Ottobre 2021

OLTRAGGIO AL GIOIELLO DI VIA DEL PORTO

La Casa per studenti stranieri in pessime condizioni

città, università

 

Il dubbio era stato sollevato passeggiando dinanzi a quel portone durante le sere d’estate e trovandolo aperto. Ma come? Non doveva essere ‘blindato’, sorvegliato speciale grazie a telecamere e schede elettroniche? Parliamo di quel gioiello in centro realizzato negli ex granai del Marchese Capelletti di via del Porto-via del Forno di proprietà dell’Ater e inaugurato nel febbraio 2018 grazie ai fondi regionali (1,9 mln di euro). Un’ottima scelta per la realizzazione di alloggi destinati a studenti di diversa nazionalità attratti anche dal nuovo corso di laurea in Ingegneria per l’Edilizia Sostenibile in lingua inglese che (unico dopo Bologna) prendeva il via a Rieti alla Sabina Universitas. Un progetto in cui venne coinvolta l’Università stessa per la progettazione impiantistica, trasformandolo così in un pratico laboratorio per la ricerca.

1000 mq divisi su due piani destinati a studenti di diversa nazionalità. 10 alloggi confortevoli per circa 25 studenti, composti da soggiorno con angolo cottura, un servizio igienico ed un livello superiore ricavato su soppalco ligneo dove erano state ricavate zone letto (ad eccezione di quello per disabile con ascensore). Tutti i servizi posizionati al piano terra, con locale caldaia, lavanderia, servizi igienici e magazzini oltre alle funzioni correlate a disposizione degli studenti: portineria, corti comuni, saletta caffè, sala lettura, sala polifunzionale, deposito bici (con predisposizione di prese per ricarica bici elettriche). Ma perché parliamo al passato? Perché di tutto questa funzionalità, oggi rimane ben poco. L’assoluta mancanza di controllo (spettante a chi?) che all’epoca era stata presentata alla stampa come una sorta di videosorveglianza permanente tramite telecamere collegate ad una centralina ha permesso il passaggio di uno tsunami. Chi è entrato con libero accesso lì dentro? In quanti vi hanno vissuto? E’ vero che in alcuni momenti le schede di ingresso venivano gettate dalla finestra ai non aventi contratto? Che è stato restituito un cumulo di immondizia, sporcizia e calcinacci: una situazione disastrosa che ha richiesto giorni di pulizie alla ditta specializzata? Ad un tratto si è diffusa la voce che gli unici studenti sopravvissuti all’interno dovessero in poche ore abbandonare gli alloggi per permettere la restituzione dei locali, segno che qualcosa finalmente era trapelato all’esterno, suscitando così anche la loro reazione rabbiosa. Dove sono finiti questi ragazzi stranieri iscritti all’Università? C’è solo un biglietto informativo all’esterno che invita a ritirare oggetti personali, valigie incluse, rivolgendosi all’Ater: quindi gli inquilini non erano inclusi in uno schedario con tanto di numero telefonico per eventuali comunicazioni?  E perché il controllo non era stato antecedente? Non sappiamo quale nuova destinazione avrà ora quello stabile ma c’è indignazione per avere con troppa superficialità lasciato danneggiare quello che costituiva un vanto per la Città tutta.

Intanto l’Università arriva in centro, una buona notizia come osserva il vescovo nell’intervista a pag. 11, ma come anche monsignore sottolinea, è solo un inizio. Pur mettendo a disposizione un immobile di alto valore e prestigio, non si risolvono purtroppo i problemi che gli universitari sollevano continuamente ovvero la mancanza dei servizi accessori per offrire una proposta concreta: mensa, biblioteca, stanze studio, una segreteria in sede distaccata della Sapienza e Adisu. Per non parlare degli affitti: la maggior parte degli studenti ci confidano di preferire risiedere altrove, mancando affitti a prezzi calmierati.

E inoltre: Palazzo Aluffi ha aule sufficienti a contenere 150 alunni circa? E le aule realizzate sono sufficientemente capienti? Saremo costretti ad una didattica mista? Attendiamo fatti.

 

da Format sett-ott 2021

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