Ottobre 2017

PERSONE & PERSONAGGI

IL SUONO NASCOSTO

Dietro al mixer Plinio Pitoni

musica

Chi a Rieti ha da sempre seguito manifestazioni musicali teatrali o sportive, insomma quelle che si avvalgono dell'utilizzo di microfoni, mixer, diffusori acustici, non può non aver conosciuto Plinio Pitoni, professione fonico, quasi un'istituzione per gli addetti ai lavori. Reatino, ma poco in città a causa dei suoi impegni. Capita così che ti trovi a Torino, a seguire una serata di fine anno aziendale, ospite Massimo Ranieri, e gironzolando dentro il Pala Alpitur, scorgere tra un migliaio di persone un volto familiare che ti riporta immediatamente dalla nebbia della Mole Antonelliana alla nostra tiepida Rieti. “Non ci posso credere! Plinio, ma sei proprio tu! Che ci fai qui?” “Lavoro, come sempre. Questa sera curo il service audio per Ranieri!"


Un lavoro che forse non tutti conoscono. Quando si assiste ad un concerto chi non ha una preparazione tecnica sintetizza solitamente la resa sonora in un banale “si sente bene,si sente male”. Non si ha la minima idea di quante cose debbano quadrare per un audio perfetto. Cominciamo dall'inizio: da la tua passione per la musica e dalla decisione di diventare un fonico.

"Il mio interesse per la musica nasce fin da ragazzo, infatti sono diplomato al Conservatorio ed ho coltivato questa mia passione esibendomi con vari gruppi locali. Nel 1990, mentre ero negli studi della BMG Ariola per alcune registrazioni con il mio amico Rossano Eleuteri, mi sono trovato a gestire la musica sotto un altro aspetto, quello più propriamente tecnico, che prevedeva il missaggio, la registrazione audio e tutto ciò che riguardava il lavoro dietro ad un mixer. E' così che mi sono appassionato e negli anni è diventato il mio lavoro"

Come si diventa fonici?

"Alla base ci deve essere sicuramente una grande passione, tanto entusiasmo e voglia di fare. E' un lavoro molto bello e gratificante ma allo stesso tempo molto impegnativo e ricco di sacrifici. Io ho fatto un processo inverso, iniziando a studiare dettagliatamente ciò che avevo appreso dalla pratica, mentre da circa sette anni ci sono anche corsi universitari per diventare tecnici del suono. Ma la cosa più importante è che lo studio venga accompagnato dall'azione. La pratica è tutto in questo lavoro. Impari davvero quando fai qualcosa con le tue mani. E più fai esperienza più impari. Inoltre io sono stato favorito nascendo prima come musicista. Il passaggio è fondamentale perché l'orecchio musicale facilita la sintonia con i musicisti, capisci meglio le loro esigenze. Diciamo che ti dà delle caratteristiche spendibili rispetto a chi non ha mai suonato."

C'è,tra tutti gli artisti a cui hai offerto supporto, qualcuno che ricordi con piacere?

"Si, sicuramente Pino Daniele. Un grande musicista e professionista, ma soprattutto una persona buona, umanamente ricco. Un grande uomo. Potrei dire della professionalità e dell'umiltà di Fiorella Mannoia o di Francesco de Gregori. Mi sono sempre trovato bene con tutti. Ho lavorato con Nek, Marco Masini, Riccardo Fogli, Amy Stewart e tanti altri e di tutti conservo un piacevole ricordo"

Quanto incide il lavoro di un fonico sulla qualità della musica in un concerto?

"E' fondamentale. E' trovare la massima resa con quel poco, tanto o tantissimo che si ha a disposizione. Deve essere tutto equilibrato, suoni, volumi, dinamica. Ci sono infiniti passaggi per arrivare dallo strumento sul palco alle orecchie delle persone. Il riassunto di questi passaggi è nell'effetto finale. Alcune volte ti ritrovi ad essere un punto di riferimento essenziale per alcuni artisti, soprattutto quelli giovani alle prime esperienze con i live. Salgono sul palco semi terrorizzati e confidano moltissimo sull'esperienza e le rassicurazioni di noi tecnici."

Attualmente lavori per l' Agoraaq service, una delle agenzie più grandi al mondo e sei impegnato con il tour di Pieraccioni Conti, Panariello. Difficile davvero pensare che sia un lavoro noioso

"E' un lavoro che richiede dedizione e sacrificio, come tutti. Si è sempre pronti a partire anche all'ultimo momento. Però indubbiamente ha i suoi lati positivi. Si incontrano tante belle persone e come in questo caso: si ride anche parecchio. Il tour a causa dei numerosi impegni di ognuno dei protagonisti si è protratto nel tempo, capita quindi che la memoria venga meno e non si rispetti più rigorosamente un copione come all’inizio. Il trio toscano procede a braccio tra l’ilarità generale e la propria, regalando al pubblico ogni volta una ‘prima’."

 Tiziana Turani

 

 

 

 

 

 

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