Ottobre 2021

PERSONE & PERSONAGGI

MEMORIE FAMILIARI PER IL SALUTO A ANITA PITONI

Non solo insegnante, attrice, organizzatrice di eventi

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“Non speravamo di viverci così a lungo dopo averla ristrutturata. E se c’è una cosa che mi dispiace lasciare è proprio questa bella casa”.

 

E’ una delle frasi di Anita Pitoni tratte dal libro ‘Il quaderno a numeri’ e l’abitazione è quella di via della Verdura, la stessa dove proprio lo scorso anno la incontrammo. Dalla libreria, realizzata nel soppalco, si intravedeva il fiume nascondendone le sponde, dando la sensazione di trovarsi su una nave. Da lì Anita se ne è andata il 31 agosto 2021, salutata da tutti come la regina del teatro vernacolare. Chissà se avrebbe apprezzato? L’ultima pubblicazione di Anita si sarebbe dovuta intitolare ‘Le regine non cacano’ poi il buonsenso prevalse optando per ‘Il quaderno a numeri’, anche se l’autrice rimase del parere che nulla avrebbe reso appieno la distanza che riteneva ci fosse tra alcuni privilegiati e i comuni mortali. Chi ebbe la fortuna di assistere alla presentazione di quel volume lo ricorda ancora come un grande show in cui tutto diventa performance teatrale, persino la telefonata (in diretta davanti al microfono!) in cui la padrona di casa indica la strada ad un ospite che aveva difficoltà nel trovare la strada. Di Anita pubblica abbiamo già abbondantemente parlato in questi anni, l’attrice, la maestra, l’organizzatrice di eventi, la promotrice di cultura sono aspetti noti a tutti. Ora sono i nipoti a chiederci di tratteggiare anche il suo profilo privato, quello familiare, parlare del grande amore che ha saputo dispensare e ricevere in modo tanto naturale proprio per quel suo carattere gioioso e positivo, pronto a rialzarsi dopo ogni avversità. Anche dopo aver rincorso inutilmente il sogno della maternità per diverse volte decidendo infine di ‘regalare’ il proprio amore incondizionato ai nipoti, agli alunni, a chiunque l’avvicinasse. Ma il suo dolore più grande fu la separazione dal ‘suo’ Franco (Stella n.d.r.), regista teatrale e poeta, con il quale aveva formato un sodalizio basato anche e soprattutto sull’amore per il teatro, evitando ad ognuno dei due la necessità di dover rinunciare ad una grande passione artistica a favore della vita coniugale.

Chi ha avuto modo di averla come amica è stato soprattutto colpito dal suo ottimismo “Prima invitava 30 persone, poi si preoccupava di come procurarsi le sedie! Perseguiva i suoi obiettivi senza lasciarsi spaventare dagli ostacoli, grazie alla tenacia e alla passione per la cultura, per il teatro. Il giorno che sua madre morì inaspettatamente, avevamo davanti la pianta del teatro in cui stavamo posizionando gli spettatori prenotati. Mi raccomandò che nulla rimanesse sospeso. Brava attrice senz’altro - ricorda Sabrina Bartolomei - ma credo che a lei vada riconosciuto soprattutto il merito di aver condotto un’azione sociale e culturale nell’organizzare quegli autobus per tanti estimatori del teatro diretti a Roma. Persone, soprattutto donne, anche sole, che avrebbero magari incontrato difficoltà nel partecipare a tante interessanti rappresentazioni. E non avveniva sporadicamente ma a cadenza periodica: solo la sua energia e vitalità poteva gestire quelle iniziative”.

 “Avrebbe meritato almeno una giornata di studi - esorta Cristina Lucandri -  se non altro per far conoscere alle giovani generazioni cosa è stata. Lei, anche tra i fondatori del Circolo Reatino fra Reatini, legata alle proprie radici e alla storia di questa città di cui è stata testimone e protagonista. Andarsene in un giorno di agosto non ha aiutato: ricordiamo solo il professore Formichetti tra i rappresentanti istituzionali presenti”.

“Nel 2004 dopo la mia pensione e la morte di Franco, mi misi a disposizione per riordinare il materiale incredibile che zio aveva conservato: dovevate vedere la gioia, gli occhi che le brillavano mentre tiravamo fuori manoscritti, foto, locandine…” Anita fece presente a Giacomo (Pitoni) che anche il suo amico Aldo Vella aveva intenzione di fare qualcosa di simile: da lì l’idea di aiutarli a realizzare un unico volume ‘Le chiavi della memoria’ nato dagli incontri pomeridiani tra i due.

“Sono rimasto solo io” dice ora Aldo che, per non sentirsi di peso, non ha voluto partecipare al funerale lasciando così libero Giacomo che racconta “Era una cosa meravigliosa vedere incontrarsi quei due: Aldo non vedeva e teneva la mano a zia nel periodo in cui non parlava. Eppure si tenevano compagnia ed erano felici insieme. Sapevano di poter contare uno sul ricordo dell’altro”. “Ho perso con Anita l’ultimo tassello che mi legava materialmente a ‘Piccola Scena’, allora accademia d’arte drammatica - confessa Aldo Vella -  Con lei se ne è andata una parte di me. Lavoravamo insieme dal 1949 e debuttammo il 7 giugno del ’50.  Come faccio a descrivere questa donna di cuore, dotata di capacità dialettica e grande ironia? Non solo difendeva e conservava la tradizione: era lei stessa ‘portatrice’ di tradizioni per dote naturale”.

Stefania Santoprete

Il saluto dei nipoti nel nostro ‘Album di famiglia’ 

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