a cura di Massimo Palozzi

Settembre 2020

IL DOMENICALE

RIPARTENZA COL BOTTO

società

(di Massimo Palozzi) L’inizio dell’anno scolastico sembra aver dato il via a un domino di passaggi piuttosto singolare. Se sia stato un avvio deciso o una falsa partenza è presto per dirlo. Il timore che l’epidemia si diffonda nelle aule si mantiene infatti elevato, così come il livello dei dubbi sull’efficacia e tempestività degli interventi per accogliere gli studenti.
Come in tutte le vicende umane poteva essere fatto di più e meglio. La prima settimana di lezioni, caratterizzata da ambienti in qualche caso arrangiati e dalla mancata copertura del 20 per cento delle cattedre, è lo specchio di una realtà non proprio perfetta. Va però riconosciuto lo sforzo profuso dalle istituzioni e dai dirigenti scolastici con i loro collaboratori per rendere effettiva e decorosa la riapertura degli istituti. In attesa dei moduli su cui sta lavorando la Provincia, i primi giorni di scuola sono insomma scivolati via. Più fluidi di quelli della vigilia, trascorsi sull’onda delle chat bollenti dei genitori per lo smarrimento indotto da una nuova avventura densa di preoccupazioni per il prossimo futuro.
Nella situazione data nessuno è in grado di divinare quel che accadrà nelle settimane a venire, quando ci sarà da fronteggiare il non auspicato ma piuttosto verosimile ritorno dei contagi. Al momento non rimane che confidare nel buon senso e nella stretta osservanza delle misure di protezione e prevenzione, perché non è nemmeno immaginabile replicare l’esperienza dello scorso anno scolastico. La didattica a distanza, dove è stato possibile erogarla, ha costituito senz’altro un valido surrogato alle lezioni in presenza, ma sempre di surrogato si è trattato. L’apprendimento necessita d’altronde di una serie di elementi che non si esauriscono nella semplice trasmissione di nozioni. L’interazione con i professori e con i compagni rappresenta una componente essenziale nel percorso di maturazione della personalità dei bambini e dei ragazzi: privarli ancora di questo fondamentale fattore pedagogico comporterebbe una penalizzazione difficile da accettare, anche in un’ottica di bilancio finale di competenze.
Inutile oggi azzardare previsioni, mentre si può leggere questo inedito inizio d’anno come buon viatico in senso più generale. Gli ultimi giorni sono stati infatti caratterizzati da una serie di eventi che, se non fossero stati fagocitati sul piano mediatico dal ritorno in classe, avrebbero ciascuno dominato cronache e commenti.
Le ruspe in azione per la realizzazione della rotatoria sulla Salaria volta ad eliminare l’incrocio semaforico a Passo Corese potrebbero ad esempio muovere alla commozione, considerando il tempo trascorso dai reatini a piangere sulle pessime condizioni della consolare per Roma. Così come trasmette un senso di innegabile soddisfazione (per quanto tardivo) l’annuncio dell’assessore regionale Claudio Di Berardino circa l’assegnazione dei lavori per la realizzazione dell’ospedale di Amatrice al posto del “Grifoni” distrutto dal terremoto del 2016. Ben altro era il cronoprogramma ipotizzato all’indomani del sisma. Eppure adesso non vale la pena sprecare energie nel rammarico di ciò che avrebbe dovuto essere. Oggi c’è soltanto da prendere atto di un decisivo passo in avanti verso la ricostruzione di un’intera comunità, che nel nuovo ospedale vede non solo il ripristino di un indispensabile presidio sanitario, ma un segnale dirimente sulla reale volontà di far risorgere Amatrice dalle sue ceneri. Senza naturalmente dimenticare Accumoli, Cittareale e tutti gli altri luoghi sconvolti dalle scosse di quattro anni fa.
A proposito di lentezze, a distanza di sei anni e sette mesi giovedì la Corte di Appello di Roma ha disposto il dissequestro delle Officine Varrone di largo San Giorgio a San Francesco. Il provvedimento restituisce alla Fondazione Varrone e alla città uno scorcio il cui recupero era stato giustamente salutato come una sorta di rinascita non limitata all’aspetto urbanistico. La bonifica di quell’area aveva per l’appunto dato senso ad un’operazione di alto profilo, intesa a valorizzare un angolo particolarmente suggestivo del centro storico, trasformato in un corpus di edifici e spazi dedicati alla cultura e alla socialità.
La notizia nella notizia è poi che non solo le Officine sono state dissequestrate e tutti gli indagati prosciolti, ma che contestualmente è stata disposta la revoca del ripristino dello stato dei luoghi contenuto nella sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Rieti. Il che significa che il complesso potrà tornare pienamente fruibile in tempi che si auspicano ragionevolmente brevi. Risolti i problemi giudiziari, resta infatti da valutare come gli eventuali segni del terremoto e le limitazioni dovute al contenimento della pandemia da Covid-19 costringeranno a rimodulare l’utilizzo delle strutture.

