Febbraio 2019

L'editoriale di Stefania Santoprete

"Ma io non lo sapevo!"

Ogni giorno ci chiediamo se sia giusto dare informazioni su tutto-tutto. Insomma in un’epoca in cui accanto ai periodici e quotidiani si sono ormai affacciate anche diverse proposte editoriali online, viene voglia di differenziarsi un po’ e lasciare ad ognuno una prerogativa diversa, continuando a cercare nel frattempo quella più affine alla nostra vocazione (non ve la sveliamo dovrete intuirla seguendo il nostro articolato e sempre in movimento sito formatrieti.it).

Certo è che ci piace stare dove le cose ‘succedono’. Non dico accadono perché c’è un periodo di incubazione, di riflessione, di trasformazione, di progettazione, di ripensamento, prima che vadano in scena. Noi vorremmo esserci, sempre. Per questo avviciniamo persone stimolanti, che abbiano idee e che a volte inseguano anche qualche sogno un po’ pazzo, per appoggiarle, per non vedere svanire le potenzialità di un’intuizione. A prescindere dal colore di chi le metta in campo: la pallina di questa roulette avrebbe un solo vincitore comunque, la Città.

Siamo curiosi, entusiasti, facciamo il tifo per qualunque nuova opportunità possa stimolare questo territorio. Per cui cerchiamo alla fine di raccontarvi ogni iniziativa con grande enfasi perfino consapevoli di come si possa verificare un eccesso di ripetizioni considerando la presenza di tanti mezzi di informazione tradizionali a cui sono ormai affiancati quelli di comunicazione online, social network e blog. Figuratevi quindi la nostra espressione dinanzi alla fatidica frase “Ma io non lo sapevo!”, “Ma perché a Rieti si fanno le cose e non si dicono?”, “Ma dove stava scritto?”

Cooooomeeeee? In coro abbiamo parlato ad esempio della Valle del Primo Presepe (credo che sicuramente anche le chiese avranno fatto opera di diffusione), oltre a riviste, quotidiani, radio, televisioni e compagnia bella per poi dover scoprire che alcune (purtroppo non poche) persone non avevano idea ci fosse a Rieti un intero percorso collegato al bel presepe di cui vi raccontiamo in questo numero. E’ solo un esempio. Potrei parlarvi di incontri interessantissimi, di spettacoli teatrali, di mercatini in piazza, di manifestazioni importanti in cui abbiamo provato lo stesso sconcerto “Davvero? Ma come mai nessuno dice niente?” (so che è alquanto scorretto l’uso delle ‘faccine’ su carta stampata, ma qui ci starebbero proprio bene!). Questa introduzione per spiegare a chi si sente ‘coperto’ da un evento creato su Facebook, da un post su una pagina, da una foto su Instagram e ritiene invece di dover raggiungere nella realtà un buon numero di persone (solitamente iniziative, manifestazioni, non si fanno per pochi intimi...) che non può bastare. Soprattutto nel caso riguardi una vera e propria attività commerciale, questo tipo di promozione non è sufficiente, perlomeno in questa città. Sebbene la maggior parte della popolazione sia perennemente connessa, sembra abbia un’idiosincrasia nel ricordare gli appuntamenti importanti.
Se volete portare a casa il risultato di una buona comunicazione dovete agire a tutto tondo: la signora Pina (chissà perché sempre lei?) troverà affacciandosi un poster gigante a ‘strillarle’ l’appuntamento, uscirà di casa e recuperando l’auto troverà una fioriera che le parlerà dell’iniziativa, accenderà la radio e ne sentirà parlare, arriverà in ufficio e navigando sui social ritroverà quell’immagine poi, rincasando, troverà nella buca delle lettere questo giornale che le spiegherà nei dettagli l’avvenimento.
Credete non possa ancora bastare? Potreste aver ragione. Infondo è solo per far finta di essere evoluti che abbiamo svenduto quell’allegro furgoncino con trombe che passando sotto le abitazioni lanciava il messaggio! Il problema è che le persone sembra credano di avere il ‘diritto’ di essere informate, quando invece potrebbe essere un dovere informarsi su quanto accade e riguarda il proprio territorio. Le cose succedono, esistono, ma a volte meriterebbero una giusta quantità di pubblico, assente solo per pigrizia. Come si dice sempre: sono le solite facce ad esser presenti ovunque. 
Chissà se in questa città possa essere utile una nuova figura professionale: mi candido.
Vengo di casa in casa e vi racconto quanto accade, cosa c’è da vedere, a cosa dover partecipare. Che ne dite? StefAnsa, come dicono i miei figli (StefAnsia  quando invio loro un po’ troppe informazioni).

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