Novembre 2020

SALUTE

PLASMA, OPPORTUNITÀ E SPERANZE. NE PARLIAMO CON FABIO ANDREOLA

sanità

Spesso presente nel dibattito cittadino come membro fondatore della associazione NOME Officina Politica, già Amministratore Delegato della multinazionale farmaceutica Baxalta (spin-off di Baxter) e oggi imprenditore nel settore biomedicale, Fabio Andreola è un reatino con i piedi nel mondo, ma gli occhi attenti sulla realtà di Rieti.

Format ha avuto il piacere di conversare con lui, per avere uno sguardo sul mondo della ricerca e delle cure per il Covid19. In particolare, abbiamo avuto interesse a sviluppare il tema delle terapie a base di plasma, vista la sua precedente esperienza professionale.

Fabio, dalla tua visuale, ritieni queste terapie potenzialmente efficaci? Quali prospettive all’orizzonte?

"In effetti, tra le varie terapie che le aziende farmaceutiche stanno sviluppando ce n’ è una molto vecchia, ma - da quanto si riporta a livello aneddotico - anche potenzialmente molto efficace: il plasma convalescente (cioè dei guariti) da trasfondere nei malati o utilizzato per estrarre globuline iperimmuni. Bisognerà attendere i risultati dei diversi studi clinici in corso, perché la scienza può partire da casi aneddotici, ma deve poi andare oltre e seguire fasi standardizzate di sperimentazione (purtroppo gli studi finora conclusi non sembrano aver dato le sperate conferme sull’efficacia di queste terapie a base di plasma). Il dibattito è stato molto acceso nei mesi scorsi, con i soliti scienziati che nei salotti televisivi si sono divisi in fazioni pro e contro. Tuttavia, in questi giorni i media sono ormai totalmente - e giustamente - concentrati sui vaccini (che per fortuna iniziano ad essere una realtà) e, per quanto concerne le terapie anticorpali, sugli anticorpi monoclonali studiati dalle americane Lilly e Regeneron (quelli usati su Trump, per intenderci, stando a quanto ci hanno raccontato), ma anche da aziende europee (tra le quali la italiana Toscana Life Sciences di Siena). Il plasma sembra invece aver perso, almeno per il momento, appeal mediatico. Peraltro, come tema locale che si riverbera a livello mondiale (o viceversa), c’è da dire che sul nostro territorio opera Takeda, una delle più grandi aziende coinvolte nella ricerca sul plasma convalescente, con un importante sito di frazionamento".

Ritieni la presenza di una player globale come Takeda una opportunità anche a livello di sviluppo locale?

"Perché no? Ci sarebbe però da chiedersi se le istituzioni locali – ricordiamo che l’attuale sindaco aveva promesso alla città un “polo farmaceutico” - stiano effettivamente dialogando con questa importante azienda, se sia attivo un canale tra Takeda e la Regione Lazio , le autorità e le strutture sanitarie locali. Una idea per accelerare e rendere accessibili queste cure potrebbe teoricamente passare anche dal nostro territorio, magari tentando di estendere la possibilità di arruolamento negli studi ai pazienti nostri concittadini, che purtroppo non mancano. Politicamente, un’ altra azienda concorrente di Takeda, Kedrion, sicuramente è riuscita a portare la regione in cui ha sede (la Toscana) al centro del dibattito scientifico e della sperimentazione clinica".

 Ritiene che Takeda abbia un interesse nello sviluppo di questa terapia ove si intraveda un potenziale nello sviluppo di una cura?

"Certamente. Takeda fa anche parte di un consorzio internazionale (CoVIg19 Plasma Alliance) che promuove la ricerca per una terapia contro il Covid 19. A livello internazionale Takeda è molto attiva nella comunicazione su questa terapia, ma stranamente molto in disparte e silenziosa a livello locale. Se la sede produttiva di Rieti sia coinvolta nelle attività del consorzio non si sa, perché nessuno ne parla. Per Farmidustria poi sembra esistano solo antivirali e vaccini, pur essendo una associazione di categoria che rappresenta anche le aziende che si occupano di emoderivati, come appunto Takeda e Kedrion. Una multinazionale è sempre attenta ai territori in cui operano le sue filiali: dovrebbe esserlo ancora di più in un momento di crisi come quello attuale, a maggior ragione se coinvolta così attivamente nella produzione di qualcosa che può rappresentare una speranza in un momento così buio per l’umanità (reatini inclusi)".

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