a cura di Massimo Palozzi

Settembre 2019

IL DOMENICALE

RIETI SULLA CARTA

manifestazioni

(di Massimo Palozzi) “Liberi sulla Carta” è una di quelle manifestazioni che se non ci fosse bisognerebbe inventarla. La formula è tanto semplice sul piano concettuale quanto articolata e complessa sul versante realizzativo: organizzare presentazioni di libri, laboratori di scrittura creativa, spazi espositivi e incontri con esponenti di punta della cultura per promuovere la diffusione della lettura e soprattutto l’attività degli editori indipendenti.

Con l’avvento di Internet i libri rischiavano di diventare reperti archeologici, ma l’esperienza ha per fortuna dimostrato il contrario. A parte che si possono leggere anche in digitale, le pubblicazioni vecchia maniera continuano a svolgere un ruolo sociale di primo piano, nonostante la spietata concorrenza di moduli comunicativi basati sulla velocità e l’interattività. Non è un caso che il progressivo disinteresse per la letteratura registrato principalmente tra i più giovani si abbini ad un diffuso fenomeno di analfabetismo di ritorno.

Giusto una settimana fa, l’8 settembre, si è celebrata la Giornata internazionale dell’Alfabetizzazione istituita dall’Unesco nel 1965 e tre giorni dopo l’Associazione italiana editori ha festeggiato il suo 150º anniversario con l’intervento del Presidente della Repubblica. Il fatto che, a parte una ristrettissima cerchia di cultori della materia e addetti ai lavori, nessuno se ne sia accorto, dimostra quanto certe tematiche risultino distanti dal comune sentire.

Secondo i dati più aggiornati, l’85% della popolazione adulta nel mondo è alfabetizzata, quota che raggiunge il picco del 99% nei paesi sviluppati. Si tratta tuttavia di una rappresentazione fittizia perché stime attendibili riflettono una realtà assai preoccupante per quanto riguarda l’analfabetismo funzionale, fenomeno riferito a persone che non riescono a comprendere, valutare e utilizzare testi scritti, pur essendo in grado di leggerli.

In Europa il dato più allarmante riguarda proprio l’Italia, dove si registra la maggior concentrazione di analfabeti di ritorno con poco meno di metà della popolazione (47%) colpita da questa “malattia” altamente invalidante. Che secondo le rilevazioni Ocse non affligge solo gli adulti. Un giovane italiano su sei non comprende infatti appieno il significato di ciò che legge, con evidenti pregiudizi per una vita sociale realmente partecipata ed altrettanto significative preclusioni di fronte ai diversi tipi di opportunità.

Se questo è il quadro, non stupisce il progressivo distacco dai testi scritti, soprattutto quelli maggiormente strutturati. Più difficili da individuare sono la causa e l’effetto. Se cioè l’allontanamento dai libri abbia prodotto l’incapacità di capire pubblicazioni di ogni genere (anche semplicemente un avviso, una lettera o le istruzioni per far funzionare un elettrodomestico) o se la perdita di certe abilità abbia condotto fasce della popolazione sempre più larghe a non essere in grado di affrontare una qualsiasi lettura.

In attesa di scoprire se è nato prima l’uovo o la gallina, iniziative come Liberi sulla Carta assumono un valore immenso perché non si limitano a promuovere un prodotto (per quanto atipico come il libro) o una categoria imprenditoriale come i piccoli editori, ma gettano un seme di speranza che non esaurisce la sua funzione nel gratificare gli intellettuali.

La storia della manifestazione merita una menzione speciale. Nata a Poggio Mirteto nel 2009, per le successive otto edizioni è stata ospitata nel Borgo di Farfa. L’anno scorso la svolta, con il grande salto a Rieti, dove all’interno dei suggestivi spazi del Polo Culturale di Santa Lucia (con qualche incursione al teatro Flavio Vespasiano, a largo San Giorgio e allo stadio Manlio Scopigno) si è dipanata per cinque giorni anche l’undicesima edizione fino alla giornata conclusiva di oggi.

