Giugno 2019

PROVINCIA

PETRELLA SALTO, DA BEATRICE CENCI ALLA DIFFERENZA DI GENERE E LA VIOLENZA SULLE DONNE

convegni

(di Domenico di Cesare)  “Come un fiore reciso. Il caso di Beatrice Cenci”,  convegno che si è tenuto a Petrella Salto e che ha registrato una notevole presenza di pubblico. I relatori hanno raccontato la vicenda della giovane eroina che, proprio a Petrella Salto, mise in atto l’assassinio di suo padre Francesco, che più volte aveva abusato di lei. Gli alunni e le alunne di elementari e medie hanno concluso nella giornata di ieri, sabato 8 giugno, un progetto che ha voluto raccontare le donne del Cicolano e quindi Beatrice, la violenza sulle donne e le differenze di genere. Un plauso per questa iniziativa va rivolto al corpo docente degli Istituti Scolastici del Cicolano, che ha coinvolto bambini e bambine in una riflessione importante e doverosa sul rispetto, sulle differenze e sul ruolo della donna nei secoli. Tra gli interventi, tutti di interesse e costruttivi, riportiamo una lettera scritta dalla relatrice Giorgia Fusacchia Troiani, che ha letto alle persone presenti, raccogliendo un lungo applauso:

«Care donne, care bambine e care ragazze. Costruite una mente quanto più critica e usatela per tutto quello che vi verrà detto. Leggete, ascoltate e studiate per poter fronteggiare, ogni giorno, le mille insidie che si frappongo tra voi e la libertà di scegliere chi essere. Quando vi diranno: “auguri a tutte le donne con la D maiuscola”, per esempio, spiegate loro che la maiuscola va solo dopo il punto o per i nomi propri, perché non facciano distinzioni tra una donna giusta e una sbagliata. Perché se ne esiste una sbagliata e una giusta qualcuno dovrà pur scegliere i parametri con i quali giudicare e quei parametri vi incastrano, vi porranno così tanti dubbi che quasi alla fine vi arrenderete a ciò che vogliono che voi siate. Belle, zitte e ubbidienti. Cari uomini, cari bambini e cari ragazzi. Costruite una mente quanto più critica e usatela per tutto quello che vi verrà detto. Leggete, ascoltate e studiate per poter fronteggiare ogni giorno le mille insidie che si frappongo tra voi e la libertà di scegliere chi essere. Quando vi diranno: “non piangere, sei un maschietto”, spiegate loro che Ulisse Achille e Priamo piansero, perché non vi facciano mai soffocare le emozioni, perché non ve le facciano tenere dentro, perché capiate che le emozioni sono umane e in quanto tali voi avete tutto il diritto di esprimerle. Prima che diventino un groviglio insopportabile che reclamerà comunque di uscire, prima che diventiate come vi vogliono. Forti, inumani e autoritari. Perché non è per amore, né per gelosia. Non è per una minigonna e neppure per un cocktail in più bevuto di sabato sera con un’amica. Non è per un mancato momento di comprensione, e nemmeno per un raptus. Non è per un fraintendimento e non è per errore. Perché la violenza maschile contro le donne è tutta qui; è in ogni: “non rispondere, sei una signorina”, che ci insegna a rimanere in silenzio fin da bambine. La violenza maschile contro le donne è in ogni: “che ci vuoi fare, è un maschio”, che legittima ad azioni irrazionali fin da bambini. La violenza maschile contro le donne è in ogni: “le bambine sono più portate per le materie umanistiche”, mentre: “i bambini più per quelle scientifiche”, che in una società ormai così altamente tecnologica, struttura, se ci pensate, una gerarchia dove le cariche di maggior potere saranno sempre appannaggio degli uomini. La violenza contro le donne è anche in quel potere. La violenza maschile contro le donne è non pensare a tutto questo e credere che sia un caso isolato, di un pazzo, di uno straniero o di una lei che: “alla fine, però, poteva anche non andarci”».

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