Novembre 2018

STORIE

OSPEDALE "RISPETTIAMO CHI LAVORA TRA MILLE DIFFICOLTA' "

società

"Succede... di sentirsi sempre forti, invincibili, niente ci fermerà mai. Invece no, siamo tutti uguali, prima o poi ci si ammala, si perdono le forze, la situazione ci sfugge, le forze ci abbandonano, allora ti arrendi e prendi la piccola borsa con l'essenziale e ti decidi a farti accompagnare il ospedale, entri nelle fauci di quella macchina tanto bistrattata, ecco la porta chiusa dietro le spalle, da ora in poi non si è più padroni di sé. Strano, per una volta c'è silenzio intorno, siamo pochi forse in pronto soccorso.Entro di corsa in preda ad un'emorragia, sento vagamente saturazione.... dopo un po' emoglobina a cinque, signora ci credo che sta così... primi controlli, stabilizzata, ecografie, analisi, interrogatori, rx torace, altro codice rosso in arrivo... Signora ce la fa a stare su una sedia? Piano ce la faccio. Guardo intorno, oddio e dove mi metto? Intorno a me un inferno di poltrone, letti, barelle, spinali. Lamenti, qualcuno ha sete, qualcuno ha un attacco di panico, qualcuno bestemmia e vuole entrare, con calma e distacco viene riaccompagnato fuori, una flebo è finita, altro grave incidente in arrivo e siamo a cinque codici rossi. Sento le forze abbandonarmi, ma devo resistere, vedo il personale con tranquillità correre a destra e sinistra, stanchezza tanta, c'è chi è alla decima ora di turno, non si trova il verso di un ricovero in reparto, solo qualche appoggio, le traverse e i cuscini sono finiti, di aste per sostenere le flebo non ce ne sono. Tre persone per fare tutto, è ora del cambio turno, ma si va avanti ancora, il signore con l'attacco di panico continua ad andare avanti e indietro.... Finisco il mio triage, ancora un'ecografia, si sta facendo notte, è pronta la prima sacca per le mie trasfusioni, ma non si sa dove appoggiarmi. Non mi importa, posso stare anche nei corridoi, se dipendesse da me, l'importante è non sentire freddo. Ore diciannove: appoggio in "long surgery" : un lusso, tre persone in camera, un letto che è un'astronave, colloquio, maratona per trovare le vene, il sacchetto rosso è vicino a me. Mi viene in mente "e uscimmo alfin a riveder le stelle". Oggi, dopo un altro appoggio in "geriatrica medica" altra discesa agli inferi, sono a casa sto meglio, devo rimettermi, ci vorrà un po' di tempo. Perché ho sentito il bisogno di condividere questo evento così personale su queste pagine? Perché basta con la nostra superficialità, quante volte leggo post senza alcuna forma di rispetto, di gente che lancia strali contro cose che non conosce, basta con i soliti luoghi comuni, rispettiamo chi è costretto a lavorare in condizioni disumane, basta sparlare contro questo povero ospedale, cerchiamo di capire che oggi si tratta di lavorare con carenze del sistema e non della nostra struttura. Ricordiamoci anche che chi ci mette le mani addosso è una persona come noi, e se le facciamo un sorriso può essere una bella gratificazione. Anche loro sono persone che lasciano i loro problemi a casa per seguire i nostri in questi momenti. Diciamo un grazie, sì è il loro lavoro, ma si tratta di avere le persone tra le mani, e un grazie e un sorriso fanno stare bene sempre."

M.A.D.

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