a cura di Massimo Palozzi

Giugno 2020

IL DOMENICALE

RICORDATI DI SAN(T)IFICARE LE FESTE

storia

(di Massimo Palozzi) 

Dopo Pasqua, la Liberazione e il Primo Maggio, pure la Festa della Repubblica è trascorsa martedì senza commemorazioni popolari. Causa Covid, solo una sparuta rappresentanza istituzionale è andata con le mascherine a rendere gli onori ai simboli della Patria rinata 74 anni fa all’esito del referendum con la monarchia.

Sappiamo già che non potremo celebrare come al solito le altre prossime ricorrenze religiose e civili, a cominciare dalla processione di Sant’Antonio prevista a fine mese. Stessa sorte toccherà alla Festa del Sole, in programma a luglio come da tradizione e anch’essa inevitabilmente sacrificata al flagello virale. Insomma, invece di santificarle, quest’anno le feste le abbiamo sanificate, tra disinfettanti, dispositivi di protezione individuale e distanziamento sociale.

La nascita della Repubblica cade simbolicamente il 2 giugno ma la sua importanza non rimane certo circoscritta a quella data. Ogni giorno ci ricorda infatti come i valori di libertà, democrazia, uguaglianza e partecipazione siano alla base del nostro consorzio civile.

A Rieti le hanno persino intitolato una piazza, nel luogo dove sorge l’antica Porta Romana. Quella che vediamo risale al 1586, quando fu eretta sotto papa Sisto V sulla sponda sinistra del Velino a protezione del Borgo. In epoca romana ce n’era un’altra andata perduta all’inizio di via Roma, incastonata nella cinta muraria all’ingresso del primigenio nucleo cittadino, cui si accedeva dopo aver superato il fiume scavalcato dal Ponte Romano. Da lì partiva, ieri come oggi, la salita verso il foro, l’attuale piazza Vittorio Emanuele II, nota in età medievale come Platea Statuae, cioè piazza della Statua, perché pare fosse adornata di sculture. La stessa chiesa demolita nel 1929 per far posto all’albergo Quattro Stagioni, si chiamava per l’appunto San Giovanni in Statua.

Una di queste opere si trovava due secoli fa ancora in piedi non lontano dalla scomparsa porta Accarana, nei pressi della chiesa di Sant’Antonio Abate in via del Vignola, da dove Ercole avrebbe fatto trionfante il suo ingresso a Rieti sulla quadriga (il nome della porta sarebbe proprio il risultato della corruzione di Herculanea). Adesso è esposta al Museo Civico, conosciuta con un appellativo piuttosto curioso: “Mammacibocco”, ossia Marmo di Cibocco, dal cognome dell’estinta famiglia Cibocchi lungo il cui palazzo rimase a lungo addossata dopo la sua scoperta. Si tratta di una statua acefala di togato forse databile al I secolo d.C. che la tradizione vuole, senza alcun fondamento, raffigurare Cicerone. Al quale sarebbe stata dedicata per aver difeso i Reatini nel processo intentato nel 54 a.C. dai Ternani, a causa delle frequenti inondazioni della Valnerina seguite alla bonifica della conca reatina con la costruzione due secoli prima di un canale (il Cavo Curiano), ordinata dal console Manio Curio Dentato per il deflusso delle acque nel fiume Nera e la creazione della cascata delle Marmore.

Tornando alla Porta Romana cinquecentesca, la sua posizione originaria non corrispondeva a quella attuale. Fino alla fine degli anni Venti del Novecento si elevava in realtà sulla soglia dell’omonima via, cui dava accesso aprendo un varco tra le costruzioni laterali. Più in generale, segnava il punto d’entrata da sud per coloro che venivano da Roma o dalla Sabina percorrendo la Salaria.

Lo status quo mutò nel 1930, allorché l’area fu sottoposta a un intervento di riqualificazione affidato all’architetto romano Cesare Bazzani, che a Rieti si dedicò anche alla riparazione e all’ampliamento del Municipio e alla progettazione del Palazzo delle Poste e Telegrafi costruito nel ‘34 sull’odierna via Garibaldi.

