Maggio 2020

150 ESERCENTI DI PUBBLICI ESERCIZI IN VIDEO CON TUTTE LE ISTITUZIONI

commercio

Mai accaduto prima d’ora. Dopo essersi riuniti in un informale gruppo whatsapp, dove sono emerse lamentele e disagi, aver aderito a flash mob e varie forme di protesta, i titolari di ristoranti, bar, locali notturni, 150 persone inizialmente scollegate tra di loro, hanno deciso  servisse un’azione più concreta ed incisiva per ribadire quelle che erano le loro richieste già inoltrate dalle varie associazioni. L’ideale sarebbe stato un incontro, attualmente impedito dalle regole di distanziamento, con tutti i possibili interlocutori a vario titolo chiamati in causa. Sotto la regia di Carlo Stocco, ristoratore di Colla Aluffi, Antonio Di Carlo de La Foresta e Simone Cocco de La Gardenia, si è quindi svolta una mega videoconferenza a cui hanno preso parte imprenditori, associazioni (Federlazio, Unindustria, Ascom, Confartigianato, Cna, Fipe, Federalberghi), le figure istituzionali di riferimento per Regione, Provincia e Comune (l’assessore regionale Di Berardino, il Presidente Calisse, il vice sindaco Sinibaldi), i deputati (onorevoli  Melilli, Fusacchia, Lorenzoni e Trancassini) oltre a  molti relatori tecnici, moderati dal presidente provinciale dei Consulenti del Lavoro di Rieti Rodolfo D’Aquilio, supportati dall’avvocato dello studio romano Pizzuti.

“Le domande erano veramente tante  – spiega alla nostra redazione Carlo Stocco  - dopo quattro ore e mezzo alcune non siamo riuscite a porle, ma i partecipanti hanno confermato come si sia trattato di un incontro molto interessante. Da questo momento tutti sanno che esiste questo gruppo denominato “Tutti Insieme” apolitico. Vogliamo che soprattutto le indicazioni Inail vengano rielaborate dalla Regione, tenendo conto delle nostre istanze, in modo da poter fornire una proposta di prescrizioni chiare, semplici e concrete, nel rispetto della salute pubblica e di sicurezza dei lavoratori e dei cittadini. Badate bene, non sottovalutiamo il rischio, abbiamo paura come tutti. Anche noi abbiamo una famiglia e dei cari da proteggere, chiediamo solo un protocollo adeguato a quanto registrato nel Lazio, a differenza, ad esempio, della Lombardia. Lavoreremo ora su altri aspetti, la richiesta del fondo perduto è ormai nel decreto, ma puntavamo anche sullo spostamento del credito d’imposta sugli affitti direttamente i proprietari delle mura. Non si può aprire con queste restrizioni, il distanziamento e l’autocertificazione per dimostrare che le persone allo stesso tavolo siano familiari, ad esempio. In un locale di 120 mq se prima entravano 80 persone ora ne potrebbero entrare 30.”

Quanto dovreste aumentare ad esempio un pranzo od una cena oggi, considerando i minori accessi?

“Non abbiamo intenzione di farlo, saremo però costretti a ridurre il personale per mantenerci nei costi. Come facciamo a mandare avanti un’azienda con un terzo dei clienti e la stessa manodopera? L’idea è che intendano scaricare tutta la responsabilità sulle nostre spalle”

 

Cosa occorreva fare? Questa apertura è in riposta alle proteste di ritorno immediato al lavoro per scongiurare il fermo economico.

“Non dovevamo aprire, dovevano cercare di sostenerci il più possibile e darci il via a giugno in sicurezza. Le misure a sostegno proposte dal Governo sarebbero dovute arrivare sui nostri conti, non rimanere parole. Dove è tutto questo denaro? La famosa potenza di fuoco? E’ quindi inevitabile dover lavorare per sopravvivere”.

Qualcuno di voi sta pensando di non riaprire il 18 maggio?

“Come in tutti i gruppi ci sono due fazioni, alcuni purtroppo la prossima settimana saranno costretti a farlo. Nell’immaginario collettivo chi ha un locale è ‘ricco’, una visione appartenente forse al passato: oggi non è così. Dopo due mesi non ci sono ancora sostegni, il famoso discorso delle banche un’utopia, la sospensione delle tasse per poi versarle a incasso mai avuto è assurdo. Altri ristoratori, bar, pizzerie, locali invece non riapriranno per rafforzare la protesta e manifestare il loro dissentire. Rispettiamo l’autonomia di ognuno.”

Di buono questa vicenda ha portato a relazionarsi esercenti di pubblici esercizi che ieri non avevano contatti

“Esattamente. Pur avendo trovato massima collaborazione nelle associazioni di categoria, questo contatto ci aiuterà anche in futuro a portare avanti ulteriori richieste. Siamo fortunati perché coincidenza ha voluto che tra i rappresentanti istituzionali ci fossero persone particolarmente consapevoli della nostra realtà: Trancassini è titolare de ‘La Campana’ il locale più antico di Roma, 13 dipendenti, affitto considerevole, ma pensiamo anche a Sinibaldi, Tosti, Napoleone….  Provincia, Comune, Questura, tutti sono vicini. La stessa dottoressa Camilli (dirigente S.I.A.N.) o il dottor Stoppa (Ispettorato del Lavoro), quindi le stesse persone che dovranno effettuare controlli, comprendono le nostre difficoltà e si sono messi a disposizione per chiarire ogni dubbio e supportarci”

Su giorni, orari, modalità di apertura quindi si attendono ulteriori  aggiornamenti.

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