Per la verità già nel 2019 era stata riaperta la chiesa, che non figurava tra gli immobili sottoposti a sequestro, e pur con tutte le limitazioni del caso lo scorso luglio gli spettacoli dal vivo erano tornati ad animare la piazzetta. La revoca della misura cautelare apre ora scenari diversi e di assai più ampia portata sui quali la Fondazione sarà chiamata ad esprimere il meglio di cui è capace, tenendo conto della congerie di condizioni avverse in cui si troverà a muoversi ed operare. Alle limitazioni collegate al distanziamento sociale imposto dal coronavirus e agli ipotetici danni del sisma (benché la sentenza della Corte di Appello abbia ratificato la conformità alle norme delle ristrutturazioni effettuate) si sommano i guasti della lunga chiusura e le sfavorevoli condizioni climatiche: elementi che peseranno sulla ripartenza di largo San Giorgio ma che dovranno essere superati con slancio, stante il ritorno nella disponibilità di una risorsa di tale pregio.

Tutto bene, dunque? Per dirla con Woody Allen poteva andare peggio, poteva anche piovere. Ed in effetti è piovuto, e molto, con la sferzante puntualità dell’autunno. Virtù che manca invece a chi ha promesso di risolvere l’assurda situazione che si ripete ad ogni acquazzone un po’ più abbondante del solito quando si verifica, questo sì puntualmente, l’allagamento del sottopasso ferroviario di via Velinia. In un’intervista al Corriere di Rieti il consigliere Moreno Imperatori, a cui il sindaco Cicchetti ha riaffidato giorni fa le deleghe ai Trasporti che lo stesso aveva polemicamente rimesso nei mesi scorsi dopo essere stato sfiduciato in diretta tv dal primo cittadino, ha fatto il punto sullo stato degli interventi che dovrebbero portare anche all’eliminazione dei passaggi a livello in città e alla messa in opera dei primi treni bimodali sulla tratta Sulmona-L’Aquila-Rieti-Terni-Roma per evitare ai pendolari reatini di cambiare nel capoluogo umbro. I primi sono fermi alla fase progettuale, mentre per i secondi i tempi di consegna sembrano allungarsi. Un modo come un altro per dire che ci vuole ancora pazienza.

A proposito di Corriere di Rieti, Stampa Romana ha comunicato mercoledì che Fnsi e associazioni territoriali di categoria hanno denunciato la chiusura da parte della proprietà di cinque redazioni del gruppo, tra le quali quella reatina. Dal 12 ottobre il lavoro sarà concentrato a Perugia, dove i giornalisti dovranno trasferirsi per preparare le edizioni locali.

Soprattutto in questo momento le dinamiche economiche seguono logiche a volte drammatiche. Pur con ciò, ci sentiamo di esprimere vicinanza ai redattori e collaboratori della testata insieme all’augurio che la decisione possa essere rivista nell’interesse dei lettori, a tutela della pluralità dell’informazione e nel rispetto delle esigenze di vita dei lavoratori coinvolti.

 

27-09-2020

 

 

 

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