Ottobre 2020

RIETI DEMOCRATICA "CHE COSA PENSIAMO DELLA REVISIONE DEL PIANO DELL’ASSETTO IDROGEOLOGICO"

politica

L'Associazione Politico Culturale “Rieti Democraticaliberi e Forti” esprime la propria opinione relativamente al P.A.I.:

"L’Assessore all’urbanistica non trova la bussola o utilizza “strumenti” inadeguati, volendo accreditargli buona fede. L’Autorità di bacino, ha il compito, di predisporre il Piano di Assetto Idrogeologico (P.A.I.) previsto dalle vigenti leggi di settore, allo scopo di salvaguardare persone e cose dal rischio derivante da eventuali esondazioni. Il Piano, individua le aree soggette ad esondazione e gli edifici e cose ricadenti all’interno del perimetro di tali aree soggette a diversi livelli di rischio e detta norme preordinate a non aumentare ovvero diminuire la vulnerabilità e gli eventuali fenomeni che costituiscono pericolo. E’ finalizzato alla conservazione, alla difesa, alla valorizzazione del suolo, quindi alla prevenzione, al controllo e al contenimento e superamento dei rischi. Uno strumento di salvaguardia, predisposto a seguito di studi, indagini conoscitive, analisi tecniche, al fine di tutelare gli interessi generali, che tuttavia non deve trascurare la valorizzazione del suolo. L’adozione del P.A.I. quindi, deve evidentemente essere accolta responsabilmente, con assoluto favore. La doverosa premessa, è il necessario preambolo per stigmatizzare l’iniziativa assunta dall’Assessore Emili per tentare di vanificare l’efficacia del P.A.I..

In data 19 Maggio, l’Assessore ha trasmesso all’Autorità di bacino la domanda volta ad ottenere la modifica del Piano, per avere sostanzialmente maggiore possibilità di edificare nei terreni agricoli della conca reatina; le argomentazioni a sostegno della proposta, riteniamo siano quantomeno offensive nei confronti dell’Autorità e relativo apparato tecnico, solo a sottolineare l’affermazione secondo cui i redattori abbiano ignorato la presenza delle esistenti dighe. Nel frattempo, si dice abbia affidato incarico ad un qualificato tecnico del settore per studiare possibili soluzioni con l’obiettivo di “revisionare” le indicazioni e prescrizioni del Piano.

Lo scopo, sicuramente nobile, ad oggi appare poco comprensibile; non sarà che anche questa volta a pensare male ci si azzecca? L’Assessore, dopo gli incontri vorrà dimostrare sensibilità ai problemi sollevati da alcune organizzazioni agricole e da cittadini le cui pratiche di condono non si possono evadere.

Nasce tuttavia il sospetto, forse non infondato, che attraverso la leva degli impedimenti a realizzare opere funzionali a quelle attività tipiche nella nostra “piana” e alla difficoltà di definire alcune pratiche di condono relative ad abusi edilizi, si voglia scardinare l’intero impianto del P.A.I. per liberare specifiche aree all’interno del centro abitato e favorire magari la realizzazione di interventi costruttivi che interessano solo pochi (che magari hanno già avuto) a discapito dei parametri di vivibilità di molti.

Noi pensiamo che quant’anche in linea di principio giuste e comprensibili le attese delle associazioni del settore agricolo e di quei cittadini che da anni vogliono definire la rispettiva sanatoria edilizia, non si possa  e non si debba alimentare una deleteria contrapposizione con un Ente che al di sopra delle parti e di specifici interessi, ha come obiettivo la salvaguardia di persone e cose.

La “politica” quindi, dovrebbe, con i supporti idonei, prospettare soluzioni capaci di coniugare gli interessi teoricamente contrapposte. Le richieste di condono edilizio, riguardano situazioni ante P.A.I. dove l’abuso, alcune volte di poco rilievo, si era già da tempo consolidato e integrato con il contesto circostante; il P.A.I. nell’individuare le aree a rischio, più o meno elevato, non ha fatto certo distinzione fra edifici regolari e edifici con abusi edilizi.

Il Piano di Protezione Civile conseguentemente si fa carico, senza distinzione, di “proteggere” tutto ciò che corre pericolo. La realizzazione di nuovi manufatti a servizio dell’agricoltura, teoricamente aumenterebbero il valore delle cose vulnerabili e di conseguenza l’entità del rischio. Per superare la Enpas che da ciò ne deriva, riteniamo, che ferme restando le previsioni del P.A.I., si debba intervenire puntualmente sulle N.T.A. Norme Tecniche di Attuazione, inserendo la possibilità di ottenere il previsto parere dell’Ente preposto, in tutti i casi di richiesta di permesso a costruire relative a istanze di condono edilizio ante P.A.I.. Agli agricoltori si dovrebbe consentire la realizzazione di necessari manufatti a servizio del fondo, previo adeguata dimostrazione (P.U.A.), con assunzione di responsabilità in ordine a eventuali danni derivanti da esondazione; i manufatti a servizio dell’agricoltura non aumentano sensibilmente il rischio tenuto conto che la presenza delle persone è limitata a episodiche attività.

Con assunzione di responsabilità, non verrebbe aggravato l’onere derivante dal Piano di Protezione Civile.

Per gli edifici a carattere abitativo, le Associazioni e l’Assessorato, dovrebbero fare un’attenta riflessione e un maggior controllo sulle dinamiche consentite poiché ogni abitazione realizzata da non coltivatori (utilizzando i più vari escamotage), sottrae terreno produttivo e aumenta il tasso di inquinamento, così come il diverso uso di camuffati annessi agricoli.

RIETI 8/10/2020

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