a cura di Massimo Palozzi

Gennaio 2020

IL DOMENICALE

PIROTECNICI A PAROLE

politica

(di Massimo Palozzi) Dunque, mercoledì siamo entrati negli anni Venti. Detta così fa un certo effetto, bisogna riconoscerlo, ma il calendario non ammette repliche. Naturalmente questa settimana a cavallo tra i decenni non poteva che trascorrere all’insegna della svogliatezza o tutt’al più della forzata allegria, imposta come da tradizione dai festeggiamenti per il Capodanno. Qualche spunto lo ha però comunque fornito.

A proposito di tradizione, anche quest’anno si è voluta mantenere quella della proroga della validità dei permessi per il transito e parcheggio nella Ztl. Come sempre, il termine era stato fissato al 31 dicembre. E come sempre, il 30 è uscito l’avviso del Comune che rendeva noto lo slittamento all’11 gennaio. Si tratta di una piccolezza, ma dove sta il senso di continuare ad individuare una data limite come l’ultimo dell’anno, nel pieno delle vacanze natalizie, per un adempimento parimenti alla portata con una minima dilazione? È serio per un ente pubblico definire scadenze che regolarmente vengono da esso stesso disattese? O ci vuole un discernimento particolare per disciplinare i rinnovi direttamente al 15 gennaio, senza la pantomima del termine al 31 dicembre, poi puntualmente prorogato di qualche giorno?

La cosa in sé, lo ribadiamo, appare di scarsa rilevanza, malgrado abbia complicato la vita a molti reatini pressati da un ultimatum amministrativo deciso per finta.

Suscita invece parecchie perplessità la previa consapevolezza da parte delle istituzioni che non sarebbe stato rispettato, rendendo necessario il differimento con relativo aggravio di lavoro per gli uffici comunali e conseguente corsa a diffondere la notizia agli utenti interessati, che sono stati raggiunti dalla più scontata delle comunicazioni nel pieno dei preparativi per il cenone di San Silvestro.

Quello stesso ultimo lunedì del 2019 si è pure riunito il Consiglio comunale di Rieti che ha approvato due delibere di attuazione degli articoli 3 e 5 della legge regionale n. 7/2017 in tema di rigenerazione urbana. In base a quanto statuito dal supremo consesso civico, nel territorio comunale, ad eccezione del centro storico e delle aree agricole prive di insediamenti urbani, potranno essere eseguiti interventi di ristrutturazione edilizia o di demolizione e ricostruzione di fabbricati beneficiando della possibilità di ampliamento del 30%, nonché della ulteriore facoltà di mutarne la destinazione d’uso e la localizzazione originaria. Potrà inoltre essere aumentata fino al 20% la superficie degli edifici e trasferita la collocazione preesistente, a fronte di opere di miglioramento sismico ed efficientamento energetico. In questo caso esiste anche l’opportunità di usufruire del contributo finanziario previsto dalle leggi sul terremoto e sull’ecobonus.

Il provvedimento è in effetti importante sia per i proprietari sia per ridare un po’ di fiato al settore dell’edilizia, che in questi anni è stato tra quelli che più ha sofferto i colpi della crisi. Come al solito, però, è stato annunciato per mezzo di un comunicato esageratamente autocelebrativo, rilasciato da Palazzo di Città per elogiare l’operato della giunta. Ora, giusto riconoscere i meriti a chi se li è guadagnati, ma di cosa stiamo davvero parlando?

Il Consiglio ha semplicemente assolto uno specifico obbligo contenuto nella legge regionale, sancendo procedure e modalità per attivare le agevolazioni in essa contemplate. Ha fatto insomma niente più del proprio dovere per consentire ai reatini di accedere ai benefici rivolti a tutti i cittadini del Lazio. Al contrario, se non avesse deliberato per sbloccare l’iter prodromico ai lavori sugli immobili, il Comune si sarebbe reso responsabile di un’omissione davvero grave.

A glorificare l’operato dell’attuale amministrazione non vale nello specifico nemmeno l’argomento, spesso utilizzato in circostanze analoghe, di essere intervenuti a sanare la colpevole inerzia dei predecessori. La legge regionale cui si è dato attuazione con le delibere consiliari di lunedì scorso, è infatti la n. 7 del 18 luglio 2017. È stata cioè approvata quasi un mese dopo il ballottaggio vinto da Antonio Cicchetti sul sindaco uscente Simone Petrangeli e dunque solo la giunta e il Consiglio in carica avrebbero potuto (e dovuto) provvedere ad assumere gli atti conseguenti di competenza comunale.