Le modifiche si ponevano un doppio obiettivo, funzionale ed estetico. Sul piano pratico, si trattava di eliminare la strettoia che i veicoli erano costretti a imboccare per entrare in città, rendendo più fluida la circolazione. La Salaria costituiva del resto l’unica via di accesso dalla Capitale e sarebbe stata asfaltata solo due anni dopo, nel 1932. La sistemazione dell’area di Porta Romana rientrava dunque nella serie di migliorie che avrebbero dovuto far diventare il traffico scorrevole, evitando ai primi automezzi di passare sotto l’angusto arco.

Alla fine dell’Ottocento era stata peraltro realizzata una variante esterna, con la costruzione di Ponte Cavallotti per ovviare ai frequenti allagamenti dalle parti di Ponte Romano e per evitare ai viaggiatori in transito in direzione Ascoli Piceno l’attraversamento del cuore cittadino fino alla rocca. Mancava quindi l’ultimo intervento per eliminare definitivamente la strozzatura tramite un breve bypass stradale, nel quadro di un generale rifacimento dello slargo secondo gli stilemi classicheggianti di allora. Il progetto contemplava la ricollocazione della porta, che fu così avanzata al centro della piazza, quasi come un arco di trionfo, mentre alle sue spalle venne eretta un’esedra in mattoni rossi decorata ai lati da due fontane. Con l’occasione si pensò di porre sulla sommità della porta una copertura in cemento recante due beneauguranti scritte in latino: sul lato esterno un accogliente benvenuto (“Ingredere omnia fausta ferens”, “Entra portando fortuna”), su quello interno un caldo arrivederci (“I et redi feliciter”, “Va’ e torna con successo”).

A novant’anni esatti da quei lavori il complesso si presenta oggi sicuramente meglio di come appariva soltanto qualche anno fa, con le erbacce sulle facciate della porta, i cigli di contorno sbreccati e le fontane ridotte a cestini dall’incuria dell’amministrazione e dall’inciviltà dei soliti imbecilli. Per non dire di quanto c’era voluto per eliminare i resti della stazione di servizio rimossa tempo addietro.

Grazie alla buona volontà di residenti e negozianti, la zona ha dato di recente segni di risveglio. Da Santa Barbara a Capodanno, nel dicembre 2018 la porta ha fatto da sfondo a suggestivi giochi di luce che, proiettati sulle antiche pietre, hanno restituito una bellissima fusione tra epoche lontane. L’iniziativa era stata promossa dalla Cna e messa in atto dalla Rete d’Imprese Porta Romana (che riunisce decine di attività operanti nel rione) con lo scopo di animare le feste di Natale, poi replicata la scorsa estate con l’esposizione e vendita di prodotti all’aperto per richiamare il pubblico, vivacizzare il quartiere e stringere rapporti umani un po’ allentati dall’avvento del commercio elettronico. Con l’esperienza degli ultimi mesi, questa sembra più una minaccia che un’aspirazione, ma non è detto che debba andare proprio così. Piazza della Repubblica ha le carte in regola per recuperare dal suo ruolo un po’ marginale, nonostante la “movida” reatina si svolga tutta concentrata ad appena poche centinaia di metri di distanza, nel ristretto quadrante di Ponte Romano.

Da un punto di vista turistico, al momento non possiede un grande appeal. Ci si transita distrattamente perché è un passaggio obbligato del tratto urbano della Salaria o per parcheggiare l’auto.

Più che un monumento da visitare, Porta Romana assomiglia a una sorta di spartitraffico di lusso attorno al quale è organizzata la rotatoria stradale. Il suo isolamento rispetto all’originaria fortificazione la fa apparire eccessivamente decontestualizzata, finendo per ottenere l’effetto contrario alle intenzioni del progettista: non una diva al centro del palcoscenico e di ogni attenzione, quanto piuttosto un elemento fuori posto, senza un’identità definita e un po’ smarrito nel vuoto che lo circonda.

La piazza nel suo insieme si mostra in effetti non adeguatamente valorizzata, mentre potrebbe diventare un angolo di città dalla forte attrattiva e persino da vivere nella quotidianità dei giovani e non solo. Basterebbe forse qualche tocco di gusto per rinfrescare l’arredo urbano e una segnaletica meno invasiva e più ordinata (come la cartellonistica in generale) a rendere meno complicato l’attraversamento pedonale. Allestendo aree per il passeggio e la sosta si potrebbe ridisegnare uno spazio dalle notevoli potenzialità, ora sostanzialmente inespresse, per il rilancio di un interessante scorcio di Rieti. Questa è però materia per architetti, urbanisti e creativi. E per amministratori illuminati.

 

07-06-2020

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