a cura di Massimo Palozzi

Febbraio 2021

IL DOMENICALE

SAN GIUSEPPE, LE FARMACIE E L’UNIVERSITÀ

città

di Massimo Palozzi - Fosse toccato ad Amatrice, sicuramente l’oroscopo in onda su La7 giovedì mattina avrebbe mandato su tutte le furie l’ex sindaco, ora consigliere regionale Sergio Pirozzi, sempre pronto a battersi contro la svalutazione contenuta nell’espressione giornalistica “all’amatriciana” per definire qualcosa di abborracciato e fatto con scarsa professionalità. Il merito di aver ricordato che quel giorno era dedicato a San Giuseppe da Leonessa (i calendari riportano in genere San Gilberto) i redattori del canale di Urbano Cairo se lo sono infatti giocato definendo Leonessa “cittadina laziale nelle vicinanze di Spoleto”. Che in un certo senso è vero, come è però ben più vero che si trova in provincia di Rieti, da cui in effetti dista in chilometri meno della città umbra.

San Giuseppe nacque a Leonessa l’8 gennaio 1556 e spirò proprio ad Amatrice il 4 febbraio 1612. Per questo viene ricordato nel Martirologio Romano nella ricorrenza della morte, dopo essere stato proclamato santo da papa Benedetto XIV nel 1746. Ad Amatrice venne quindi seppellito, ma all’indomani del terremoto dell’ottobre 1639 i leonessani ne prelevarono le spoglie per traslarle nel borgo natio dove sono tuttora conservate all’interno del santuario a lui dedicato. Questo tanto per non dimenticare i corsi e ricorsi della storia.

Proprio nel giorno di San Giuseppe da Leonessa è filtrata la notizia che al bando europeo per la vendita di tre farmacie su quattro di Asm erano state presentate congrue offerte da parte di un unico acquirente (la scadenza era fissata al primo febbraio). Secondo il presidente della multiutility reatina Vincenzo Regnini si sarebbe perfino superata la base d’asta fissata a 5.638.622 euro per l’intero pacchetto. Anticipazione confermata dal sindaco Antonio Cicchetti che ha parlato di circa 200mila euro oltre il minimo. In prima battuta parrebbe un successo, nelle more della definitiva aggiudicazione al vincitore. Secondo le indiscrezioni di stampa si tratterebbe di un colosso italiano nella commercializzazione di prodotti farmaceutici, lo stesso che tra la primavera e l’estate del 2019 ha rilevato altre due farmacie in città. Il dettaglio ha messo immediatamente in allerta il consigliere Andrea Sebastiani, secondo il quale si prospetta l’instaurazione di un monopolio. Parimenti allarmati sono i sindacati che da tempo seguono con preoccupazione il lungo iter dell’alienazione delle farmacie di Asm sul versante delle garanzie per il mantenimento dei posti di lavoro. Non è infatti chiaro l’ambito di intervento della cosiddetta clausola sociale, che imporrebbe il riassorbimento da parte del soggetto subentrante del personale in servizio nei tre punti vendita.

Quello delle farmacie è un dossier dalle lontane origini e piuttosto tormentato, presto trasformatosi in terreno di scontro politico soprattutto dopo l’accelerazione impressa dal Consiglio comunale che il 18 giugno ne ha deliberato le cessione allo scopo di recuperare liquidità per estromettere il socio privato e ripubblicizzare la municipalizzata, la quale a questo punto si troverà a gestire soltanto le attività di raccolta e smaltimento dei rifiuti insieme al trasporto pubblico locale, oltre alla superstite farmacia di Santa Rufina nel comune di Cittaducale.

