Ottobre 2019

STORIE

QUANDO ESPLOSE IL PONTE DEL GRANARO…

Cercasi testimoni

storia

E’ (probabilmente) il mese di giugno dell’anno 1944. I tedeschi sono in ritirata “Nel corso degli ulteriori movimenti di sganciamento devono raggiungere il massimo del possibile le distruzioni di tutte le strade, i ponti e gli impianti che possano essere utilizzati militarmente dal nemico. Si deve riuscire a creare […] una zona di distruzioni che non permetta al nemico di passare tanto presto all'offensiva. […] Tempo ed esplosivo ci sono in quantità sufficienti”. La popolazione locale é in  stretto contatto con le truppe di retrovia germaniche preposte all'opera di demolizione dei ponti, il papà di Fausto Santarelli (il nostro testimone) viene fermato e utilizzato per scavare buche in cui posizionare le mine “Era andato a lavorare ma tornò solo all’indomani mattina – racconta Fausto -  Noi intanto ci eravamo trasferiti ‘alla grotta’ a Lisciano, in quanto la notizia del ponte (subito dopo la Casa d’Accoglienza dell’Alcli sulla Terminillese n.d.r.). destinato a saltare già circolava e noi abitavamo  in una delle case adiacenti, dalle cui finestre vedevamo spesso passare Benito Mussolini in sella alla sua motocicletta.” “Durante la  notte avvenne, come annunciato, l’esplosione. Nei giorni seguenti si procedeva quindi attraverso una stradina parallela, ma la rampa impediva l’entrata ad una trebbia trainata dai cavalli che ostruiva così una delle vie d’accesso.  La camionetta degli alleati entrò dal lato opposto, direzione Terminillo, il passeggero fece segno, a me e ad una comare che accompagnavo sui campi, di scansarci e lasciarla passare. Poi accadde tutto all’improvviso: davanti ai miei occhi di bambino di otto anni, avvenne l’esplosione. Un episodio che non riesco a dimenticare: la buca provocata fu di due metri di diametro ed inghiottì il mezzo, dei due soldati americani non rimase nulla, furono smembrati dallo scoppio di una di quelle bombe rimaste lateralmente, come ‘riserva’ per la distruzione del ponte. L’altra, rinvenuta in seguito, di un quintale e 20 di peso dissero, fu fatta brillare in un fosso accanto Villa Reatina. Il contadino seduto sulla ruota della trebbia, restato in attesa di qualcuno che potesse trainare il mezzo, si piegò improvvisamente in due, tenendosi premuto il palmo delle mani sul fianco. La donna che era con me, Giulia Cinardi, mi spedì a casa a prendere una sedia in attesa di soccorsi, mia madre impaurita, tra le schegge cadute sulla nostra casa, mi consegnò ciò che aveva ‘di forte’, mezza bottiglia di Marsala per farlo rinvenire. Una ruota volò lontanissimo addirittura nei pressi dell’ospedale... Piccoli flash di una scena raccapricciante che non mi abbandonano mai, che rientrano comunque nella storia locale. Puzzle che mi piacerebbe ricomporre aggiungendo tutti i pezzi mancanti affinché anche questo posto, il ‘ponte del Granaro’, venga inserito nello scenario.”

L’appello è dunque a chi ricorda direttamente oppure ai familiari di altri testimoni, di quell’uomo ad esempio che si trovava sulla trebbia (di proprietà della famiglia Fantauzzi di Cantalice) o a chi intervenne per i soccorsi o per bonificare l’area.

 

Contatti rietiformat@gmail.com o 347.5493968 redazione Format.

condividi su: