Novembre 2020

SALUTE

MEDICI DI FAMIGLIA, L'AMARA RIFLESSIONE DIVENTATA VIRALE

salute, sanità
E' diventato ormai virale un post scritto su Facebook dal dottor Lucio Mignone, medico di famiglia della provincia di Arezzo che ha ben rappresentato l'amarezza della categoria
"E' davvero necessario 'stanare' i medici di famiglia? La mia collega Carla Bruschelli ha scritto ed affermato, in alcune trasmissioni televisive, che a causa della pandemia stiamo subendo, come tanti altri colleghi, una pressione enorme.
Ve lo assicuro è vero, siamo sul punto di cedere. Abbiamo un carico di lavoro pesante, che assorbe praticamente tutta la giornata. Fine settimana compreso. Lo facciamo volentieri. E’ nostro  dovere dare il nostro contributo alla gestione della pandemia. Eppure siamo attaccati da tutti e non da adesso. L’accusa nei nostri confronti è una sola: facciamo poco o niente. Pare che siamo diventati inutili come categoria.
Ci accusano, in particolare, di non fare molto per gestire i pazienti covid positivi a domicilio.
Qualcuno in televisione ha addirittura detto che occorre trovare un sistema per stanarci.
I soliti esperti non perdono occasione per pontificare sulle nostre mancate cure a domicilio nei confronti dei pazienti covid positivi, ma nessuno informa chiaramente che non esiste un solo protocollo di cure farmacologiche validato scientificamente per tale scopo. Nessuno spiega ai cittadini che i medici di famiglia, a casa del paziente, possono solo fare un attento monitoraggio dei parametri vitali e dei sintomi e poco più. Lo ripeto: non esistono protocolli farmacologici che abbiano chiare evidenze scientifiche di efficacia per curare a domicilio i pazienti covid positivi e  prevenirne l’aggravamento della malattia. Quei pochi farmaci che attualmente sono proposti per le cure domiciliari e che, il linea teorica, potrebbero anche avere un razionale, vengono in realtà “sconsigliati” delle maggiori società scientifiche per l’utilizzo nel paziente non ospedalizzato. Ciò nonostante, c’è sempre qualcuno, dal mio idraulico al professore di filosofia di mio figlio, dal noto presentatore al politico di bassa lega, dal collega omeopata al primario di Villa Allegra, sempre pronto a spiegare quali siano le terapie che io dovrei utilizzare per prevenire o curare il covid a casa del paziente, evitando di doverlo mandare in ospedale. Vi risparmio i dettagli sulle presunte cure. Anche per non creare inutili speranze.
So bene che noi medici di famiglia godiamo di scarsa fiducia perché ci portiamo sulle spalle la qualifica di nullafacenti e timbraricette, anche se, a dire i vero, da quando esiste la ricetta elettronica bisogna ammettere che non le timbriamo nemmeno più. Sapevo di dover lottare contro questo luogo comune sin da quando ho scelto di svolgere questa professione. State tranquilli, non sto per fare un panegirico sulla medicina generale. Non voglio affatto continuare affermando che noi medici di famiglia siamo tutti bravissimi e dediti alla missione professionale. Voglio invece guadagnarmi le feroci critiche che arriveranno prontamente da una parte dei miei miei colleghi. So bene, infatti, che nella mia categoria ci sono medici di famiglia che fanno molto poco, diciamo il minimo sindacale, e restano comodamente seduti dietro la scrivania. Sono consapevole che c’è una una parte dei miei colleghi che considera la medicina generale una specie di dopolavoro, un luogo dove ristorarsi dalle fatiche di un’attività libero professionale molto più redditizia, che li impegna per gran parte della giornata e molto spesso è celata al fisco. Vi chiedo un favore allora, invece di sparare nel mucchio, prendete meglio la mira per colpire ed eliminare queste figure dalla medicina generale. Colpite i nullafacenti ed i dopolavoristi. Smettetela di generalizzare su tutta la categoria dei  medici di famiglia, smettete di offendere quella parte di professionisti seri che si impegnano con competenza e passione per tutelare la salute dei propri assistiti.
Se poi davvero la politica ( o chi per lei), dovesse decidere che facciamo tutti parte di una categoria non più necessaria nell’ambito del Sistema Sanitario Nazionale, si abbia il coraggio di prendere la decisione di eliminarci dal Sistema una volta per tutte. La parte di noi che lavora seriamente è stufa di ascoltare la storiella che a causa della nostra inefficienza si intasano i pronto soccorso ed i reparti ospedalieri. Non sopportiamo più chi ci accusa di lasciare i cittadini da soli e senza assistenza perché non siamo in grado di operare in maniera efficace per tutelare la salute dei nostri assistiti.
Cari cittadini rifletteteci un attimo su questi continui attacchi alla nostra professione. Vi invito alla riflessione perché io penso che sia una strategia studiata a tavolino, che oramai sta raggiungendo l’obbiettivo voluto: ci hanno screditato a tal punto che i nostri stessi pazienti sono oramai convinti di potere fare a meno del medico di famiglia. Lo dimostra il fatto che, sempre più spesso, gli assistiti decidono da soli i percorsi diagnostico-terapeutici più adatti per rispondere ai loro bisogni di salute. Non riconoscono più il nostro ruolo e non gli interessa più il nostro parere. Vengono in studio solo per tentare di ottenere la prescrizione degli accertamenti e delle terapie che loro stessi hanno già deciso essere necessari per la soluzione del problema clinico.
Siamo stanchi di lavorare con impegno e sentirci ripagati in questo modo, con una lunga serie di luoghi comuni ed accuse immeritate che, e lo sostengo da anni, sono orchestrate da quella lobby che cerca a tutti i costi di dimostrare l'inutilità del nostro ruolo, da chi ha come unico obiettivo, che via via a noi medici appare sempre più chiaro, ma che la politica non ha il coraggio di esporre apertamente ai cittadini: la volontà di sostituire il medico di famiglia con figure di più basso profilo professionale, più facilmente assoggettabili alle volontà ed alle linee guida aziendali e, particolare non trascurabile, con un costo nettamente inferiore rispetto a quello necessario per pagare lo stipendio di un medico.
Ve le ricordate le affermazioni del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giorgetti quando affermava pubblicamente “ma chi ci va più dal medico di famiglia?” Ve lo ricordate quando ha detto, senza alcun imbarazzo, che “il mondo in cui ci si fidava del medico di famiglia è finito”? Non sono offese gratuite. E’ solo un modo di portare a conoscenza dei cittadini ciò che il sottosegretario Giorgetti vede chiaramente, un futuro in cui gli italiani potranno benissimo fare a meno del medico di famiglia.
Nei prossimi anni si stima che mancheranno 45 mila medici di base. Invece di affrontare il problema con soluzioni immediate ed una adeguata programmazione ecco che si trova una pratica ed economica soluzione per risolvere la carenza di medici famiglia. Si dichiara apertamente che questa è una professione inutile, si demotivano i giovani a sceglierla come professione e si lanciano continui messaggi in modo che i cittadini si abituino, lentamente, all’estinzione del “medico di base”.
Riflettete su ciò che che ho appena scritto quando ascoltate qualche presidente di Regione godere nell'affermare in televisione di “avere finalmente obbligato i medici di base ad eseguire i tamponi per diagnosticare il covid19” e minacciare sanzioni per chi non volesse eseguirli. Quasi a dire “adesso ti costringo io a lavorare fannullone”. Noi medici di medicina generale sappiamo benissimo che questa “necessità impellente” di effettuare i tamponi per la diagnosi di infezione da covid19 nei nostri studi professionali è solo un’operazione di facciata, fumo negli occhi dei cittadini, un compito pressoché privo di reale utilità e difficile da mettere in pratica dall’oggi al domani. Attività difficilmente realizzabile sia per motivi di tempo, che necessariamente sarà tolto a tutti gli altri compiti professionali quotidiani, sia per motivi di sicurezza nei confronti di tutti i pazienti che affluiscono nei nostri ambulatori. Incommentabile poi il tentativo di rimediare alla carenza di medici nei Dipartimenti di Prevenzione, trasformandoci improvvisamente in “ufficiali di sanita' pubblica per decidere la misura della quarantena e fare il tracciamento delle persone che sono state a contatto con l’assistito”. Un rimedio improvvisato, che nasconde la carenza di personale nel settore della Prevenzione, dove da anni non si è più investito un solo euro, scelta sciagurata che la pandemia ha messo in chiara evidenza.
Valutate bene, cari pazienti, le parole di qualche Direttore Generale di Azienda Sanitaria che, da bravo padrone, non perde occasione per strigliare i subalterni affermando che i medici di famiglia “fanno poco o niente”. Ponderate attentamente le accuse di chi, ben conoscendo le difficoltà in cui stiamo lavorando da marzo scorso, anziché motivare i medici di famiglia, non perde occasione per scaricargli addosso le inefficienze del sistema che dirige. Toglietela la medicina generale se è inutile. Abbiate il coraggio di mettere in pratica le vostre parole. Abbiate l’ardire di scoprire il vostro gioco e portarlo sino in fondo, abbiate la sfrontatezza di fare uscire allo scoperto quelle figure professionali con le quali avete intenzione di sostituirci e che sinora avete tenuto nascoste in penombra dietro l’angolo. Eliminateci. Miglioratela così l’assistenza territoriale. Svuotateli così i Pronto Soccorso. I cittadini ve ne saranno grati. E pure la sanità privata."
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