a cura di Massimo Palozzi

Aprile 2020

IL DOMENICALE

NELLE MORE (SUGGERIMENTI PER LA RIPARTENZA)

società

(di Massimo Palozzi) Nelle more dell’effettiva ripresa e non appena le condizioni epidemiologiche consentiranno l’allentamento delle misure di confinamento, tutti concordano sul fatto che la cosiddetta “fase 2” dovrà concentrarsi sugli interventi propedeutici alla ripartenza e idonei a smuovere l’economia in tempo reale. Come? Mettendo in circolazione le risorse già appostate e dunque disponibili per un impiego immediato, senza attendere la liquidità impetrata a livello europeo.
La scorsa estate è stato ad esempio formalizzato il finanziamento di 189 milioni di euro per l’edificazione del nuovo ospedale di Rieti, una struttura davvero utile e urgente. I soldi vanno allora spesi subito, attraverso il ricorso a procedure speditive e semplificate di cui la politica è chiamata a farsi carico. Nel giro di pochi giorni deve essere definito il sito e lanciata la gara. Al più presto andranno poi completate le fasi di affidamento dell’appalto e dato il via ai lavori.
Stesso discorso per la messa a norma delle scuole e la ripresa dei cantieri della ricostruzione post-terremoto. Se, come pare, l’anno scolastico è finito e si ritornerà in aula a settembre, in questo periodo andranno realizzate le sistemazioni del caso, recuperando dove possibile o fabbricando dove necessario. Sarà anche un modo per riaccendere il motore dell’edilizia, comparto già in crisi prima del coronavirus e che ora sta patendo il pressoché totale fermo delle attività.
Nei giorni scorsi la Provincia ha annunciato interventi su quattro scuole, due a Rieti, una a Borgorose e una a Magliano Sabina. Secondo il cronoprogramma reso noto dall’ente, scatteranno alla prevista scadenza del blocco il 4 maggio. È un buon punto di partenza, che però avrà un vero significato solo se farà da apripista a un numero ben maggiore di iniziative.
Procedure agili non significano del resto procedure opache o, peggio, irregolari. Persino i più integralisti cultori della materia si sono pronunciati per un ammorbidimento del codice degli appalti, uno strumento normativo nato per fissare paletti insormontabili nella contrattualistica pubblica ma che ha di fatto ridotto ogni opera, piccola o grande, a una corsa a ostacoli irta di cavilli e adempimenti. L’aggravio di passaggi e incombenze risulterebbe anche accettabile a fronte di una maggior trasparenza ed economicità.
L’esperienza racconta invece di iter di approvazione ed esecuzione dei lavori rallentati dall’incoerente stratificazione di norme, rea tra l’altro di ingenerare nei funzionari un tale timore di incorrere in possibili ipotesi di reato per cui prima di appore una firma ci si pensa cento volte e magari la si mette solo dopo aver acquisito il conforto di diversi pareri.
Certo occorre stare attenti. Lunedì si è svolta alla Regione Lazio l’attesa audizione in seduta congiunta delle Commissioni Bilancio e Protezione civile per tentare di fugare le ombre sulle modalità di acquisto di milioni di mascherine, comprate in fretta e furia da fornitori non tutti all’apparenza in possesso di requisiti impeccabili e non ancora giunte per intero a destinazione. Davanti ai consiglieri erano stati convocati il presidente Nicola Zingaretti, l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato e il direttore dell’Agenzia regionale della Protezione civile Carmelo Tulumello, già comandante dei Vigili urbani di Rieti e della Polizia provinciale. Alla fine si sono presentati in due: oltre a Tulumello è intervenuto in videoconferenza il vicepresidente della Regione Daniele Leodori, che è stato poi l’unico a prendere la parola per ricostruire l’accaduto. Tulumello è rimasto silente e questo suscita qualche perplessità sul senso di una “audizione” in cui la persona da ascoltare non parla, tenuto conto che si tratta del dirigente che ha scelto il fornitore, disposto la spesa, quindi la revoca della commessa, poi il suo riaffidamento fino alla rescissione del contratto annunciata dalla Regione venerdì.
Dettagli a parte, si coglie in questa mossa l’orgogliosa riaffermazione del primato della politica. Oltre ad essere il vice di Zingaretti, Leodori detiene infatti deleghe molto politiche (attuazione del programma, rapporti con le istituzioni). Non è insomma un assessore direttamente impegnato sul fronte sanitario, e l’aver lasciato a bocca chiusa il “tecnico” firmatario delle determine è stato il segnale inequivocabile di una totale assunzione di responsabilità in una vicenda ora all’attenzione sia della Procura di Roma sia della Corte dei conti.
