a cura di Massimo Palozzi

Luglio 2019

IL DOMENICALE

PROFESSIONE DELFINO

amministrazione

(di Massimo Palozzi) Oscurata dall’annuncio dei fondi regionali per il nuovo ospedale e dalle beghe sulla decadenza dei consiglieri comunali morosi, la vera notizia della settimana è che Rieti avrebbe già il nuovo sindaco: quello che entrerà in carica nel 2022, al termine della consiliatura corrente. Lo ha di fatto reso noto lunedì in un’intervista al Corriere di Rieti l’attuale primo cittadino, Antonio Cicchetti, in concomitanza con l’anticipazione dell’intenzione di non ricandidarsi alla chiusura del suo terzo mandato.

Rispondendo alle domande del giornalista, Cicchetti ha dichiarato che il nuovo sindaco è in via di formazione.  Attenzione, non ha detto candidato, ma proprio sindaco, dando la cosa per acquisita. E lo ha detto da politico di lungo corso, abituato a maneggiare le parole. Non una voce dal sen fuggita, insomma, ma una sorta di dichiarazione ufficiale. Logico quindi dedurre che il soggetto sia stato individuato e che i lavori siano in corso affinché arrivi pronto all’insediamento con la squadra di governo che lo affiancherà.

In altri tempi la rivelazione a neanche metà consiliatura dell’avvenuta selezione di un mero candidato avrebbe fatto scalpore. Innanzitutto per la ragione che dietro a quella prima persona plurale (“stiamo lavorando per formare il mio successore”, “stiamo formando il prossimo sindaco”) non è dato conoscere chi si nasconda, oltre allo stesso Cicchetti.

E poi proporre una candidatura con tre anni di anticipo sarebbe sembrata una forzatura, visto che non si sa di chi sarà espressione, intorno a quale progetto si coaguleranno le forze che la dovranno sostenere, quali proposte programmatiche saranno alla base dell’amministrazione cittadina nel quinquennio 2022 - 2027.

A stare alla mancanza di reazioni si ha l’impressione che tutto questo appartenga al passato, ma sarà proprio così? La spiegazione più semplice è che non ci abbia fatto caso nessuno o nessuno gli abbia dato particolare peso, tanta è la distanza che ci separa dal prossimo appuntamento elettorale. Le vecchie liturgie di palazzo non sono in realtà mai tramontate, nonostante le pretese di qualche affrettato innovatore. A dispetto anche delle migliori intenzioni, avanzare papabili resta infatti il viatico principale per bruciarli. Oggi come allora.

Cicchetti è invece andato oltre, liquidando con invidiabile sprezzo della scaramanzia tutte le defatiganti fasi della sintesi sul candidato, della campagna elettorale e del voto.

Almeno il nome lo ha taciuto. Sarà il gioco dell’estate ricostruire l’identikit del delfino.

Intanto si può provare a tracciarne il profilo: giovane, di bella presenza, coinvolto in un ruolo di spicco nell’attuale amministrazione, abbastanza esposto sul piano mediatico. Qualche idea? No? Sì? Ni? Baldi esponenti della nuova generazione d’altronde non mancano nel variegato arcipelago della destra reatina.

La mossa sembra però lo stesso un tantino azzardata. E non solo perché, come si dice in questi casi, chi entra papa esce cardinale. Qui non è stato ancora convocato il conclave e l’idea che ci sia in giro un sindaco in pectore scelto chissà come e chissà da chi lascia piuttosto perplessi.

I delfini politici sono oltretutto una specie se possibile più a rischio di quelli veri. Il pericolo di spiaggiamento sulle secche delle mille insidie della lotta partitica risulta talmente elevato che al posto del prescelto qualche scongiuro lo faremmo.

L’iter della sua formazione evoca poi mesti pensieri. Ce lo immaginiamo costretto a corsi intensivi di politica e amministrazione, piegato in sessioni di studio matto e disperatissimo su testi ad usum delphini (questa era facile) di diritto amministrativo e contabilità pubblica, concentrato ad esercitarsi nella redazione di delibere, assorbito dall’affinamento dell’ars oratoria e assorto nella coltivazione della psicologia da leader, con la speranza che superi brillantemente gli esami finali e non sia costretto a prendere ripetizioni.

