stelle) ma approvata all’unanimità, per impegnare il governo a provvedere ai pagamenti delle pubbliche amministrazioni anche attraverso il ricorso ai cosiddetti “minibot”. In pratica, buoni del tesoro di modesta entità, emessi in forma cartacea (a differenza dei Bot tradizionali che sono stati dematerializzati), coperti da garanzia sovrana ma senza scadenza e, soprattutto, non soggetti al pagamento di interessi.

Il dibattito sulla loro eventuale introduzione sta infiammando il clima politico degli ultimi giorni e a prescindere dall’esito di una misura tanto controversa, si percepisce la difficoltà del sistema Paese ad elaborare soluzioni realmente efficaci e credibili sul piano internazionale. Il Pd, ad esempio, dopo averla votata a Montecitorio, ha subito ritirato il proprio sostegno, mentre il deputato reatino Alessandro Fusacchia si è addirittura scusato per il proprio voto favorevole all’atto di indirizzo per conto di +Europa.

Nel mentre fervono i preparativi per le tradizionali manifestazioni del giugno antoniano, la situazione sembra ben rappresentata dal campo di padel allestito in settimana in piazza Vittorio Emanuele II nell’ambito della quarta edizione del Rieti Sport Festival inaugurata venerdì.

Secondo la versione ufficialmente riconosciuta, il padel è uno sport inventato nel 1969 dal messicano Enrique Corcuera e proprio quest’anno compie dunque mezzo secolo di vita. In Italia è ancora relativamente poco praticato, sebbene cominci a raccogliere proseliti anche fra i reatini, con Daniele Palenga a farsi onore a livello nazionale in coppia con il compagno di doppio, il catanese Alessio Bandiera (entrambi tesserati per una società ternana).

La peculiarità di questa disciplina molto simile al tennis sta nel fatto che la palla può validamente rimbalzare sulle pareti che circondano il rettangolo di gara, rimanendo in gioco.

La metafora può apparire ardita, ma questo frullare di palline che sbattono da tutte le parti senza mai uscire dalla “gabbia” in cui si affrontano i giocatori ricorda tanto la situazione dei conti pubblici italiani e locali, con gli amministratori a rincorrere con grande fatica e dispendio di energie un obiettivo di stabilizzazione che invece pare sfuggire ad ogni colpo sferrato.

 

09-06-2019

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