a cura di Massimo Palozzi

Gennaio 2021

IL DOMENICALE

PROSPETTIVE PER IL 2021

rieti

di Massimo Palozzi - Di solito la settimana al cambio dell’anno non riserva grosse novità. Stavolta invece è andata diversamente. La (quasi) notizia bomba è senz’altro l’approvazione del progetto “Terminillo Stazione Montana - Turismo Responsabile” (Tsm2), che giunto all’ennesima revisione dopo le bocciature precedenti, ha finalmente trovato il sostanziale via libera della Regione a dodici anni dal primo tentativo. Al momento si tratta del parere positivo sulla Valutazione di incidenza ambientale, step propedeutico a quello definitivo che avverrà solo con il rilascio della Via (Valutazione di impatto ambientale) per la quale sono state annunciate prescrizioni i cui dettagli si conosceranno nei prossimi giorni, una volta concluso l’iter amministrativo. Per poter bruciare tutti sul tempo, a San Silvestro il Partito democratico ha comunque anticipato con viva soddisfazione l’orientamento della Pisana, aprendo una serie di commenti entusiastici sul futuro sviluppo della montagna provenienti da ogni schieramento politico.

L’ultimo giorno del 2020 i consiglieri comunali di Rieti l’hanno peraltro trascorso lavorando impegnati in una seduta con ben venti punti da esaminare. A dire il vero la massima assise cittadina era stata convocata per il 29, ma quando i rappresentanti dell’opposizione hanno protestato appellandosi alla Prefettura per non aver ricevuto, come da regolamento, i documenti con almeno due giorni di anticipo, non è rimasto altro da fare che posticipare la riunione di 48 ore, sempre rigorosamente da remoto nel rispetto delle misure di prevenzione anti-Covid.

Non si è trattato di un passaggio di poco conto. In discussione c’erano infatti provvedimenti significativi, compreso lo sblocco del piano quadro per l’edificabilità delle Porrara, sul quale l’assessore all’Urbanistica e Lavori pubblici, Antonio Emili, sta puntando molte delle sue carte.

Il dossier è di notevole rilievo. Non soltanto per i proprietari dei lotti, ma per l’intera città o per lo meno per un quadrante assai significativo, perché verranno ridefiniti i contorni di un’area destinata a diventare uno snodo di primo piano per la viabilità e, più in generale, per l’assetto urbanistico di un comprensorio vicino ad infrastrutture come la ferrovia e ad insediamenti da decenni in attesa di recupero come l’ex zuccherificio.

La partita è dunque cruciale e se è vero che la mancanza di decisioni e i continui differimenti sono spesso dannosi quanto la precipitazione, altrettanto ragionevoli sono apparsi gli appelli della minoranza a non forzare la mano e affrontare l’argomento con speditezza senza però saltare i necessari approfondimenti, inclusi i contributi scaturenti dal confronto con le altre forze politiche, i sindacati e le associazioni di categoria.

Alla fine la montagna ha partorito il topolino. La maggioranza, che sul tema è tutt’altro che coesa, ha optato per un salomonico rinvio nella speranza che il compromesso riesca a limare le dissonanze tra la linea dura di sindaco e assessore e quella più dubitativa del resto della coalizione di centrodestra, tenuto conto non solo dei mal di pancia delle opposizioni ma anche di importanti settori della società civile. La durissima nota emanata da Ascom Confcommercio Lazio Nord, lamentatasi fortemente per non essere stata coinvolta in una scelta che avrà profonde conseguenze sulla redistribuzione degli esercizi commerciali, è di sicuro suonata come un campanello d’allarme, se non altro perché proveniente da un mondo finora non certo ostile al governo civico.

Nel frattempo, dentro e fuori il Municipio deflagrava lo scontro su Aps, la società interamente pubblica che dal 16 aprile 2018 è subentrata a Sogea nella gestione delle risorse idriche. La goccia (è il caso di dirlo) che ha fatto traboccare un vaso già pieno di polemiche e malumori, è stato l’imminente aumento del 7,5 per cento delle tariffe a carico dei clienti dopo quelli contabilizzati qualche mese fa per il biennio 2018-2019. Aumenti definiti contenuti dal presidente di Acqua Pubblica Sabina, Maurizio Turina, che ha anzi spesso rivendicato come il costo dell’acqua a Rieti sia tra i più bassi a livello regionale. Piccolo o grande che sia, il ventilato rincaro ha scatenato una vera sollevazione tra i sindaci della provincia. Ben 46 di loro hanno sottoscritto una dichiarazione di fuoco nella quale in sostanza respingono con forza i ritocchi prospettati, rifiutando l’etichetta di meri passacarte senza alcun ruolo, tanto più in una fase storica in cui anche il minimo aggravio economico rischia di diventare insopportabile per larga parte della popolazione. Del resto, il capitolo acqua riserva storicamente fastidi e problemi a una terra che per paradosso galleggia letteralmente su questa risorsa, tuttavia gestita nei decenni in maniera per lo meno approssimativa. La lunga vertenza sui ristori per l’interferenza d’ambito, in parole semplici per le forniture erogate a Roma e mai adeguatamente remunerate, almeno fino all’accordo del febbraio 2018 che ha messo sul piatto 224 milioni di euro spalmati in trent’anni, ne costituisce il dettaglio principale. Al quale devono aggiungersi il notevole flusso sprecato per le perdite nelle condotte, l’elevata evasione dovuta all’irraggiungibilità di un numero preoccupante di contatori e i tanti disservizi agli utenti rimasti senz’acqua nei mesi scorsi.

