Giugno 2019

PROCESSIONE DEI CERI, IL VESCOVO "SANT'ANTONIO CI AIUTI A NON TORNARE MAI INDIETRO"

Tra il rinnovarsi delle testimonianza di fede, la devozione popolare e la curiosità di quanti si avvicinano come semplici turisti, per poi rimanere affascinati dalla suggestiva immagine della statua trasportata tra le vie della città riscaldate  dai colori del tramonto che virano sino ad essere inghiottiti dal buio della sera, è giunta a compimento la Processione dei Ceri 2019. 

Il Vescovo Domenico Pompili  nell'omelia mattutina aveva invitato a lasciarsi alle spalle il passato per andare avanti "Non si può andare avanti se ci si guarda indietro. Quanta nostalgia - oggi la si chiama retrotopia - impedisce alla nostra vita di andare avanti, rifugiandosi sempre in quello che è alle spalle. Gesù è venuto a spingerci avanti perché il meglio deve ancora deve venire. Perché non è vero che il meglio sta alle nostre spalle, “i migliori anni della nostra vita” devono ancora arrivare. Questo si chiama speranza. Ed è la forza nascosta del mite. Come direbbe Gesù: ”Beati i miti perché erediteranno la terra”.

Questa sera ha rafforzato il concetto, accogliendo sulla porta 'di casa', la Chiesa di San Francesco, il Santo dei Miracoli:

Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece, va’ e annuncia il Regno di Dio”. Le parole di Gesù ascoltate oggi suonano alle nostre orecchie dure e oscure. In realtà, sono un invito a fare come S. Antonio, i cui passi abbiamo seguito per le vie della Città. Antonio nella sua vita è sempre stato orientato in una direzione che lo ha spinto in avanti, senza mai tornare sui suoi passi: da Lisbona, dove nacque, a Coimbra dove studiò; dalla Sicilia, dove fece naufragio, a Padova, dove visse fino alla morte. La vita è autentica quando ha una direzione e non si trasforma in un ‘gioco dell’oca’, dove si ritorna sempre al punto di partenza.

Si torna indietro, ad esempio, quando non ci si decide mai a chiudere i conti col passato. Questo, lo sappiamo, sta dietro di noi con le sue irrisolutezze, le sue linee spezzate. Voler far tornare i conti col passato è una perdita di tempo che ci estrania dal presente e ci distrae da quello che è veramente urgente. Decidiamoci a non indugiare rovistando tra l’infanzia o l’adolescenza e apriamoci risolutamente al presente che ci è dato e che passa velocemente.

 Si torna indietro anche quando si pretende di leggere la condizione odierna alla luce di quella di ieri, magari edulcorando il passato come fosse l’età dell’oro. Quante volte sento parlare della mitica Rieti degli anni ’70: tutta crescita e benessere! Ma si può vivere di nostalgie o di semplici ricordi? O piuttosto non ci è chiesto di fare i conti con la realtà, senza indietreggiare rispetto alle sfide ma anche alle opportunità di oggi? Invece di piagnucolare su ciò che è finito, non sarà il caso di avviare qualche nuovo progetto, con un pizzico di creatività e di risolutezza?

Si torna indietro, infine - ed è la questione più radicale - quando si pretende di fissare quaggiù la nostra dimora definitiva. Per questo Gesù, e dietro di Lui Antonio, non hanno ‘nidificato’ su questa terra ed hanno avuto il piede svelto di chi non si lascia immobilizzare da niente. Per poter camminare a andare avanti occorre essere mossi da una speranza che spinge e non blocca. E questa spinta non può venir da noi, ma soltanto da Dio. È Lui che ci attraea Sé e ci spinge oltre questa dimensione storica e limitata verso il futuro che - a dirla tutta - è l’altro nome di Dio, mentre quello dell’uomo è solo il passato.

Signore, Sant’Antonio ci aiuti a non tornare mai indietro, ma ad andare avanti e così annunciare il Vangelo. Come dice un poeta indiano, infatti: “Stolto che porti te stesso sulle tue spalle, mendicante che vai a bussare alla porta di casa tua, è su altre porte che dobbiamo bussare e su ben altre spalle dobbiamo salire”.

 

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