Agosto 2021

L'editoriale di Stefania Santoprete

MORSI E RIMORSI

Finora ho partecipato ad un matrimonio (rimandato da due anni), mi sono dedicata una settimana di vacanza al fianco di mia madre, ho riabbracciato mio figlio dopo un anno e mia figlia dopo 7 mesi ed infine ho organizzato una cena con i miei parenti per tornare a guardarci negli occhi... in presenza. Non lo racconto per mettervi al corrente della mia vita privata ma per comunicarvi la gioia che tutto questo ha saputo regalarmi. 

Ogni sera, portando fuori il mio sacchetto di rifiuti differenziati, guardo la luna. E’ diventato ormai un rito da quelle strane notti del marzo 2020, quando osservandola pensavo di star vivendo un incubo, di essere dentro ad un film. Nel febbraio 1984 arrivò nelle sale cinematografiche italiane ‘The day after - il giorno dopo’, una pellicola che mi lasciò scioccata: una temuta terza guerra mondiale era possibile e le conseguenze sarebbero state disastrose. Mi è rimasta dentro la scena in cui dopo un tempo interminabile il protagonista esce dal bunker antiatomico. Una volta fuori dalla sua trappola salvifica, incontra un mondo disintegrato, trasformatosi in pulviscolo grigio. 

La stessa desolazione la avvertivo guardando quel satellite luminoso, sospeso nel buio profondo del cielo, talmente in alto da poter osservare qualsiasi cosa stesse accadendo in quel momento, nelle case, nelle corsie d’ospedale, ovunque. Ora torno ad ammirarla ringraziando il cielo di non dover indossare i guanti mentre pigio sull’apricancello elettrico, di sapere i miei cari meno soli, di poter stabilire cosa fare l’indomani. Non avremmo mai pensato di dover rinunciare alla normalità acquisita ed assistere a quanto avvenuto che, purtroppo, ha rivoluzionato il modo di vivere di noi tutti. 

Per questo vi chiedo di lavorare insieme preservando quanto di nuovo conquistato. Vaccinandovi se vi è possibile. Per nessuno di noi è stato facile compiere un atto che ha richiesto un approccio fideistico più che di consapevolezza assoluta. Ho avuto il Covid-19, in forma leggera, sono stata fortunata. Ma ero da mia madre quando me ne sono resa conto (‘esagerata’ mi dicevano tutti per le eccessive attenzioni all’uso dei DPI) non riuscivo a percepire il profumo delle spezie che, bollendo, era sparso nell’aria: sono fuggita via immediatamente. Nelle ore seguenti, il mio pensiero fisso era se avessi potuto infettarla e quali conseguenze avrebbe potuto scatenare, quanto avessi coinvolto il mio compagno e come sarebbe stata l’evoluzione della malattia per altri. E’ andata bene: l’esperienza è stata solo mia e, pur passando comunque delle brutti notti, non ho dovuto fare i conti con il sentirmi responsabile della salute altrui. Appena mi è stato possibile ho fatto il vaccino. Ma capisco che la decisione assume contorni diversi secondo personali presupposti, quindi mi astengo dal fare di tutta l’erba un fascio. 

Siamo di fronte ad una scelta etica, che porta altrimenti con sé domande importanti “Fino a dove uno Stato può imporre dei protocolli sanitari (o di qualsiasi altro genere) semi-obbligatori che limitino le libertà costituzionali basilari?”. Personalmente credo nella possibilità che il vaccino offre attualmente: traghettarci verso una vita più serena. Magari non evitandoci completamente il contagio ma abbassandone l’aggressività. 

Questo vuol dire sì meno ricoveri in terapia intensiva, ma impone in parallelo un cambio di rotta necessario ormai per le cure domiciliari: a che punto siamo? Abbiamo un protocollo testato? Quanti metodi di cure domiciliari sono stati portati, finanziati e diffusi, se validi? Esiste una risposta tempestiva che eviti al paziente di correre in ospedale in situazioni compromesse? E... siamo diventati migliori dopo essere stati invasi da un nemico invisibile ed essere apparsi solidali nell’immediato? Non sembra. Divisi e in lotta, come prima. 

Confido nella vostra ragionevolezza, nel non farvi trascinare in situazioni che potrebbero rivelarsi una bomba epidemiologica, di scegliere avendo rispetto anche per gli altri, per chi non può autotutelarsi.  Mai come in questo momento storico siamo interconnessi, anche attraverso le nostre personali scelte di vita.  

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