Dicembre 2020

L'editoriale di Stefania Santoprete

NOI TESTIMONI DELLA STORIA

Mi capita spesso di pensarci per percepirne meglio la caratura.
Siamo testimoni di una storia che segnerà per sempre il mondo. Un’eruzione improvvisa, un terremoto, uno tsunami che ha sconvolto il nostro modo di vivere e c’è un avverbio che mi viene da aggiungere, ‘per sempre’. Qualunque cosa accada, in qualunque modo si risolva questa tragedia sanitaria, economica, sociale, che ci ha investito, noi non saremo più gli stessi, il mondo non sarà più lo stesso. E quel famoso ‘effetto farfalla’ per cui il minimo battito d’ali sembra sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del pianeta, non è mai stato così vero: la teoria del caos. Ci sono diversi modi di reagire a questa consapevolezza: augurarsi si tratti di incubo (irrazionale), darsi da fare per cercare soluzioni alternative (pragmatico), lasciarsi travolgere dall’euforia di un nuovo inizio (fantascientifico o, in alternativa, innovatore). Li troverete tutti ben rappresentati all’interno di questo numero grazie ai nostri collaboratori che, basandosi su questo Natale anomalo, non mancano di fornire interessanti spunti di riflessione.

Mai avremmo immaginato che le nostre certezze consolidate, i nostri punti di riferimento, saltassero in modo così repentino e simultaneo. Difficile parlare di auguri, di feste, del nuovo anno, quando chi ci legge è magari in uno stato di prostrazione profonda. Ogni aspetto della nostra quotidianità porta il marchio ‘Covid19’, da quella mascherina che copre metà volto nelle relazioni, al nostro lavoro, alla scuola, alle istituzioni, agli uffici di riferimento, ai negozi, ai luoghi della fede…

Ci sono familiari che stanno tentando di capire come superare quei pochi chilometri in Comuni diversi per ricongiungersi ai genitori, ci sono figli che non rientreranno dall’estero, altri nemmeno dal nord al sud visto che il nuovo Dpcm di regolamentazione è giunto in ritardo rispetto alla possibilità di acquistare a prezzi ragionevoli un volo.

Ma vorremmo che tutti sapessero di non essere soli in questi giorni nonostante la distanza imposta, perché Natale è casa, è famiglia, è calore ma è soprattutto cuore.

Aiutiamoli a capire, a comprendere quanto amore c’è in una dovuta rinuncia. E mentre coloro che hanno fatto passi da gigante nell’uso delle tecnologie, avranno addirittura la possibilità di condividere il pasto online, per altri meno abili questo sarà precluso. Occorre uno sforzo in più e lo chiedo a chi si occupa di persone nelle case famiglia, nelle residenze per anziani, nelle case di cura.

Avete mai sentito parlare della stanza degli abbracci? Una tenda gonfiabile, con una parete di plastica rigida al centro sulla quale si innesta un velo morbido dotato di maniche per l'inserimento delle braccia, sperimentata in Liguria e in Veneto, è diventata un modello tanto da essere inserita in una circolare del ministero della Salute. Fatelo! E c’è l’esempio del primario Paolo Malacarne di Pisa che umanizza le cure in ospedale e apre non solo le rianimazioni no-Covid ma anche le Terapie Intensive dei positivi. Un sistema che permette a ogni malato di ricevere una visita ogni 2-3 giorni, tutelando i familiari debitamente assistiti con gli stessi dispositivi usati dagli operatori: fiumi di lacrime ed ovviamente un netto miglioramento dello stato psichico con ricadute anche sul fisico.

Servirà tutta la creatività e la genialità degli italiani per trovare soluzioni alternative ed efficaci, pur rispettando la tutela primaria dei nostri cari, quella della loro salute.

Penso al rilancio degli spettacoli da balconi già promossi in estate dalla Fondazione Varrone, da svolgersi questa volta a beneficio delle strutture, nei loro cortili, a serenate estemporanee, a piccoli echi di vita esterna portati all’interno, oltre all’intensificazione delle videochiamate. E se proprio non potete fare altro, donate un sorriso in più. Sono esplicative le parole di un paziente dall’interno dell’ospedale “Non puoi capire quale differenza faccia per noi soli, impauriti, incontrare finalmente persone gentili…”

Quindi competenza sì, professionalità sì, ma accompagnata da umanità.

 

Fin qui ho parlato di categorie rese fragili dalla forma fisica, ma ce ne sono altre diventate tali. Quelle a cui la crisi economica ha tagliato le gambe provocando un improvviso cambio di orizzonte e prospettive. Concedetevi di essere aiutati, che si tratti di un’assistenza psicologica o tramite rete sociale, che sia Mensa di Santa Chiara, Caritas o servizi sociali, superate l’orgoglio: nessuno si salva da solo. E teniamo duro: come dopo ogni guerra, ci sarà un dopoguerra!

Dobbiamo tentare di pensare positivo, di impiegare le nostre energie costruttivamente indirizzandole verso un futuro che sarà sì diverso, ma pur sempre futuro. In questo momento i ‘se’ i ‘ma’ non credo aiutino. Dobbiamo resistere per poter generare resilienza. Intorno il mondo sta cambiando, non possiamo neanche lontanamente immaginare come.

Per questo vaccino è stata messa in campo una potenza di fuoco che ha permesso investimenti, numero di ricercatori, inimmaginabili prima, in una corsa che non ha precedenti nella storia della scienza. Probabilmente quanto sperimentato ed accertato sarà punto di partenza per la lotta ad altre malattie.

La necessità di una scuola non in presenza ha rivoluzionato le modalità della didattica imponendo un’accelerazione sotto gli occhi di tutti. Quanto la Scuola saprà capitalizzare questa esperienza e in che modo? Quanto il divario tra la qualità della connessione a internet, il livello tecnologico dei singoli dispositivi inciderà sulle fratture tra le classi sociali?

E’ un mondo nuovo quello che va tratteggiandosi, genera sgomento, timore, eppure è accaduto anche in altre fasi della storia dell’umanità, è solo questa la convinzione che può aiutarci a riaccendere la fiamma della speranza. Sono tanti gli ambiti che quotidianamente esploriamo sul nostro www.formatrieti.it, faccio mio solo un messaggio già pubblicato, quello del sindaco Cicchetti.

Utilizziamo per i nostri acquisti i negozi della nostra Città e “… premiano coloro che, in un momento di grande difficoltà, lavorano e pagano le tasse a Rieti e in Italia. Cerchiamo di comprare prodotti realizzati in Italia, con manodopera italiana. Dobbiamo dare una mano ai dipendenti delle aziende italiane”.
Auguri a noi donne e uomini di un’alba che deve ancora arrivare.

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