Novembre 2020

SALUTE

SANITÀ, DALL’EROISMO ALL’ EGOISMO

salute, sanità

(di Massimo Palozzi) Tra eroismo ed egoismo la differenza sta appena in una consonante. Eppure la transizione dal primo al secondo contiene per intero il cammino sociologico percorso nel periodo dall’avvento della pandemia ad oggi.

Il post del dottor Lucio Mignone, medico di famiglia aretino sul ruolo e le competenze dei suoi colleghi (LEGGI QUI) riassume alla perfezione l’odierno sentimento degli italiani verso il mondo della sanità: un misto tra speranza, affidamento e delusione. In qualche caso rabbia. E sconforto. Lui lo fa guardando alla propria dimensione ma l’astrazione del concetto viene immediata: gli eroi della prima ora sono diventati il bersaglio degli egoismi variamente declinati in una popolazione smarrita, affranta e stremata di fronte alla terribile sensazione di impotenza che l’intero sistema sta trasmettendo.

Anche la sua uscita rende la misura di un egoismo. Quello di una categoria che si scopre ingiustamente colpevolizzata e additata al pubblico ludibrio. Un egoismo dunque fondato, non becero e soprattutto argomentato. Perché per i medici di famiglia si è forse già compiuta quella metamorfosi del comune sentire che rischia pericolosamente di estendersi all’intero corpo sanitario. Per molti, compresi esponenti politici di primaria importanza, sono loro l’anello debole della catena. Sono loro che non fanno il necessario filtro a protezione delle reali necessità dei pazienti destinati sul serio al pronto soccorso. Sono loro, insomma, ad inceppare un meccanismo logoro che con il Covid ha subito uno stress test da cui è uscito piuttosto malconcio.

Manifestazioni di insofferenza cominciano a verificarsi nei confronti dei medici ospedalieri, degli infermieri, degli addetti alle ambulanze che in primavera venivano osannati come eroi. Adesso eroi non lo sono più ma per fortuna non sono ancora diventati gli avversari da demonizzare, come invece sta forse accadendo per quelli che un tempo erano i dottori della mutua.

Nel suo post Mignone spiega compiutamente e senza ipocrisie lo stato dell’arte della categoria alla quale appartiene. Nel bene e nel male. Il punto è un altro. Negli ultimi vent’anni i continui tagli ai finanziamenti e politiche rigoriste come il blocco del turn over e il numero chiuso nelle università, hanno talmente infiacchito la sanità pubblica che l’astenia non è più solo uno dei sintomi che manifesta chi contrare il virus, bensì un tratto tipico dell’intero servizio sanitario nazionale. Dirlo adesso corrisponde a poco più di una presa d’atto. Nel pieno dell’emergenza il primo obiettivo è trovare il modo per superarla al più presto. Poi però si dovrà ragionare degli assetti futuri con un’apertura mentale completamente rinnovata.

Beato il popolo che non ha bisogno di eroi, ha scritto Brecht. Ma beato anche il popolo che non baratta l’eroismo con l’egoismo. Della gente semplice come delle classi dirigenti, spesso più impegnate a difendere le proprie ridotte che a cercare il colpo d’ala.

 

12-11-2020

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