Giugno 2018

STORIE

S. ANTONIO E QUEL RITO DELLA VESTIZIONE

Speciale FORMAT

storia

La sensazione è quella di tornare un anno dopo nella Chiesa di S. Francesco e trovare tutto intatto, come se qualcuno avesse chiuso il portone un anno prima. Non è così.

Il Consiglio della Pia Unione  si riunisce tutto l’anno e sin dal mese di maggio tornano al lavoro i confratelli per procedere all’allestimento degli arredi, alla ripulitura degli enormi lampadari, per restituire alla Chiesa insomma, l’aspetto legato ai festeggiamenti antoniani. Antonio torna al suo posto, benedicendo questo popolo che negli anni ha conservato nei suoi confronti una devozione immensa, perpetrando il ‘miracolo della conversione’ e del ritorno all’eucarestia di molti.

Fiumi di parole accompagnano il rinnovarsi di questa tradizione, lasciando sempre meno spazio al ‘non detto’, al ‘non saputo’. C’è un momento particolare però, che sfugge alla conoscenza dei più ed è quello della ‘vestizione’: rito intenso ed emozionante riservato a poche, fidate, persone che da anni ripetono gli stessi gesti seguendo un cerimoniale ormai acquisito. La supervisione spettava da sempre a Maria Iacoboni che ha vestito il Santo dal 1948, legata alla statua dai primi anni di vita come ci aveva raccontato in una nostra precedente intervista “Mia madre custodiva in casa l’oro del Santo dal 1938, erano quattro pezzi avvolti in un asciugamano, ma lei sentiva forte il peso della responsabilità. Spinse perciò mio padre a procurarsi una cassetta di legno la cui presenza costrinse comunque, fino al 1961, uno dei componenti la mia famiglia a rimanere, a turno, in casa. Quando divenni mamma, rivendicai il diritto di poter seguire i miei figli e convinsi mio marito a portare in banca l’oro. La statua era affidata alle suore di S. Fabiano che continuarono a ‘vestirla’ anche dopo il suo trasferimento nella nuova parrocchia di S. Francesco. Fu la clausura ad impedirlo negli anni seguenti ed il compito fu affidato a me che le avevo seguite sin da ragazzina.”
E’ Maria Pia Simeoni ad ‘infilare’ il saio alla statua una volta che questa è stata prelevata dalla cappella a Lui dedicata e trasportata in sagrestia. L’immagine non è più quella di ‘S.Antonio in pigiama’ come veniva affettuosamente definita in passato, quand’era di legno, paglia e gesso e quindi considerata antiliturgica dal vescovo dell’epoca: ora è ricoperta di materiale plastico. “Innanzitutto togliamo il Bambinello e lo affidiamo a chi  provvederà a coccolarlo e vestirlo con la ‘gonnellina della festa’. Da circa 18 anni, dopo Rolanda Scopigno, sono io a cucire direttamente sulla statua del Santo le maniche, la mantellina ed il colletto.”  Maria Pia è anche colei che da anni cura la Chiesa di S. Francesco, una specie di ‘sagrestana’ sempre disponibile essendo la sua abitazione vicinissima. Un moto di stupore accompagnò la rivelazione di Maria “Gesù Bambino ha anche la sua parrucchiera personale che ogni anno provvede ad una bella messa in piega. I capelli (naturali) si impolverano ed hanno bisogno di rimaner su grazie a qualche mollettina” L’operazione della vestizione è lunga e laboriosa, Anna Maria Munzi e altre offrono il loro aiuto in ogni fase. “Sono coinvolta da tanti quanti sono gli anni di matrimonio con quello che è attualmente il Presidente. Facendo parte anche del Consiglio la presenza è costante”.

Dalla cassetta che il Presidente Giuseppe Iacoboni ha provveduto a ritirare viene estratto l’oro: anelli, bracciali, catenine, orecchini, coralli. Se ne fanno mazzetti tenuti fermi da spille da balia antichissime e si posizionano sul saio seguendo sempre uno stesso schema per essere più fedele possibile all’immagine sacra. E’ talmente simile a se stessa che a volte non riusciamo a percepire l’incremento dei doni
Ed invece ogni anno vengono offerti circa un centinaio di oggetti che trovano posizione nelle due teche ai piedi della statua” puntualizza Anna Maria “Le storie che accompagnano queste donazioni sono commoventi sono per grazie ricevute, richieste o per semplice devozione. Alcune donne arrivano a togliersi un monile che indossano e fa parte, da sempre, della loro vita, ad esempio la fede nuziale. Cerchiamo di dar loro conforto e di ribadire che S. Antonio rimane comunque un tramite per arrivare a Dio.”

Quali sono gli ex-voto più antichi?

I cuori posti davanti, sulla veste - elencava Maria - ed una borsetta tutta d’oro che vedete sempre sul fianco destro. E’ una pochette, in maglia d’oro, riservata alle grandi occasioni di una volta, come l’andare a teatro: io me la ricordo da sempre. 

La storia delle tre spighe d’oro

Poi c’è la storia delle 3 spighe d’oro rette dal Bambinello. I contadini della Piana chiesero nel 1926 di esporre straordinariamente S. Antonio affinché provvedesse a far cessare  la pioggia che si abbatteva con grande intensità sui campi, impedendo loro di mietere. La pioggia cessò di colpo ed il raccolto fu salvo: le tre spighe rappresentarono il loro ringraziamento”  Dalle ore 18 di giovedì 12 giugno quindi, la statua rimarrà esposta dinanzi al popolo adorante: confratelli, guardie giurate e vari sistemi d’allarme provvederanno a vigilare giorno e notte in attesa che venga portata in processione nella giornata di domenica 24. “Di rilievo rimane come ogni anno il programma religioso, un’occasione grandissima di catechesi. Il cappellano dà un tema ai sacerdoti che si alternano ogni sera, provenienti dalle varie parrocchie, così da coinvolgere l’intera città. Le confessioni sono tante e distribuiamo circa 7.000 comunioni durante ogni anno. E’ questo il miracolo di S. Antonio: un rinnovarsi della fede ed un riavvicinarsi ai Sacramenti
A tarda sera del lunedì dopo la processione, dopo aver calato S. Antonio dalla macchina ed averlo esposto al bacio dei numerosissimi fedeli presenti, lo stesso gruppo di priore provvederà alla “spoliazione” ed alla reposizione della statua nella nicchia dove verrà coperta da una tenda di velluto blu, sul quale sono ricamate le lettere “S.A.”, e lì rimarrà per un anno intero vegliando silenziosamente sugli abitanti di questa città.

(da Format 2003)

 

 

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