Scherzi a parte, non dev’essere una bella vita, la sua. Con l’investitura a sindaco in tasca, i prossimi tre anni saranno terribili. Altro che i reali inglesi. L’ansia da prestazione è appena immaginabile. Proviamo a pensare per un attimo a cosa gli potrebbe succedere se solo sbagliasse un’uscita, toppasse un intervento, scivolasse su un provvedimento, beccasse addirittura qualche fischio. Bisogna tenerlo nel cuore un delfino così, costretto a nuotare nelle anguste e turbolentissime acque della politica reatina.

E poi c’è tutto il versante della civitas, che assiste senza fare un plissé a una gestione della cosa pubblica ridotta alla stregua di una questione tra amici, un affare privato da trattare con la disinvoltura di un patto di sindacato. Non, si badi, nel senso di malaffare o di interessi individuali a scapito di quelli collettivi. Ma in quello napoleonico di “Dio me l’ha data e guai a chi me la tocca” (con riferimento alla corona di re d’Italia), come se i passaggi della democrazia fossero un fastidio procedurale dagli esiti predeterminabili.

La storia insegna che niente è meno scontato di un’elezione e che la designazione del proprio successore non se la può permettere neppure il papa.

È vero. Una delle grandi lacune che hanno inciso sulla qualità del dibattito pubblico locale è stato proprio il poco spazio lasciato in questi anni agli emergenti e la pressoché totale assenza di incubatori utili a far crescere nuovi talenti al servizio della comunità.

Ben vengano allora un partito o una coalizione o un gruppo organizzato occupati ad investire su una figura spendibile. Il punto è che, a giudicare dalle apparenze, il campo risulta eccessivamente circoscritto sia in termini numerici sia in termini di trasparenza dei processi di selezione della nuova classe dirigente.

Cicchetti a parte, la cui biografia spiega come si sia ripetutamente sottoposto al giudizio degli elettori uscendone quasi sempre vincitore, l’idea di scavalcare il popolo con soluzioni preconfezionate risulta urticante prima di tutto perché riflette una mentalità ormai diffusa tra il ceto politico di questi tempi.

Non si traggano conclusioni affrettate. Non è in corso alcun attacco alla democrazia e ai suoi valori. I principi repubblicani sono saldi e ben radicati, persino tra coloro che invocano l’uomo forte. Anzi, in primis proprio tra questi nostalgici fuori tempo massimo, quantunque loro malgrado, ché se l’uomo forte ci fosse sul serio, non avrebbero certo l’opportunità e la libertà di invocare alcunché.

L’ignavia intellettuale infiltrata nel tessuto sociale e diffusa tra le persone rimane il vero cruccio. In un mondo interconnesso, dove tutti possono dire la loro con risonanza pressoché illimitata e dove chiunque può partecipare in diretta alla vita pubblica, si assiste paradossalmente al ritiro delle coscienze dai temi maggiormente impegnativi, salvo generiche prese di posizione (“sono tutti ladri”, “è colpa degli altri”) dettate più dal tifo che da elaborazioni approfondite e culturalmente orientate.

Ovvio che poi, di fronte a una platea del genere, chi si assume l’onore e l’onere di guidare la cosa pubblica possa venire indotto nella tentazione di voler ripristinare con candida sfrontatezza una tradizione ereditaria nelle cariche istituzionali. Se non per linea di sangue, almeno per designazione diretta.

Per quanto paradossale, una simile fascinazione riflette comunque una certa limpidezza d’intenti, per cui non viene nemmeno avvertita la necessità di lavorare nell’ombra, ma anzi si può anticipare al creato senza tema di reazioni critiche che il sindaco degli anni Venti è bell’e pronto.

L’ottimismo è il sale della vita, spiegava ridanciano Tonino Guerra dagli schermi televisivi in un famoso spot pubblicitario di alcuni anni fa, ma l’eccesso di prospettiva rischia di virare in presunzione. E anche se, per dirla con Keynes, nel lungo periodo saremo tutti morti e tocca quindi pensare all’imminente futuro, un minimo di cautela non guasterebbe.

Magari hanno ragione loro e il prossimo sindaco di Rieti sarà proprio il misterioso delfino di oggi. Se così è, non resta che aspettare che qualcuno del giro giusto non resista alla voglia di rivelare il finale di questa vicenda dalla trama appassionante e ne faccia il nome.

P.S. Stavo per scrivere spoilerare, ma il decoro ha per fortuna avuto il sopravvento.

 

21-07-2019

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