Dicembre 2019

REFRIGERI "RIFLESSIONI LAICHE SUL MESSAGGIO DI PAPA FRANCESCO"

amministrazione

All’indomani della visita di Papa Francesco al Santuario di Greccio accanto agli interrogativi e alle sollecitazioni che le Sue parole e la Sua presenza inevitabilmente sollevano negli animi non solo di chi crede nel mistero della fede, ritengo che una riflessione più ‘laica’ sia opportuna e doverosa in un momento nel quale il messaggio che Francesco di Assisi 800 anni fa volle mandare proprio dalla valle reatina sembra essere più che mai attuale.

Papa Francesco nell’epistola Admirabile Signum, vergata proprio nella grotta dove fu realizzato per la prima volta il presepe vivente, ci racconta e ci conduce per mano nel significato più profondo della rappresentazione che il santo di Assisi inscenò, indicandoci contemporaneamente un percorso da intraprendere.

“Nascendo nel presepe, Dio stesso inizia l’unica vera rivoluzione che dà speranza e dignità ai diseredati, agli emarginati: la rivoluzione dell’amore, la rivoluzione della tenerezza”, dice il Papa, un invito “a ‘sentire’, a ‘toccare’ la povertà che il Figlio di Dio ha scelto per sé nella sua Incarnazione” che essendo lanciato da Greccio ha dato a questo territorio una visibilità e un ruolo che ieri, più che in altre occasioni, si è palesato agli occhi e, lasciatemelo dire avendo partecipato in prima persona, ai cuori di tutti.

Questo ruolo e questa visibilità però prima che essere un’opportunità è soprattutto una grossa responsabilità per la nostra intera comunità e soprattutto per chi come me è chiamato a rappresentarla.

Una responsabilità che fra tre anni, quando ricorreranno gli ottocento anni da quella notte in cui a Greccio “il presepe fu realizzato e vissuto da quanti erano presenti”, saremo chiamati ad esercitare spero evitando di far divenire Greccio un semplice teatro o inconsistente cornice di celebrazioni e manifestazioni più o meno a tema.

Sul percorso già tracciato dalla Diocesi di Rieti con il Vescovo Pompili che da tempo ci esorta a “tornare la mangiatoia”, la lettera apostolica ci affida l’onore e l’onere di impegnarci a far tornare essere Greccio e l’intero territorio il luogo da dove far ripartire quel messaggio di gioia, stupore e tenerezza che il Papa ci ha ricordato essere la cifra più intima e essenziale del presepe.

Non sottovaluto e non voglio ipocritamente nascondere che questa ricorrenza potrà avere ricadute anche economiche positive, sono però convinto che il compito che abbiamo davanti sia più considerevole e, visti i tempi che viviamo, anche più urgente.

“Dovunque e in qualsiasi forma, il presepe racconta l’amore di Dio, il Dio che si è fatto bambino per dirci quanto è vicino ad ogni essere umano, in qualunque condizione si trovi”: in questi tre anni creiamo le condizioni con incontri, eventi o quant’altro sia necessario per far sì che le parole di Papa Francesco non rimangano lettera morta e che questo messaggio di pace e di amore possa essere rilanciato e amplificato proprio dalla Valle reatina.

“Non è importante come si allestisce il presepe, può essere sempre uguale o modificarsi ogni anno; ciò che conta, è che esso parli alla nostra vita”.

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