a cura di Massimo Palozzi

Settembre 2020

IL DOMENICALE

L’ESTATE STA FINENDO, PENSIAMO AL PRESEPIO

(di Massimo Palozzi) L’estate sta finendo. Tempo di bilanci ma anche di rilanci. Il futuro pressa e mai come ora deve essere affrontato con freddezza e lungimiranza. Il primo banco di prova che incombe è l’ordinata riapertura delle scuole. Al momento la confusione regna sovrana, tra riparti di competenze e rimpalli di responsabilità. Staremo a vedere.
I mesi estivi ci hanno consegnato un consuntivo sociale in chiaroscuro. Alla “liberazione” dopo il lungo isolamento primaverile è seguito il prevedibile ritorno del picco dei contagi, ma soprattutto le attività economiche hanno ricominciato a girare con il freno a mano tirato. Prevedibile pure questo, per quanto non meno importante. A Rieti la stagione turistica è stata segnata dal boom di visitatori sul Terminillo, ai laghi e nei borghi più caratteristici della provincia. Le vacanze di prossimità erano d’altronde una via quasi obbligata e il ritorno degli “oriundi” ha fatto il resto. Ma è stata vera gloria? Di fronte a un’affluenza massiccia in tante località del comprensorio, i commenti istituzionali sono stati entusiastici, come se il marketing territoriale avesse funzionato. Eppure la realtà è un po’ diversa. Certo le campagne di promozione e sensibilizzazione hanno avuto il loro peso, così come lo straordinario impegno degli imprenditori del settore, ma è del tutto evidente che il pienone, soprattutto nei canonici giorni festivi e intorno a Ferragosto, l’ha determinato la difficoltà di scegliere altre mete. Parlare di soluzione di ripiego potrebbe suonare fastidioso, ma conviene sempre chiamare le cose con il loro nome. Anche perché in tutta questa vicenda c’è comunque del buono da prendere e conservare. Innanzitutto la consapevolezza dell’utilità di una rete di accoglienza che sappia mettere a sistema l’offerta di bellezze naturali, storiche e artistiche sparse sul territorio provinciale.
In quest’ottica la compartecipazione di istituzioni pubbliche ed enti privati si conferma come l’assetto fondamentale di un format purtroppo ancora poco praticato. Sperare che le cose si trascinino così, replicandosi spontaneamente negli anni a venire, sarebbe infatti esiziale per i sogni di rinascita. L’estate del Covid ha dimostrato che abbiamo carte da giocare, ma non appena minime condizioni di normalità si ristabiliranno, i flussi turistici riprenderanno le loro antiche direzioni. Anzi, c’è il rischio che dopo aver saltato un anno, la voglia di evasione più o meno esotica prevalga anche in chi non aveva fatto programmi particolarmente avventurosi, spingendo molti a considerare mete oggi sacrificate dalla pandemia.
Torna allora prepotente la necessità di identificare il Reatino con una specificità tutta sua. Non una cosa in competizione con i siti premiati dai villeggianti in questo stralunato 2020, ma un ancoraggio capace di attrarre visitatori a prescindere e che faccia da apripista a tutto il contesto. Una sorta di marchio di fabbrica per essere riconoscibili nel mondo e richiamare gente a cui far scoprire la complessità dell’offerta culturale e ricreativa che il territorio è in grado di esprimere.
Quest’anno il turismo ha premiato ovunque le località balneari, montane e lacustri. Estremamente penalizzate sono rimaste invece le città d’arte, per cui non c’è da stracciarsi le vesti se Rieti non ha registrato il consueto afflusso di turisti, peraltro in mancanza degli stimoli costituiti dalle tante manifestazioni di contorno, saltate per le norme sul distanziamento sociale. Era scontato che sarebbe andata così e a maggior ragione non ci si può permettere di pensare che la forza di attrazione del territorio basti a se stessa. Quella è la base, ma su di essa va costruita un’impalcatura promozionale e insieme di adeguatezza complessiva sulla quale c’è ancora molto da lavorare.
