a cura di Luigi Ricci

Aprile 2019

BASKET

PRONTI PER I PLAY OFF?

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(di Luigi Ricci) Ragazzi, dopo tanti anni tra un mese tornano i playoff! Ai tempi d’oro erano una tale consuetudine che, a Maggio, se qualcuna diceva alle proprie amiche che nel weekend sarebbe andata a Firenze, Venezia et similia e poi domandava “e voi?”, mogli e fidanzate dei tifosi rispondevano con fantozziana rassegnazione: “A Montegranaro!”. Oppure Vigevano, Fabriano o Cantù, ad ammirare l’architettura dei palasport. Perciò le sventurate spesso rinunciavano, lasciando partire gli uomini anche se poi le più sospettose seguivano la radiocronaca o, arrivato internet, lo streaming per poi interrogare mariti e fidanzati, stile Gestapo, per capire se erano andati in trasferta o altrove. I più scaltri però, se non avevano seguito radio o web, si facevano raccontare la partita da chi c’era stato. Come ne L’Audace colpo dei soliti ignoti, quando compiono la rapina a Milano nel giorno di Milan-Roma, dopo aver viaggiato nel treno dei tifosi, acquistando pure il biglietto della partita. La polizia però sospetta: “Troppi 12 pregiudicati su 1000 romanisti” dice il maresciallo, interpretato da Mario Feliciani, a Vittorio Gassman, in arte Peppe er Pantera, che obietta: “E’ una percentuale irrisoria: tra i laziali e molto maggiore!”. Però il maresciallo, poco convinto, chiede: “Cos’è successo al 41’ della ripresa?”. Ma Er Pantera recita a memoria: “Al 41’ Altafini, detto Mazzola, ricevuta la sfera di cuoio dallo scattante Danova, aggirava l’accorrente Bernardin e lasciava partire da sinistra una secca staffilata che si insaccava alla convergenza dei pali. Niente da fare per il possibile pareggio”. Ma subito il maresciallo incalza: “Arbitro?”. “Arbitro, imparziale ma irascibile, il signor Baralla di Livorno - replica Er Pantera, aggiungendo - Spettatori 75mila circa nonostante un leggero annuvolamento nel primo tempo, senza però che Giove Pluvio ponesse in pratica la sua passeggera minaccia”. Da antologia!

Ma torniamo ai playoff. In queste gare senza domani è decisivo l’approccio di squadra e tifosi. Ai giocatori serve la giusta cattiveria, come Muhammad Ali che, prima di incontrare George Foreman, disse: “Se hanno estratto la penicillina dalla muffa, allora possono fare qualcosa anche con lui”. Eccessivo invece il giocatore di football americano Roger Goodell riguardo al rivale James Harrison: “Se lui bruciasse e dovessi pisciarli addosso per spegnerlo, non lo farei”. Infine, mai imitare Mike Tyson: “Voglio strappare il cuore di Lennox Lewis e farglielo mangiare. Voglio uccidere, strappare lo stomaco e mangiare i figli”.

Il coach, invece, deve motivare la squadra, come Al Pacino in Ogni maledetta domenica: “Ogni domenica puoi vincere o perdere. La questione è: sei capace di farlo da uomo?”. E se invece ha perso deve scuoterla come Willem Dafoe in Platoon: “Sconfitta? Le scuse sono come i buchi del culo: tutti ne hanno uno”, o come Sylvester Stallone in Sorvegliato Speciale: “Niente è morto finché non è sepolto”.

E i tifosi? Intanto mai trascendere o provocare quelli avversari. Però, se serve, ecco una breve antologia di repliche di autori anonimi e non: “Come diceva Zarathustra: nella vita prima o poi un stronzo lo incontri sempre” (Paolo Rossi); “Siete così brutti di natura o usate una crema?”; “Signori si nasce, cretini si muore” (Totò); “Ve mannàmo affanculo co’ ll’elastico, così quanno ritornate ve ce rimannàmo ‘n’antra vorta”. Ma il più raffinato insulto lo coniò Robert Desnos: “Maledetto sia il padre della moglie del fabbro che forgiò il ferro della scure con cui il boscaiolo abbatté la quercia in cui fu intagliato il letto in cui fu generato il bisnonno dell’uomo che guidava la carrozza in cui tua madre incontrò tuo padre!”.

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