L’azienda è attualmente partecipata al 60% dal Comune di Rieti e al 40% dalla Azimut di Otello Rinaldi. Sarà il tempo a dire quanto lungimirante sia stata la scelta di dismettere l’unico cespite produttivo di utili. A una prima valutazione sembra prevalere l’impressione che l’operazione abbia più che altro premiato gli interessi dei privati: da una parte un gruppo che se ha investito cospicue risorse sulle farmacie (ex) pubbliche evidentemente ritiene di aver concluso un buon affare (salva l’alea che incombe su qualsiasi investimento, rischioso per definizione). Dall’altra il partner privato di Asm, ben lieto di uscire dalla compagine societaria a suon di euro: quelli incamerati dalla vendita dei tre asset e quelli aggiuntivi che il Comune sarà costretto a sborsare, visto che ne mancano ancora tra i 400 e i 500mila per raggiungere la cifra necessaria al riacquisto delle quote del comproprietario di minoranza.

Sul fronte pubblicistico, a prescindere dai dubbi sulla reale diponibilità in capo al Comune di tutte le farmacie messe all’asta e sulla fattibilità contabile dell’utilizzo dell’incasso per liquidare la Azimut S.p.A., è invece palese l’eventualità di aver trasformato l’Azienda in una sorta di “bad company” destinata a lavorare in perdita, dovendosi peraltro occupare di materie fondamentali come l’igiene urbana, il trattamento dei rifiuti e la circolazione degli autobus.

In attesa di capire se e come il riassetto aziendale di Asm muterà a seguito della vendita delle farmacie, quello della Sabina Universitas ha conosciuto martedì un significativo passo in avanti con la nomina del nuovo presidente e del nuovo consiglio di amministrazione nel corso dell’assemblea dei soci del consorzio. A guidare la compagine che dovrà gestire l’università reatina è stato eletto Roberto Lorenzetti, espressione della Fondazione Varrone di cui è vicepresidente dal 2018. La sua è una figura di alto profilo e adeguatamente attrezzata per i complicati impegni da affrontare. Oltre ad essere un intellettuale di prestigio, ricercatore e autore di numerose pubblicazioni scientifiche, Lorenzetti è da anni lo stimato direttore dell’Archivio di Stato ed ha così maturato un’esperienza manageriale preziosa per districarsi tra i mille problemi che storicamente hanno impedito il decollo di un polo accademico d’eccellenza a Rieti.

Vicepresidente è stata nominata l’avvocato Daniela Monteriù (indicata dal Comune di Rieti). Nel consiglio di amministrazione sono entrati pure Leonardo Tosti, presidente di Confcommercio Lazio Nord e consigliere di indirizzo della Fondazione Varrone, Marinella D’Innocenzo, in qualità di direttore generale della Asl, e Giorgio Cavalli, commissario straordinario della Camera di commercio.

Viste le premesse, la nomina del nuovo cdm suona come un mezzo miracolo, solo a pensare che appena pochi mesi fa si rischiava la bancarotta per i debiti accumulati con le università partner (La Sapienza di Roma e Tuscia di Viterbo). L’assemblea ha proceduto infatti anche all’approvazione del bilancio consuntivo 2019/2020, chiuso con un utile di 9.358 euro, mentre la deliberazione sul previsionale per l’esercizio 2020/2021 è stata rinviata per ulteriori approfondimenti.

Il sindaco Antonio Cicchetti e il suo vice Daniele Sinibaldi hanno ribadito quanto il Comune capoluogo punti al rilancio dell’università, ricordando l’importante sforzo finanziario dello scorso ottobre coinciso con il ripianamento dei 500mila euro di debiti pregressi e l’acquisizione di parte delle quote della Provincia per un investimento complessivo di circa un milione e mezzo.

La situazione di stallo si era sbloccata a giugno con la formale approvazione della ricognizione dei debiti da parte del consiglio di amministrazione della Sapienza, la cui mancanza aveva impedito l’approvazione del bilancio 2019 della Sabina Universitas. La sistemazione dei conti e il rinnovo delle cariche deliberato in settimana propongono uno scenario decisamente meno sconfortante sul destino del consorzio, il cui futuro non è comunque sgombro da nubi. Sul tavolo restano ancora tutte le ipotesi, compresa quella dello scioglimento ventilato non molto tempo addietro, che proprio la regolarizzazione degli aspetti contabili potrebbe per paradosso favorire, almeno sul piano strettamente giuridico.

 

07-02-2021

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