Il 26 agosto è stata firmata la Carta d’intenti per la costituzione del Comitato incaricato di promuovere e raccordare le attività in vista dell’ottavo centenario del primo presepio della storia, creato a Greccio da San Francesco la notte di Natale del 1223. La convenzione vede come parti la Diocesi di Rieti e la Provincia di San Bonaventura dei Frati Minori, con il concorso dei Comuni di Greccio e Rieti.
Intorno al presepio si muovono da tempo intelligenze, approfondimenti e realizzazioni di pregevole fattura. La prospettiva della ricorrenza tonda fra tre anni ha mobilitato ulteriori energie, anche in considerazione dell’altro anniversario, gli otto secoli dall’approvazione della Regola scritta da Francesco nell’eremo di Fonte Colombo. L’impresa è garantita dalla Diocesi, istituzione al riparo dalle alterne vicende della vita politica che interessano invece gli enti locali che dal 2016 affiancano l’intera operazione, con il prezioso supporto del ministero dei Beni culturali e turismo e di quello dell’Università, oltre che della Regione Lazio e di altri soggetti.
L’oratorio di San Pietro Martire e il chiostro della Beata Colomba resteranno due delle sedi maggiormente suggestive del percorso espositivo. Una parte rilevante seguiterà a recitarla la Fondazione Varrone, che fin dal principio ha sostenuto il progetto “La Valle del Primo Presepe”. Come ha spiegato il vescovo Domenico Pompili, “proprio in continuità e all’interno della Valle del Primo Presepe si costituisce il Comitato Greccio 2023 che avrà il compito di definire, comunicare e coordinare le azioni e le iniziative che caratterizzeranno e ruoteranno intorno ai due centenari. Al Comitato spetta assemblare il contenitore attorno al quale, e nel rispetto delle linee guida, gli operatori del territorio hanno l’occasione di costruire azioni, ciascuno in base alla propria natura e vocazione specifica”. Quest’ultimo passaggio merita in particolare di essere enfatizzato perché richiama in maniera tanto sintetica quanto appropriata la necessità di sinergie per valorizzare i talenti locali in un grande gioco di squadra.
Nel frattempo sono partite alcune delle iniziative che culmineranno con l’allestimento del nuovo presepio artistico del maestro Francesco Artese sotto le volte del Vescovado. Le prime due edizioni hanno riscosso un grande successo: l’anno scorso l’installazione è stata addirittura visitata da circa sessantamila persone. A concludere un’ideale trilogia narrativa del Natale, dopo Greccio e Poggio Bustone questa volta faranno da tema portante Fonte Colombo e La Foresta.
La ricorrenza coinvolge diverse realtà non soltanto reatine ma persino internazionali. L’occasione è dunque particolarmente ghiotta per uno scarto decisivo in grado di trasformare il presepio (e in senso più ampio il messaggio francescano) in sigillo identitario di Rieti e dintorni.
Da tempo proponiamo su queste pagine di avanzare la candidatura della Valle Santa a Patrimonio dell’umanità Unesco. Non è facile che arrivi a compimento, ma già il solo fatto di provarci garantirebbe un poderoso traino promozionale cui agganciare le manifestazioni, gli studi e gli appuntamenti ufficiali legati all’evento. Non è facile ma non è nemmeno velleitario, se ci si crede e ci si lavora seriamente. Del resto, nel 2019 è stata iscritta nella lista del Patrimonio immateriale Unesco la Perdonanza Celestiniana che ogni agosto anima le strade dell’Aquila con celebrazioni, parate e rievocazioni dominate dalla monumentale figura della basilica di Collemaggio.
Considerata la valenza storico-culturale del presepio, oltre ovviamente alla sua pregnanza spirituale e religiosa, sussistono tutti i presupposti per portare avanti una candidatura sicuramente fondata e niente affatto pretestuosa. A otto secoli di distanza, Rieti terra del presepio potrebbe insomma diventare una vera tradizione, finalmente emancipata dall’attuale stato di slogan grazie ai santuari, alla fede popolare e alla buona volontà delle classi dirigenti.

06_09_2020

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