Dicembre 2018

STORIE

'IN PUNTA DI PIEDI'

La storia di Simone diventa progetto didattico e pagina Fb

libri

Di Simone un’immagine rimane nella mente dopo essere trascorso così tanto tempo dall’articolo che scrivemmo: quella tunica bianca indossata nel giorno della Comunione e il suo sorriso smagliante per quello che riteneva essere il regalo più bello. 

Parlavamo di lui su Format ma Simone già non c’era più, volato via a seguito del male che aveva caratterizzato i suoi pochi anni. Noi lo conoscemmo così, attraverso quelle pagine di libro che una mamma coraggiosa aveva deciso di scrivere per consegnare al mondo il messaggio che le aveva lasciato, attraverso il quale era riuscita a sopravvivere alla disperazione e incanalare l’energia compressa in un dolore immenso, in azioni dedicate ad altri esseri umani.

Chiunque orbiti intorno al Volontariato conosce il nome di quella donna: Paola Mariangeli.

Davvero la forza può arrivare dopo uno strazio così grande? Proviamo a diffondere questa speranza. Sebbene sia difficile raggiungere con intensità chi si trovi a vivere un momento di grande travaglio, vogliamo sperare che un domani questo racconto possa emergere come piccola luce dal tunnel della disperazione.

Quando gli venne diagnosticato un tumore cerebrale Simone frequentava la prima elementare. Settanta giorni di iter terapeutico: cure, intervento... e poi il coma. Dieci giorni in cui il mondo precipita sopra una famiglia che non avrebbe mai immaginato di dover affrontare una prova così ardua.
Quando il bambino si risveglia comincia a spargere ‘pillole’ alle quali nessuno sembra fare particolarmente caso, attribuendole a vaneggiamenti. Pian piano gli aneddoti invece prendono sempre più forza, ad ognuno che lo avvicina consegna  una piccola tessera di un puzzle che  si andrà delineando nel momento della sua morte.

“Sentire un bambino di quell’età invocare la Madonnina di riportarlo in Paradiso mentre lo stai vestendo raggela il sangue. Dirgli ‘Mi vuoi lasciare?’ e sentirsi rispondere con forza che anche se andrà via rimarrà sempre accanto a me lascia interdetti. Eppure Simone ha fatto di tutto per mantenere la promessa. La notte in cui si è spento, si accendevano i suoi giocattoli mettendosi in movimento: mia figlia ed io abbiamo dovuto togliere le batterie. A distanza di tempo ho avvertito l’esigenza di tirare fuori ciò che era accaduto.”

Paola ha bisogno di momenti suoi, di piangere le lacrime che ha dovuto ingoiare, lo fa anche mettendo su carta ricordi dolorosi. Quando sottopone il manoscritto a don Fabrizio è lui stesso a consigliarle di pubblicarlo.

“‘In punta di piedi’ è un titolo ragionato, Simone è stato ‘cercato’ per tanti anni: è venuto in punta di piedi nella nostra vita e così se ne è riandato. Ha lasciato delle piccole orme della sua presenza, una serenità che va trasmessa.”

Questo non vuol dire non soffrire, non subire il dolore della separazione, la mancanza di un abbraccio...  la vicenda umana è cosa diversa da quella spirituale!

“Se Simone non mi avesse detto ciò che aveva visto durante il coma, probabilmente oggi non sarei la donna che sono” C’è un messaggio da tramandare, anche attraverso l’esempio, Paola è presidente del Centro Servizi e Volontariato, un ruolo che dà concretezza all’eredità ricevuta.

Il libro di Paola è in quei mattoncini che hanno contributo alla realizzazione di un progetto ambizioso “La Casa dell’Accoglienza” dell’Alcli a cui va l’eterna riconoscenza per la vicinanza “Ho trovato nei volontari una vera famiglia, in Santina (Proietti) una sorella: un volontario non dice mai ‘no’, si spacca in quattro ma fa del tutto per esserci; i familiari purtroppo li perdi per strada ed anche le persone in cui credi, dinanzi ad una tragedia del genere, ti abbandonano. Simone ha compiuto 8 anni il 1 ottobre, il 21 si è spento: il nostro primo Natale ci siamo trovati completamente soli, compresa mia figlia. Forse non sapevano come approcciarsi ma a noi serviva distrarci, parlare di altro: lo dico a tutti, pensateci. Anche se il nostro ospedale è passato attraverso un processo di umanizzazione, anche se la scienza va avanti, ci sono sempre altre famiglie che si trovano ad affrontare momenti bui. Mio figlio ci ha insegnato a pregare. Dopo il coma voleva che anche le persone in corsia lo facessero, tanto che i medici ci chiedevano se fossimo particolarmente religiosi. In realtà prima di allora eravamo come tanti altri, cattolici osservanti solo nelle feste importanti.”

Simone oggi è anche un progetto ‘scuola e volontariato’ raccontato attraverso la pagina Facebook “In punta di piedi”, in cui appaiono temi scritti dai ragazzi delle Scuole Medie che lasciano  stupiti per la profondità di riflessioni, grazie alla prof. Rossella Leoncini vice preside della Basilio Sisti e ad altre insegnanti che hanno introdotto nelle aule prima Simone attraverso la lettura e poi Paola, don Fabrizio, i volontari dell’Alcli. Attualmente il libro di Simone si trova in vendita all’Alcli e alla Libreria di via Roma ma diventa anche tema di catechesi. “Il messaggio che vorrei passasse non è tanto il dolore sofferto - fa parte della vita debbono imparare ad affrontarlo - ma la gratitudine per ciò che abbiamo e di cui non ci rendiamo conto. Abituati a vivere a testa bassa non avvertiamo il sole, il vento, gli amici, un sorriso... Vorrei fosse un seme: i ragazzi hanno tanto bisogno di ricevere un segno di speranza e, semplicemente, mio figlio sembra conoscere la ‘chiave giusta’ per entrare nei loro cuori.

Oggi sono sola, come spesso accade dopo un lutto così grande anche la coppia scoppia. Mi ritrovo spesso ad essere chiamata al fianco di chi sta attraversando momenti difficili. Io stessa ho fatto un percorso tramite l’associazione di mutuo aiuto “Amar - raggio di sole”: parlare tutti insieme è terapeutico, serve a confrontarsi e ad avvertire meno  la solitudine. Ma fare volontariato, soprattutto aiuta. L’amore che una mamma aveva riservato ad un figlio, rimasto intrappolato, può essere donato agli altri, ti appaga, ti restituisce serenità.”

La maternità quindi non finisce: si perde un figlio ma se ne possono incontrare molti altri. Paola è in contatto con molti sacerdoti di Roma a cui ha fatto pervenire la propria disponibilità, mentre è appena tornata arricchita da una viaggio in Puglia in un proficuo scambio di esperienze. Chiunque abbia bisogno di contattarla può farlo raggiungendola alla Casa del Volontariato Piazzale Mercatanti 5 a Rieti o attraverso inpuntadipiedi2005@gmail.com o sulla pagina Fb

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