Agosto 2020

PERSONE & PERSONAGGI

QUEL MURO AMATO DA TUTTI

I Writers rivendicano identità e rispetto

città

(di Stefania Santoprete) “Era il 2005. Forse il 2006. Francamente non ricordo più, è passato troppo tempo e troppa acqua sotto i ponti. Poco cambia all’atto pratico: sono passati quindici (o quasi) anni da quando siamo, con enorme fatica e notevoli insistenze, riusciti a ottenere l’autorizzazione per dipingere legalmente sul muro che cinge lo stadio di rugby, in Via Palladio, Rieti. E’ stato lì che ho dipinto per la prima volta. E’ lì che abbiamo passato intere giornate a dipingere, ogni volta che potevamo. E’ lì che siamo cresciuti, a livello personale e, concedetemelo, artistico. E’ lì che abbiamo organizzato eventi, con artisti del luogo e non, vecchi e giovani, delle stesse vedute o diametralmente opposte, con cui c’era simpatia o marcata antipatia. Qualcuno è rimasto e ha continuato a dipingere. Qualcuno ha smesso, ma ripreso. Altri sono andati via ma ogni tanto tornano. Altri sono troppo lontani fisicamente, ma incredibilmente vicini col cuore. L’abbiamo gestito noi, a nostre spese, con i nostri colori, il nostro sudore. Alcune volte privati cittadini ed esercizi commerciali ci hanno aiutato economicamente, altre volte facendo solo da spettatori e complimentandosi, dandoci energia per continuare. Altre volte chiedendoci addirittura il permesso per scattare foto o girare video. Abbiamo sempre affettuosamente riso di fronte a quelle richieste, perché quel muro era di tutti; e proprio perché di tutti abbiamo sempre incoraggiato ogni giovane (e meno giovane) a venire a provare. Perché noi quel muro lo gestivamo e basta: si cancellava, dipingeva e colorava di nuovo. Sempre sullo stesso spazio, andando ad accumulare strati e ricordi. Perché di tanti spazi che avevamo quello, col tempo, è diventato l’unico muro legale a disposizione della città. Ad oggi, però, quel muro non è più di nessuno, se non del tempo e dell’incuria. Perché da mesi proviamo a riprendere l’autorizzazione, al solito modo, nel solito posto. Ma non otteniamo più alcuna risposta, perlomeno concreta. Poco ci importava degli eventi da cui siamo stati esclusi, dei progetti proposti e mai approvati, del tempo perso, dei contentini e degli sputi in faccia. Perché tanto c’era il Fassini dove dipingere e andava bene così. C’era, perché il Fassini non c’è più, e insieme al Fassini se ne va la voglia di dare culturalmente qualcosa alla città che mi ha dato i natali. Ricordo che, quando iniziai, Moreno mi disse scherzando “Ti faccio dipingere, basta che poi non smetti “Moro, giuro che ci ho provato. E ci continuerò a provare. Ma non a Rieti”. A seguito di questo amarissimo sfogo sui social di Francesco, la benedetta autorizzazione che giaceva in un cassetto da circa 7 mesi (antecovid quindi) è venuta alla luce: rimane però la triste consapevolezza di essere ignorati proprio da chi a loro ricorre al momento dell’evento, dell’urgenza di un aiuto. Terni, L’Aquila, Milano, Spagna, incursioni nel mondo del cinema ed in grosse aziende in cui la loro arte ha trovato nutrimento e sfogo, proprio ora che Rieti sembra aver scoperto il fascino della street art ‘sa di sale lo pane altrui’. “La nostra critica riguarda tutte le amministrazioni succedutesi nel tempo. Abbiamo in questi anni creato eventi, portato artisti, il disinteresse nei nostri confronti amareggia molto. Chiediamo un po’ di attenzione, abbiamo speso tempo e soldi su diversi muri, anche se oggi ne rimane uno solo.”. Più diretto Moreno “Sono trent’anni che dipingo, ho appena compiuto 45 anni Nei vari eventi realizzati a Rieti, come quello con Raoul Bova, c’eravamo già noi. Siamo noi i primi a voler instaurare una certa collaborazione tra Comune, Enti e associazioni per essere coinvolti.  Quelli che oggi si riempiono la bocca con ‘street art’ ci conoscono da vent’ anni e sono stanco di prese per il culo, di quelli che tentennano, fanno i diplomatici e trascinano decisioni, lasciandoti intendere che valorizzeranno le eccellenze locali in ogni campo. Chiediamo un po’ di rispetto, considerato che negli anni abbiamo proposto progetti di qualità (coincidenza, uno anche relativo proprio alla facciata del Tribunale, legato alle figure di Falcone e Borsellino n.d.r.).”

Writers quindi: alcuni dipingono per vandalismo, mentre altri, più vicini a un sentimento artistico, preferiscono rifinire le loro realizzazioni per giorni su un muro legale, concesso dal proprietario. Il Movimento Graffiti da noi inizia nei primi anni Ottanta con dei ragazzi di Sant’Elpidio, i primi ‘interventi’ furono in via Porrara sotto la superstrada in costruzione. Nell’89 fu la volta dei reatini Moreno e Vincenzo. Dal tag che è la semplice firma, si passa al lettering trasformandola in una scritta più grande articolata con i vari stili (wildstyle, bubble..) evolutasi nel figurativo o l’astrattismo.  Una precisazione è per loro basilare: “Noi siamo ‘graffiti’. Si parla di nomi, spray, strade e lettere, tutto a mano libera. Esula da questa ricerca quella che viene comunemente chiamata street art (murale, sticker, stencil, installazioni, wheatpaste), realizzata in città da alcuni esponenti che comunque stimiamo e con alcuni dei quali abbiamo anche lavorato in passato”.
“Come già avvenuto in molte città, siamo felicissimi siano giunti questi importanti interventi da parte di altre associazioni, speriamo anzi si possa proseguire ‘utilizzandoci’ però come ‘ponte’” auspica Francesco. E’ il momento giusto crediamo, per valorizzare ciò che è già presente sul territorio, creando anche un ulteriore vivaio. Nel tempo ciò che era stato faticosamente conquistato è andato perso, è il caso ad esempio della ex Chiesa di Villa Reatina, non più a loro concessa, in cui resta la mano di bianco data come fondo ed ormai compromessa dal passare degli anni. Anche i lavori realizzati al Foro Boario nel 2016, durante un evento internazionale, avrebbero bisogno di una rivitalizzazione. Dopo il diniego di un contributo da parte dell’amministrazione, furono realizzati grazie al sostegno del dottor Lorenzoni che ogni mattina faceva anche giungere una fornitura di prodotti della Centrale del Latte, freschissimi. Ma siamo certi siano tante le zone grigie che meriterebbero di essere illuminate dall’arte contemporanea di questi ragazzi.

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