Aprile 2019

TERREMOTO

QUELLA NOTTE DEL 6 APRILE 2009 ORE 3.32

solidarietà

Arriva all’improvviso, quando meno te l’aspetti…E' tra la domenica delle Palme e il Lunedì, e la scossa è così forte così paurosa che stenti a credere l'epicentro non sia ad un passo da te. Arriva mentre stai inseguendo un sogno, mentre dormi, e tornerà ancora e poi ancora ... mentre scrivi, lavi un piatto, stai stirando o parlando al telefono. La reazione è immediata, senti scivolarti giù d’un tratto dal viso ogni possibile colorito e dentro un vuoto come qualcuno ti avesse risucchiato l’anima. Pensi “E’ il terremoto” ed è già panico.

Le immagini ce l’avrai conservate nella retina per giorni portandoti dentro quel magone, un nodo alla gola che non va ne’ su ne’ giù, un senso di impotenza ed allo stesso tempo un senso di appartenenza.

L’Abruzzo non è mai stato così vicino, L’Aquila ti sembra estremamente familiare con le sue chiese, i campanili, le case in centro ed i giardini con gli scivoli… Ti ricordi quel  bar? Lì abbiamo preso un caffé! E quel parco? Ci avevamo passeggiato.. Guarda! Il negozio in cui acquistammo quel regalo... e le strade, i vicoli, le piazze, luoghi conosciuti perché da sempre L'Aquila è la città universitaria dei nostri studenti, una delle più vicine e comode. Lì hanno vissuto Michela, Valentina… lì Luca ha aspettato qualcuno che lo venisse a riportare a casa… I nostri ‘se’ li hanno inseguiti: ‘se’ avessero scelto un’altra città, non fossero ripartiti per quel Lunedì, avessero dormito in un altro letto… utti davanti ad un televisore, ovunque ci trovassimo, tutti con quello sguardo liquido che incrociava l’altro perplesso, col pensiero rivolto a chi fino a poche ore prima aveva in tasca le nostre stesse certezze. Le nostre lacrime li hanno accompagnati mentre sui balconi, sulle vetrine rimanevano per mesi ed anni quelle locandine che parlavano della rievocazione che si sarebbe dovuta tenere di li a poco, quella della del Venerdì Santo, Venerdì di Passione vera. T

Cosa ci può essere di più terribile di un mostro invisibile che ti porta via tutto, in un sol colpo? Ti spezza le ginocchia e ti piega in due, lasciandoti impotente…Ci può essere qualcosa di ancora più logorante, lo stillicidio continuo di uno sciame sismico capace di riprender forza e mostrare ancora i denti.”

Scrivemmo questo subito dopo quelle ore, mai avremmo immaginato che quel sentirci così vicini, quell’affetto per una città sempre amata e conosciuta, ci sarebbe tornato indietro per un’analoga esperienza. Chiunque in quella lunga notte, le cui lancette si fermarono quasi alla stessa ora che sarebbe diventata simbolo anche per noi, chiunque dicevamo avesse avuto una conoscenza, un amico, un parente nella città abruzzese cercò disperatamente di mettersi in contatto. Rimanemmo in piedi, immobili, dinanzi ad un televisore che stentava fino alle prime ore del mattino a darci l’esatta portata della tragedia mentre stravolgeva le immagini che avevamo impresse di quella città (eccole). L’Aquila da allora non è più la stessa. Quella città piena di vita, d’arte, di gioventù, di movimento, ha dovuto fare i conti con anni in cui la vita è apparsa sospesa ed ancora oggi il contraccolpo subìto si fa sentire in tutta la propria drammaticità.  
Di quei giorni ricordiamo soprattutto i volti di quei vigili del fuoco che lavoravano senza sosta in una lotta impari contro il tempo davanti a quelle mamme ed i papà che attendevano tornare i loro figli ai bordi di quelle voragini, tornare 'con' o 'senza' vita. Ricordiamo le nostre lunghe trasmissioni radiofoniche, grazie alla presenza sul posto di persone amiche che ci permettevano di fornire una visione attendibile e reale di cosa stesse accadendo  a quella gente, grazie anche alla possibilità che lo streaming ci dava di essere accanto, come  testimoni e allo stesso tempo collaboratori, a tante diverse realtà che in diretta manifestavano i loro bisogni e la loro disperazione. Ricordiamo l’attesa lunghissima fino a quando anche l’ultimo nome delle tre vittime reatine venne ufficializzato: Luca Lunari aveva  vent'anni, era un universitario iscritto a Ingegneria Informatica, si trovava a L’Aquila per un esame. Era giovanissimo già padre... . Lì persero la vita anche Valentina Orlandi Argenis, iscritta al corso di laurea in Scienze dell'Educazione e della Formazione della Facoltà di Scienze della Formazione ed un’altra reatina Michela Rossi, 36 anni, ingegnere che lavorava all'Alenia Space dell'Aquila. Anche loro verranno ricordati in questo anniversario, in quel parco che ha ricevuto denominazione  “Vittime 6 Aprile 2009”, dove alle 12.30 si terrà una cerimonia  alla presenza dei loro familiari, del nostro Sindaco Antonio Cicchetti e dei rappresentanti dell’Amministrazione comunale de L’Aquila.

Ricordiamoli tutti quei ragazzi

la lista delle vittime

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