La questione della determinazione delle tariffe è piuttosto complessa. Il prezzo non è fissato infatti da Aps, che si limita ad applicarlo in attuazione delle determinazioni della conferenza dei sindaci assunte secondo le linee guida dell’Arera, l’autorità regolatrice in materia. Proprio l’assemblea dei sindaci nell’ottobre 2018 ha approvato gli aumenti che dovrebbero entrare in vigore a breve, ma da allora sembra trascorsa un’era geologica, alla luce della fortissima presa di posizione dei 46 primi cittadini messisi di traverso rispetto al preventivato incremento. Incremento non osteggiato, oltre che da Aps, pure dall’Amministrazione provinciale, che di Ato 3, cioè dell’organismo che riunisce i 73 Comuni del Reatino più altri 8 dell’area romana, è capofila. E qui emerge la posizione abbastanza cerchiobottista di Mariano Calisse, il quale da presidente della Provincia è allineato alla revisione al rialzo delle tariffe e da sindaco di Borgorose ha coerentemente evitato di firmare la petizione dei suoi 46 colleghi, salvo poi dichiarare che “tutti noi sindaci siamo in continuo coordinamento per scongiurare questi aumenti, che dovrebbero entrare in vigore entro la prima metà di gennaio”.

Contro la gestione di Aps, da tempo al centro di polemiche politiche per assunzioni e consulenze a fronte di un servizio non esattamente impeccabile, si sono infine pronunciate anche Cgil, Cisl e Uil, chiedendo chiari segnali di discontinuità manageriale. E lo stesso Consiglio comunale ha approvato all’unanimità una risoluzione per dare mandato al sindaco Antonio Cicchetti di verificare con rigore in seno al Comitato di Controllo Analogo di Aps le spese per il personale e le collaborazioni esterne che negli ultimi due anni sono lievitate in maniera importante, con conseguente aggravio delle bollette a carico di cittadini e imprese. Il Comune di Rieti detiene il 22,8% del capitale sociale (al pari della Provincia) e dunque ha il diritto-dovere di razionalizzare, ove occorra, le uscite che poi devono essere reintegrate con gli incassi sui consumi.

Per concludere la panoramica sulle prospettive dell’anno appena nato, una menzione speciale la merita la recentissima deliberazione della Regione Lazio adottata come atto di indirizzo nei confronti del governo in relazione alle priorità progettuali per l’utilizzo delle sovvenzioni comunitarie del Recovery Fund. Come denunciato dal Movimento 5 stelle, la giunta guidata da Nicola Zingaretti ha indicato preminenti per il Reatino gli interventi per l’adeguamento a quattro corsie per senso di marcia dell’intera tratta della Rieti – Torano, al costo stimato di 400 milioni di euro. Ora, dato per scontato che le quattro corsie per ogni senso di marcia sono uno strafalcione e che la superstrada riveste un’indubbia importanza nello scacchiere dei collegamenti dell’Italia centrale, pensare di inserire quest’opera come priorità significa sottovalutare in maniera drammatica le reali necessità del territorio, a cominciare proprio da quelle legate alla mobilità. La Salaria per Roma, ad esempio, è ancora alla ricerca dei fondi per finanziare il raddoppio da Osteria Nuova a Passo Corese (per il tratto da San Giovanni Reatino a Poggio San Lorenzo sono invece disponibili 150 milioni stanziati dal governo). Lo stesso dicasi per la ferrovia da Rieti a Fara Sabina, funzionale collegamento diretto con la Capitale.

Di esempi da fare ce ne sarebbero un’infinità e pur senza voler incorrere nelle insidie del benaltrismo, c’è da sperare che le esigenze principali di Rieti vengano riconsiderate, magari con un maggior coinvolgimento degli esponenti locali, politici e non solo.

03-01-2021

ph Michele D'Alessandro

 

 

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