Come da tradizione, il programma è stato impreziosito da ospiti illustri che con la loro presenza hanno richiamato schiere di curiosi. Magari non sempre e non tutti appassionati di libri e forse attratti più dalla celebrità di turno che dai titoli proposti, ma ben venga anche questo traino se serve a coinvolgere persone che magari si sarebbero tenute alla larga dal mondo dell’editoria cronicamente in crisi per mancanza di utenti.

Il fascino della lettura, d’altronde, non si impone. Forzare la gente a leggere costituisce il modo migliore per allontanarla da quell’indicibile esperienza sensoriale offerta dallo sfogliare un libro, accarezzarne la carta, annusare l’odore di inchiostro: un vero e proprio universo sinestesico dal quale lasciarsi abbracciare, coccolare e coinvolgere in dimensioni che per la durata della lettura possono raggiungere le vette dell’infinito.

Leggere è comunque un’attività impegnativa, che richiede tempo, attenzione e abbandono. Risorse non sempre a disposizione di tutti e che forse per questo qualificano i lettori come una categoria di privilegiati. Per certi versi è vero. Ma è un tipo di privilegio cui si può accedere con relativa facilità, se solo lo si prende come un piacere e non come un obbligo o, peggio, uno status symbol da esibire.

L’approccio più sbagliato di appuntamenti come le fiere dell’editoria o i saloni del libro rimane quello di presentarsi con l’atteggiamento del missionario. In questo campo il proselitismo può essere infatti solo il naturale sbocco di un percorso dove ognuno sente di partecipare alla circolazione di idee e suggestioni, senza la necessità di una tessera o di un titolo abilitante.

L’intuizione di Fabrizio Moscato, ideatore e direttore di Liberi sulla Carta, fa il paio con il premio letterario “Città di Rieti Centro d’Italia” che da anni porta fior di scrittori in gara con le loro ultime produzioni, secondo un disciplinare che ha la sua arma vincente nel contatto diretto tra artista e pubblico (un pubblico mai accondiscendente e anzi spesso accorto, se non severo).

Tutto molto bello. Ma poi ci sono i numeri. Manifestazioni meno impegnative dal punto di vista dello sforzo critico finiscono per calamitare masse di visitatori ben oltre i limiti dei pur partecipati eventi “culturali”. Forse per questo, al di là delle parole di circostanza e del pur fattivo appoggio trasversale alla riuscita dei singoli avvenimenti, nessuno ha mai puntato sulla letteratura come un credibile volano economico, che potrebbe rivelarsi invece un vettore di sviluppo sostenibile, almeno per un mercato di nicchia in grado di coinvolgere le risorse artistiche e culturali di cui disponiamo.

Proprio grazie a Liberi sulla Carta, Rieti figura già tra le 111 “Città del libro”, un progetto promosso dal Centro per il libro e la lettura, dalla Fondazione per il libro, la musica e la cultura e dall’Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci). Consiste in una banca dati alimentata con decine di attori operanti nel campo della promozione del libro e della lettura al fine di comporre una grande esperienza collettiva che finora ha assicurato tangibili risultati in termini di capacità attrattiva, coinvolgimento delle realtà locali, protagonismo delle generazioni più giovani e complessiva crescita culturale in un paese dove oltre una persona su due non ha mai preso un libro in mano.

Ma forse ci sono i margini per fare un passo ulteriore, anche per assecondare un contesto erede di influenze più nelle corde di Rieti e della sua storia.

A Campi Salentina, comune di diecimila abitanti in provincia di Lecce, nel 1995 inventarono una rassegna letteraria nazionale intitolata proprio “Città del Libro” che arrivò nel tempo a richiamare la partecipazione di oltre centomila visitatori in una singola edizione, attratti quasi esclusivamente dalla ricchissima offerta editoriale e dal nutrito programma di contorno tutto a tema.

Il successo fu tale da doverne affidare la gestione ad un’apposita fondazione. Poi è arrivata la crisi, finanziaria in primis e a cascata organizzativa e manageriale, a monito di quanto rischiosa e potenzialmente effimera sia ogni avventura che miri a superare il ristretto orizzonte locale. Da quell’esperienza si potrebbe comunque attingere, prendendone il buono ed emendata dagli errori. Vanno bene tutti gli investimenti di immagine sull’agroalimentare, ma è davvero un sogno irrealizzabile pensare a Rieti come città del libro e della cultura?

 

15-09-2019

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