Come abbiamo spesso notato su queste pagine, la propaganda fa parte da sempre del linguaggio della politica. Ci sta dunque che si esaltino in maniera roboante i successi, persino quelli eccedenti i reali meriti. Un po’ meno quando le note stampa vengono licenziate a scopo di informazione istituzionale, che dovrebbe al contrario seguire una grammatica maggiormente affine ai contenuti effettivi.

Un esempio di prosa più sobria (ancorché di stampo marcatamente rivendicazionista) lo abbiamo registrato ancora il 30 dicembre, quando il consigliere regionale Fabio Refrigeri ha diffuso la notizia dello stanziamento di un milione di euro da parte della Regione Lazio per l’avvio di un centro di ricerca per l’agricoltura tecnologica che sorgerà a Rieti, grazie al supporto del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea), dell’Università viterbese della Tuscia e del Consorzio per lo sviluppo industriale della provincia di Rieti. Con il protocollo d’intesa elaborato dalla giunta Zingaretti, si creerà in particolare un Laboratorio dell’Innovazione della filiera olivicola-olearia che sarà affiancato dai corsi di laurea triennale di Scienza della montagna.

Il progetto era stato inizialmente pensato per il Centro di ricerca “Nazareno Strampelli”, reso però inagibile dal sisma del 2016. Si è quindi deciso di ricollocarlo presso il Nucleo industriale dove il Consorzio ha a disposizione diverse strutture da poter riconvertire.

Dato atto dello stile più congruo adoperato dal consigliere del Pd, il comunicato evidenzia tuttavia due debolezze. La prima è che la voglia di incensare lo schieramento politico di appartenenza ha fatto inconsapevolmente ammettere il sostanziale abbandono del Centro di ricerca di Campomoro, un’eccellenza con le radici affondate nella storia che andrebbe invece recuperato, salvaguardato e tutelato, sia per le specificità scientifiche che incarna, sia come messaggio di autentico impegno per la ricostruzione post-terremoto, i cui ritardi sono stati a giusto titolo fortemente censurati a Natale dal Vescovo Pompili.

La seconda criticità è insita in quella frasetta apparentemente innocua: “ricollocarlo presso il Nucleo industriale dove il Consorzio ha a disposizione diverse strutture da poter riconvertire”. Capita l’antifona? Invece di destinare a nuove fabbriche le strutture dismesse a seguito della desertificazione del manifatturiero, sta prevalendo la tendenza a smobilitare di fatto il Nucleo.

Da un certo punto di vista si tratta di una soluzione ragionevole, da buon padre di famiglia. Meglio senz’altro adattare per altri impieghi le strutture in disuso, piuttosto che lasciarle marcire sotto le ingiurie del tempo. È in una prospettiva di più ampio respiro che una simile politica inquieta, per almeno due motivi: il primo e più evidente risiede in ciò che sembra una rassegnata rinuncia al rilancio di un polo industriale reatino. Il secondo è l’imbarazzata e imbarazzante indecisione nel prendere il toro per le corna e stabilire una volta per tutte le priorità sulle quali investire in termini di capacità produttiva.

Lo stillicidio di interventi spot, disancorati da una visione d’insieme, può rappresentare nel breve una toppa al singolo problema, ma alla lunga rischia di trasformare il (fu?) Nucleo industriale in un’indistinta raccolta di attività tra le più svariate. Quel che è peggio, dando l’impressione di sfruttarlo senza alcuna ambizione o vocazione propria, alla stregua di un contenitore per materiali di risulta, buono solo per fronteggiare le emergenze del momento.

Fa male constatarlo, ma dalle scuole ai centri commerciali agli istituti di ricerca in agricoltura, l’affastellamento continuo e disordinato di “cose” in assenza di una programmazione e di una progettazione di medio-lungo periodo in grado di incanalare e orientare scelte economiche decisive per il futuro della provincia, renderà assai difficile l’uscita dalle sabbie mobili in cui l’industria reatina si trova purtroppo impantanata.

 

05-01-2020

 

 

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