Le procedure agili non sono dunque soltanto a rischio corruzione, devastante male endemico in grado di attraversare indenne ogni epoca storica. Dall’Unità d’Italia alla Repubblica, passando per il fascismo quando prosperavano protette dalla censura, le corruttele hanno avuto modo di inquinare il tessuto sociale e di conseguenza vanno combattute e perseguite con la massima determinazione. Pensare però di estirparne le radici con l’ingarbugliamento dei moduli procedimentali e le superfetazioni normative è come confidare di vincere i cento metri piani indossando gli scarponi: semplicemente non funziona. Poi, chiaro, chi sgarra va punito, ma questa è un’ovvietà.
Peggio delle frodi sono, se possibile, l’immobilismo e l’incompetenza, intesa quest’ultima nel doppio significato di carente capacità e mancata attribuzione dell’esatta pertinenza in capo a qualcuno: due manifestazioni della burocrazia tipicamente favorite dalla farraginosità del sistema delle regole. La cessione di sovranità sulle singole materie, sovente demandata a comitati, commissioni intersettoriali, conferenze di servizi non di rado finisce per risultare funzionale a una defatigante dilazione dove trionfano gli indecisi a tutto. Anche perché, nella realtà, uffici della stessa amministrazione spesso non dialogano nemmeno con quelli accanto.
In un lungo articolo pubblicato su Wired giorni fa, il deputato reatino Alessandro Fusacchia ha descritto molto bene il fenomeno. In Italia si producono troppe leggi e sono pure fatte male. Quasi sempre sono interpretabili con ampio margine di discrezionalità da chi le deve applicare. Così la burocrazia ha modo di contribuire con il suo carico di cautele e lentezze, salvando comunque la faccia alla politica. La quale può sempre vantarsi di aver legiferato, sebbene nel peggiore dei modi, alimentando quello che a giusto titolo viene chiamato lo sport nazionale: il ricorso al Tar.
C’è poi la questione delle competenze, tornata prepotentemente di attualità nel Covidico (geniale neologismo coniato dallo scrittore Stefano Massini per descrivere l’era della pandemia virale). Fusacchia auspica che, già dai Comuni, la pubblica amministrazione venga innervata da saperi allargati rispetto a quelli tradizionali, valorizzando al contempo le professionalità interne senza la sclerotizzazione della gerarchia. Come non essere d’accordo? Eppure la realtà dice altro.
Mercoledì l’assessore al Bilancio del Comune di Rieti, Claudio Valentini, ha rivendicato con orgoglio il pagamento dal 9 marzo di 4 milioni e centomila euro, accelerando la liquidazione di molte fatture ai fornitori. Era però giustificata la punta di vanteria che traspariva dal suo comunicato? Il messaggio è infatti che in condizioni estremamente critiche, con personale ridotto e mille emergenze da fronteggiare, il Comune è riuscito a pagare con rapidità i suoi creditori. La domanda sorge allora spontanea: perché questa stessa rapidità non si registra nell’ordinario, in tempi normali, senza la pressione del coronavirus e con tutti i dipendenti a disposizione? Ci si ricorda della buona politica solo quando scoppia una pandemia?
Da ultimo affrontiamo il tema dei bandi, che si riconnette in maniera decisa con quanto detto in apertura a proposito della rapida attivazione delle opere infrastrutturali già finanziate. Lo riprende l’onorevole Fusacchia nel pezzo citato prima, per evidenziare come continuare a farli iperdettagliati nasconda semplicemente l’illusione dei redattori di tutelarsi contro eventuali pressioni e contro la seccatura di dover effettuare una valutazione. Un registro, questo, che rimarca una certa arroganza da parte di chi li scrive, dato che si lascia intendere di sapere esattamente cosa serva da un punto vista tecnico: dalla semplice definizione degli obiettivi si passa insomma addirittura all’individuazione degli strumenti. Meglio sarebbe allora farli molto più ampi, prospettando il problema ma lasciando aperta la soluzione da rimettere alle conoscenze e al pensiero creativo di chi risponde all’appello. E se cominciassimo a mutare prospettiva a cominciare da questo fronte, approfittando dell’inevitabile cambio di mentalità cui andremo incontro per gli effetti del Covid-19?


26-04-2020

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